Visualizzazione post con etichetta Berlusconi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Berlusconi. Mostra tutti i post

giovedì 4 maggio 2017

Legittima Difesa !

Purtroppo il PD e le altre forze di maggioranza non hanno saputo o voluto scrivere una legge che rispondesse davvero alle esigenze dei cittadini onesti, una legge in grado di tutelare le persone per bene, quando sono aggredite, quando vedono minacciata la propria incolumità, quella dei propri familiari, o i propri beni.
Noi non siamo certo per la difesa “fai da te”, ma di fronte al pericolo dev'essere garantito il diritto alla difesa.
Chi è costretto ad usare un’arma per difendersi ha già vissuto un momento drammatico di paura e di pericolo, è già stato protagonista suo malgrado di una tragedia; non può essere sottoposto alla lunga e umiliante trafila di un procedimento giudiziario nel quale deve giustificare le sue azioni.
Non si può invertire l’onere della prova, non si può chiedere alla vittima di dimostrare di essere una vittima. Dev’essere piuttosto eventualmente lo Stato, ma solo quando l’abuso è clamoroso ed evidente, a dimostrare eventuali responsabilità.
Il testo votato dalla maggioranza delude queste aspettative, non dà risposta al tema centrale del diritto alla difesa, lascia alla discrezionalità del giudice margini eccessivi. Forza Italia ha fatto il possibile per migliorarlo. Il nostro capogruppo Renato Brunetta, e con lui Mariastella Gelmini e Gregorio Fontana, e tutti i parlamentari che hanno seguito direttamente il provvedimento, hanno lavorato con rigore e con spirito costruttivo, e lo testimonia il fatto che alcune delle nostre proposte sono state recepite. Tuttavia il testo finale non è certo adeguato al bisogno di #sicurezza degli italiani e a ciò che tutti gli italiani si attendono.
In accordo con il Capogruppo di Forza Italia, On. Renato Brunetta, ho espresso quindi un parere contrario al disegno di legge in questione.



Foto

venerdì 29 aprile 2016

OGGI, 28 APRILE 2016, E' FINITO L'INGANNO: IL ''CENTRODESTRA'' BERLUSCONIANO E' MORTO. E' L'ORA DEL NAZIONALISMO.

ROMA - Berlusconi ha deciso: basta Bertolaso! Convergiamo su Marchini. Marchini? Curioso modo di "compattare" il centrodestra, quello di scegliere per la corsa a sindaco di Roma un candidato gradito al centrosinistra. Giorgia Meloni, appresa la notizia poco dopo l'ora di pranzo, ha commentato: "Siamo contenti della semplificazione del quadro politico a Roma. Ora ci aspettiamo un'ulteriore semplificazione con la diretta e aperta convergenza di Alfio Marchini e di Forza Italia sul candidato del Pd e di Renzi, Roberto Giachetti". 

Come darle torto?

Matteo Salvini ha rincarato la dose: "Per quanto riguarda la Lega ora e' tutto piu' chiaro e semplice: a Roma l'unica candidatura di centrodestra e contro ogni inciucio si chiama Giorgia Meloni sostenuta dalla Lega. Siamo sicuri che gli elettori di Forza Italia sapranno chi scegliere e chi salutare". Intanto, a guardare i sondaggi, è già da più di un anno che gli elettori hanno salutato Berlusconi, due terzi dei voti di Forza Italia sono scomparsi, dal 30% è calata al 10% e a Roma gli ultimi dati la danno all'8%.

Tuttavia, è un errore madornale pensare che la partita di Roma sia circoscritta alla Capitale. La verità è un'altra: Berlusconi al crepuscolo vorrebbe portare nella tomba politica chiunque abbia capacità e ambizione di mettersi alla guida del grande fronte popolare che si sta formando nella nazione dietro la bandiera del nazionalismo.  

Berlusconi non è nazionalista esattamente come non è mai stato liberale. Berlusconi non ha mai avuto neppure la più vaga delle disponibilità a seguire le parole di Einaudi, i suoi consiglieri sono e sono stati Previti e Dell'Utri, Romani e la Santanchè. Tutti campioni a modo loro di varie virtù apprezzatissime dal Cavaliere, prima delle quali l'obbedienza.

Berlusconi non sa neppure dove inizi il concetto di libero mercato, di concorrenza, di efficienza delle istituzioni. Ha istrionicamente mercanteggiato con chiunque potesse risultargli utile, arrivò perfino a corteggiare Di Pietro - e non che all'interessato sia dispiaciuto, per carità. Ebbe innamoramenti per intellettuali come Lucio Colletti messi nel medesimo cesto assieme a personaggi come Apicella. 

E' stato potente, Berlusconi. Non si discute, ma miope, politicamente parlando. Non ha visto arrivare la catastrofe finanziaria quand'era al governo, e dire che Tremonti glielo ripeteva dalla mattina alla sera. Non ha capito che i tedeschi sono poco spiritosi, e ha insultato Schulz dandogli del nazista quand'invece non lo è. Schulz è solo un piccolo arrogante arrampicatore, un palloncino gonfiato a metano. 

Berlusconi soprattutto non ha visto, o meglio non ha avuto il coraggio di vedere, che c'era lo spazio e la forza per quelle riforme che ora in modo sgangherato sono state affidate alla signorina Madia e alla signorina Boschi, quando lui aveva a disposizione Bossi e Brunetta, Tremonti e Maroni.

Non le ha fatte perchè non gli interessava e perchè prima ancora non capiva. Miope e ottuso. E il paradosso di questa sua storia è che mentre lui traccheggiava passando le giornate a Palazzo Chigi e le nottate un po' a Palazzo Grazioli un po' a Villa San Martino allietato anche da Emilio Fede, in Europa tramontava proprio quel pensiero liberale e liberista del quale lui sosteneva d'essere l'alfiere. 

Chiuso dentro una bolla miliardaria, ferito nell'amor proprio e nel portafoglio prima ancora che nel fare politico da sentenze passate in giudicato su vicende antiche quanto orrende, l'affaire Mondadori su tutte, macellato dalla Procura di Milano con accuse infamanti sulle sue presunte condotte sessuali per poi venire assolto in Cassazione quando ormai la sua immagine era a brandelli, Berlusconi di nuovo non ha capito nulla di quel che sta accadendo in Italia, in Europa, nell'Occidente. 

Se avesse capito, non avrebbe solo aiutato Matteo Salvini in questa sua dura lotta politica uno contro tutto il sistema marcio di potere in Italia, l'avrebbe affiancato, e gli avrebbe passato il testimone. Invece no, miope e ottuso, ha cercato l'altro Matteo. Con lui sì, che ha trovato l'intesa. Si sono capiti al volo.

Una faccia, una razza.

Oggi, Berlusconi scegliendo Marchini ha messo la pietra tombale sulla sua personale storia politica e su quella di un partito che davvero alimentò le speranze di milioni di italiani. Sono finiti gli equivoci e proprio sul finire della sua parabola politica Berlusconi senza volerlo ha fatto la cosa migliore di tutte: è schiantato su un Marchini qualsiasi. 

Questo Paese che si chiama Italia ha disperato bisogno di una nuova grande alleanza di uomini e di donne che si uniscano innazitutto per la sopravvivenza della nazione e del nosto popolo, mai come oggi minacciato di sterminio. Sterminio economico col mostro Ue che sta per sbranarci tutti, sterminio sociale con orde immani che arrivano dall'Africa a centinaia di migliaia, sterminio fisico con assassini islamici che stanno preparando stragi tra la nostra gente.

Non è questione di destra o di sinistra: è il nazionalismo contro il mondialismo. Lo combattiamo o soccombiamo. Non c'è una terza via. Non c'è uscita dal campo di battaglia. Vincere o morire. 

E cosa volete che ne capisca, Berlusconi, dentro la sua bolla di miliardi e reggicalze.

Ma ci sono due giovani. C'è Giorgia Meloni, c'è Matteo Salvini. Sono la nostra unica speranza. Forza delle idee e coraggio per attuarle a loro non mancano.

E neppure a noi.

A voi? 

Max Parisi

www.studiostampa.com

lunedì 2 novembre 2015

IL FUTURO DEL CENTRODESTRA

Salvini: Silvio parla, io invece decido.

La nuova legge elettorale parla chiaro. Se si vuole dare una spallata a Renzi e proporsi come seria alternativa nazionale, sociale e popolare, allora bisognerà mettere insieme tutti coloro che sono davvero opposizione a questo governo di miserabili. Tutti insieme significa innanzitutto che non detteranno più la linea i luoghi e i metodi che hanno partorito i Fini, i Casini, i Verdini, i nani e le ballerine. Tutti necessari, nessuno indispensabile, magari con meritocrazia e in proporzione a ciò che si rappresenta. 

di Fabio Sabbatani Schiuma

INTERVISTA A SALVINI SU "IL TEMPO"

www.studiostampa.com

martedì 28 aprile 2015

Il Cav. crocifisso per scherzi e battute. Ma la sua politica estera era un trionfo.

Dalle celebri corna al vertice spagnolo 
al cucù alla cancelliera di ferro.
Diciamolo: il concetto di «formale», se riferito a Silvio Berlusconi assume un significato un po’ particolare. Per il suo modo, personalissimo, di presentarsi sulla scena internazionale il Cav è stato letteralmente crocifisso. Dai gesti apotropaici (un modo scientifico per definire le corna e le «toccatine»), alla scelta dei cappelli con l’amico Putin il personaggio Berlusconi è stato facile bersaglio per politici e giornalisti a caccia di facili polemiche. Ma in vent’anni (più o meno) di politica estera il Cavaliere non ha mai sbagliato nulla e la solidità dei suoi progetti appare ancor più lampante oggi, con un governo in carica, quello di Renzi, sì «politicamente corretto», ma che non riesce a cavare un ragno dal buco. È vero: Berlusconi ha fatto il gesto delle corna ad un vertice internazionale. Ricordiamo il fatto: correva l’anno 2002, Silvio venne invitato (nella sua veste di responsabile ad interim della Farnesina) al vertice dei ministri degli Esteri europei, nella città spagnola di Caceres. Durante la foto ricordo, quella ufficiale che resta negli archivi, al Cav l’atmosfera sembra troppo formale. Non resiste alla tentazione, piazzato davanti al ministro degli Esteri spagnolo Josep Piqué, sorride e fa le corna. C’è un esercito di fotografi e cameraman che, naturalmente, non si fa sfuggire l’occasione. I «sinistri italici» ci hanno inzuppato e ancora oggi ci inzuppano il pane. Ma la politica estera di Berlusconi, quella vera, non quella delle chiacchiere, è da record: è l’unico leader politico ad aver presieduto per tre volte il G8: a Napoli, nel 1994, quando Forza Italia entra per la prima volta in Parlamento, a Genova nel 2001 e poi a L’Aquila nel 2009. C’è poi il cucù alla Merkel. Accade tutto al vertice italo-tedesco di Trieste. Il presidente del Consiglio, nell’accogliere Angela a piazza dell’Unità d’Italia, si mette dietro il pennone portabandiera e, all’arrivo della cancelliera, sbuca fuori esclamando: «Sono qui». La Merkel, allargando le braccia, risponde al «cucù» del Cavaliere con un balbettato e imbarazzato: «Silvio». Certo non è una saluto da ambasciatore con feluca. Ma chi ha fatto in realtà la brutta figura? Criticare il premierato della signora Angela (che difende il welfare state più efficiente dell’universo), non è possibile. Ma è anche vero che ha il senso dell’umorismo di una corazzata in assetto da guerra. È vero anche che Silvio fece attendere la cancelliera al telefono, nel 2009. Ma per un motivo molto, molto importante. In Danimarca sono state pubblicate delle vignette anti-islamiche. Il premier turco, alla testa del partito islamico Akp, dichiara che mai la Turchia voterà per un danese a capo dell’Alleanza Atlantica. Inutili gli interventi degli altri leader mondiali, solo Berlusconi, durante la famosa telefonata, con la Merkel in attesa, riesce a convincere Erdogan a togliere il veto. Cosa gli abbia raccontato è un mistero. Ma ce la fa. Nello stesso periodo il governo italiano sostiene con forza un’iniziativa per la pace a Gaza. In sintonia con Europa e Stati Uniti, il premier Berlusconi mette al servizio della comunità internazionale i suoi ottimi rapporti diplomatici con Israele. A fine 2009 Netanyahu, premier israeliano, ringrazia: «Silvio è un campione di pace». Berlusconi grande amico di Israele (e i rapporti con Tel Aviv sono il termometro della politica estera di un paese), ma è riuscito a mantenere sempre un solido «ponte» anche con il mondo arabo. I rapporti Italia-Libia, ai tempi di Gheddafi, furono oggetto di ironia e critiche. Molti si chiedevano perché il governo a guida Berlusconi facesse di tutto per mantenere vivi i contatti con il colonnello. Oggi, con una Libia frantumata, dalla quale partono ogni giorno centinaia di disperati, appare perfino ovvio il perché di quella politica, che culminò con storico incontro sotto la tenda beduina nel giardino della residenza dell’ambasciatore libico a Roma. Era il 2010, la stampa di sinistra alzò un gran polverone soffermandosi sul lati folkloristici dell’evento. Berlusconi, da statista, commentò: «Chi non capisce che l’amicizia fra Libia e Italia è un vantaggio per tutti, appartiene al passato». Magari l’avessimo difesa quell’amicizia. E poi c’è il capitolo Putin. Quanta buona carta di giornale è stata sprecata per sbeffeggiare i cappelli di pelliccia indossati dai due premier, quante ridicole illazioni sull’amicizia personale tra due capi di Stato. Nel 2008 quell’amicizia servì a congelare e poi risolvere la crisi georgiana. Due «pezzi» dell’ex Unione Sovietica, la Russia e la Georgia, si confrontavano militarmente, con esiti imprevedibili. Berlusconi si frappose e fu ascoltato. In quell’occasione si guadagnò la gratitudine di George Bush, presidente degli Stati Uniti, per il quale quella crisi era una spina nel fianco. E poi il Cav non ha mai fatto errori ortografici scrivendo sul guest book della Casa Bianca, come invece ha fatto Renzi. Tanti e tanti successi, ma se si chiede ai «politicamente corretti» gli episodi più importanti sono l’appellativo «kapò» rivolto dal Cav a Martin Schulz, qualche risata, gli atteggiamenti informali. «Ma mi faccia il piacere!», direbbe Totò.

Antonio Angeli - IL TEMPO

www.studiostampa.com

mercoledì 11 marzo 2015

BERLUSCONI:ASSOLTO UN CORNO !

La soddisfazione per la sentenza della Cassazione che ha confermato l’assoluzione di Silvio Berlusconi è durata solo pochi secondi. 
Che appagamento ci può dare una sentenza che, pur riconoscendo l’inconsistenza delle teorie accusatorie, sostenute dalla pubblica accusa, lascia comunque inalterati i danni che cinque anni di calvario mediatico-istituzionale hanno generato all’accusato e a un’intera Nazione?
Abbiamo mandato in giro per il mondo un leader oscurato dall’accusa infamante di essere un maniaco sessuale a caccia di bambine, abbiamo messo alla berlina un’intera Nazione, abbiamo reso talmente debole, la nostra figura internazionale da essere travolti da qualunque speculazione economica e diplomatica.
Mentre la speculazione mondiale si apprestava ad approfittare di questo momento di sbandamento, molti Italiani brindavano a ogni notizia che indeboliva la posizione di Silvio Berlusconi, alcuni perché al sicuro da conseguenze economiche altri semplicemente per superficialità o faziosa ignoranza.
In effetti, per molti la crisi non era un grande problema, durante le crisi c’è sempre chi si arricchisce, gli speculatori, i protetti, delinquenti, strozzini e banche.
I problemi sorgono per le persone oneste, per quelli che non vivono di accoglienza pelosa, di cooperative fittizie, di prebende politiche e appalti truccati, e per gli onesti è stata una tragedia, case senza più valore ma super tassate, cartelle esattoriali impazzite, servizi pubblici sempre più scadenti o assenti e su tutto, la mano nera di Equitalia che mira ormai ai beni immobili, dei volgari eurini non gliene frega niente.
Assolto un corno.
Purtroppo per troppi Italiani, più interessati alla lotta politica, con qualunque mezzo, piuttosto che all’interesse primario della Nazione, sputtanare l’odiato cavaliere nero non aveva prezzo, peccato, però, che tutti gli Italiani, anche i peggiori nemici di Berlusconi, hanno pagato, insieme con lui, le conseguenze di questo ben architettato castello accusatorio … a dire il vero proprio tutti, tutti, no.
In realtà gli unici vincitori di questa storia, tutta Italiota, sono coloro che hanno contribuito, animosamente, alla costruzione del castello accusatorio dal quale sono scaturiti gli anni di barbarie ai quali abbiamo assistito.
Qualche magistrato ha fatto carriera, qualche giornale ha aumentato la tiratura, qualche giornalista è diventato direttore, qualche saltimbanco si è potuto spacciare per comico di grande levatura, senza considerare l’audience dei programmi spargi spazzatura.
Assolto un corno !
Le accuse indirizzate contro l’ultimo Presidente del Consiglio, eletto con elezioni democratiche, la condanna l’avevano già prodotta, una condanna che Berlusconi ha pagato in solido con la parte sana del Paese.
Tra la gioia dei detrattori dell’odiato cavaliere, siamo stati pian piano emarginati dalle decisioni dell’eurozona, siamo stati, di fatto, commissariati e con il “giochino” dello spread costretti a consegnare il Paese a Napolitano e compagni, lasciando decidere alla Troika chi doveva governarci.
Assolto un corno.
Che assolto e assolto, ha subito la peggiore condanna: ha dovuto consegnarsi e consegnarci a Mario Monti, ha dovuto assecondare il piano Merkel-Napolitano.
Assolto un corno !
Qui gli unici assolti sono i Giudici che hanno incardinato il processo e che come al solito, non solo non avranno alcuna conseguenza, ma continueranno indisturbati a fare carriera.

Giorgio Terzo Catalano

www.studiostampa.com

venerdì 4 luglio 2014

"Parigi ordinò di eliminare Gheddafi".

L'ex ministro della Difesa La Russa: "Non so chi fu poi a ucciderlo, ma la Francia aveva lanciato bombardamenti mirati".
(il nostro Ministro della Difesa di allora).
Quale fu il ruolo della Francia del presidente Nicolas Sarkozy nell'intervento armato contro Gheddafi?
«La Francia accese la miccia e ci spinse all'azione. Parigi ruppe gli indugi e costrinse gli altri paesi a una scelta affannosa. È vero che Gheddafi bombardava i civili, ma i francesi non aspettarono il via libera degli organismi internazionali e agirono subito. Ciò impedì un'azione diplomatica alternativa».

Il governo italiano cosa pensava veramente dei bombardamenti?
«Berlusconi era il più restio a intervenire contro Gheddafi sospettando che l'atteggiamento della Francia fosse una reazione al rapporto vantaggioso che si era creato fra Italia e Libia».

È vero che Parigi voleva scalzare l'Eni per mettere le mani sulle risorse energetiche libiche?
«Secondo Berlusconi i francesi erano invidiosi e Parigi puntava a spodestare le nuove relazioni Italia-Libia servite a ridimensionare i flussi migratori verso l'Italia. Non c'era solo il problema dell'immigrazione da risolvere, ma siamo anche riusciti a consolidare il rapporto privilegiato nell'approvvigionamento energetico». 

di Fausto Biloslavo - Fonte: IL GIORNALE - Articolo Completo QUI ! 

www.studiostampa.com

mercoledì 14 maggio 2014

INTERVISTA A SILVIO BERLUSCONI !


 "Ha visto che non dico bugie?". 

Silvio Berlusconi ha una specie di umiltà incorporata, va a Cesano Boscone col sorriso sulle labbra, poi si occupa di pensioni (da elevare a mille euro), di dentiere (gratuità per tutti i vecchi in difficoltà) e di pet o animali da compagnia domestica ("tutelarli per ragioni animaliste e sociali"), sa che la società è fatta di popolo, il popolo di individui e nuclei famigliari in difficoltà, ha sempre avuto un rapporto speciale con l' immenso elettorato femminile e anziano, oltre che con i ragazzi stregati dai tempi di Drive In, e non vuole mollare. Ma non si è fatto sorprendere né dal libro di Tim Geithner, l'ex segretario americano al Tesoro, il pupillo di Wall Street e della Casa Bianca di Obama primo mandato, e neppure dall'inchiesta monstre del Financial Times di Peter Spiegel sulla crisi dell'euro e i rapporti tra i grandi d'Europa e d'America.

Berlusconi aveva parlato prima. "Avevo detto che nelle mie dimissioni del novembre del 2011 c' era un elemento di coazione, che le cose si erano sviluppate e non per caso a ridosso del G20 di Cannes subito precedente la nomina di Monti senatore a vita eccetera, che un conto è il mio senso di responsabilità nazionale e un conto furono le manovre, esterne e interne, per eliminare un uomo di stato che in Europa contraddiceva il pensiero unico delle burocrazie e dell' establishment tedesco, capeggiato da Angela Merkel. Ecco qui le più rilevanti conferme da Washington e da Londra.
Puntuali. I magistrati che mi hanno perseguitato una vita senza prove li chiamerebbero 'riscontri' del colpo di stato".

Gongola, il Cav., perché Tim Geithner ha messo nero su bianco nel suo libro autobiografico appena uscito, papale papale, che gli eurocrati di Bruxelles, "i quali - osserva Berlusconi - agiscono sempre su mandato di alcuni governi", a un certo punto chiesero agli americani di aiutarli a cacciare da Palazzo Chigi il presidente eletto, ricevendo un rifiuto dall' Amministrazione americana, ma intestardendosi nel progetto di interferenza abusiva e di violazione delle regole democratiche.

E per sovrammercato c'è quella "stupenda" dichiarazione di Barack Obama, riportata dal Financial Times, davanti a una Merkel incapace di trattenere calde lacrime: "I think Silvio is right", penso che Berlusconi abbia ragione quando rifiuta di sottoporre l'Italia, "che non ne aveva alcun bisogno" aggiunge il Cav., al drammatico stress di un salvataggio mediante il Fondo monetario e l'Ue: "Dicono di aver evitato all'Italia di finire come la Grecia, i nostri sapientoni, in realtà avevano tentato di cacciare il nostro paese, con la strategia dello spread, in una condizione alla greca. Io l'ho impedito, ma quando ho visto che si apriva un fronte interno di desolidarizzazione, al quale non era estraneo perfino il capo dello stato, quando ho capito che l'interferenza era arrivata al suo culmine, ho preferito mettere l'interesse del paese alla stabilità nell'emergenza davanti allo scandalo di una cacciata dalla guida dell'esecutivo dell'ultimo presidente italiano scelto dal popolo. Cioè chi le parla. Ma lo scandalo resta, e se l'informazione fosse una cosa più seria e più libera di quella che effettivamente è, se ne parlerebbe e si indagherebbe anche in Italia, non solo a Washington e a Londra".

Berlusconi ride delle pretese di un Grillo, e anche dei pugni sul tavolo un po' infantili di un Renzi: "Non ne sanno nulla" - dice al Foglio - "conoscono solo le chiacchiere, ma non la realtà politica del confronto in Europa, e della battaglia, poi parzialmente vinta, per una Bce e per istituzioni sovranazionali capaci di una politica espansiva, non solo finanziaria, in difesa delle economie reali d' Europa".

"E quella battaglia continua adesso, anche con queste elezioni: da un lato i chiacchieroni, che chiedono il voto in premio alla demagogia o all'attivismo senza una direzione chiara, dall'altro il sottoscritto, cioè chi ha cercato con successo di fermare il treno crisaiolo della Bundesbank e delle eurocrazie, e per questo ha pagato il prezzo che ormai sappiamo alle sue scelte lineari".

Se aveva ragione nel braccio di ferro con la Merkel, come gli riconosce Obama (e nessuna smentita è arrivata al Financial Times), non avrebbe dovuto resistere? "Era forse nel mio interesse personale, oltre che nelle regole della democrazia italiana e di quella europea, ma la serie di manovre convergenti del fronte esterno e di quello interno avevano reso l'aria irrespirabile, e ora che le cose vengono in chiaro si capisce il perché, anche il perché della mia scelta ispirata al senso dello stato.
Una scelta che è arrivata solo dopo che l'Italia aveva ottenuto, anche a Cannes, la garanzia di essere lasciata in  pace alle sulle riforme, da me tutte avviate o realizzate nei miei anni di governo".

Comunque, dice Berlusconi, "ora il problema è il futuro, visto che Mario Draghi ha fatto parte di quanto era dovuto e la situazione è ritornata parzialmente sotto controllo, su una linea che era la nostra linea: espansione monetaria, credito capace di trasmettersi a tutto il sistema e liquidità in difesa non del sistema bancario ma della salvezza finanziaria del risparmio e degli investimenti di imprese e famiglie".

"Ora - aggiunge - bisogna compiere l'opera.
Grillo in Europa è affetto da impotentia coeundi, non può muovere uno stecchino nella fitta trama dei populismi di serie B in cui si è cacciato per sua colpa: il suo voto serve a niente, è puro sberleffo, è nichilismo.
Renzi deve ancora imparare molte cose, per certi versi è un buon emulo del meglio dei nostri governi, ma per altri versi è prigioniero delle forze di sistema che assorbono e spengono lo slancio di qualunque riformismo a sinistra.

E allora per combattere in Europa, per una moneta che non sacrifichi con la sua forza apparente la ripresa e la crescita delle nazioni, per un vero rilancio è voto utile solo il voto a chi, parola di Obama e parola di Berlusconi, in quella circostanza decisiva was right, aveva ragione".

"Sono esterrefatto - conclude Berlusconi - dall'inchiesta del New York Times sull'impossibilità per le piccole imprese anche solo di discutere con le banche le linee di credito necessarie all'economia della produzione, dell'innovazione e del rilancio. E' pazzesco. Le banche sono state inondate di liquidità ma la sua trasmissione alla rete dell'industria, dell'artigianato e del commercio è ancora sostanzialmente bloccata.
Ora faccio una Lega per il credito giusto, e vediamo alla fine chi la vince, questa battaglia in nome dei veri interessi dei popoli europei, contro i formalismi della burocrazia più incapace del mondo".

Fonte: Il Foglio, 14 maggio 2014 


www.studiostampa.com

lunedì 7 aprile 2014

Difendiamo l'Italia, Berlusconi: l'Italia torni a essere democrazia, quattro colpi di Stato in 20 anni.


domenica 26 gennaio 2014

BERLUSCONI: UN INTERVENTO DI OLTRE 12 MINUTI A TUTTO CAMPO !

sabato 18 gennaio 2014

Finito l'incontro Renzi-Berlusconi. Più di due ore di faccia a faccia.

Berlusconi, in compagnia di Gianni Letta, è arrivato alla sede del Pd per incontrare Renzi e discutere della legge elettorale. Colloquio terminato dopo oltre due ore. E intanto l'esecutivo trema. 
Un incontro storico, una giornata cruciale per le sorti del governo Letta. Silvio Berlusconi, in compagnia di Gianni Letta, è arrivato puntualissimo alla sede del Partito Democratico per incontrare il segretario Matteo Renzi

venerdì 29 novembre 2013

Zapatero rivela: il Cav obiettivo di un attacco dei leader europei

L'ex premier spagnolo svela i retroscena del G20 del 2011 e il pressing sull'Italia per accettare i diktat Fmi
Vorremmo dire «clamoroso», ma non è così perché sapevamo da tempo, e lo abbiamo più volte scritto, che non solo in Italia ma anche dall'estero arrivavano pesanti pressioni per far fuori Silvio Berlusconi. L'ultima prova, che conferma la volontà di rovesciare un governo democraticamente eletto, la rivela l'ex premier spagnolo Luis Zapatero, che nel libro El dilema (Il dilemma), presentato Martedì a Madrid, porta alla luce inediti retroscena sulla crisi che minacciò di spaccare l'Eurozona.
Il 3 e 4 novembre 2011 sono i giorni ad altissima tensione del vertice del G-20 a Cannes, sulla Costa Azzurra. Tutti gli occhi sono puntati su Italia e Spagna che, dopo la Grecia, sono diventate l'anello debole per la tenuta dell'euro. Il presidente americano Barack Obama e la cancelliera tedesca Angela Merkel mettono alle corde Berlusconi e Zapatero, cercando di imporre all'Italia e alla Spagna gli aiuti del Fondo monetario internazionale. I due premier resistono, consapevoli che il salvataggio da parte del Fmi avrebbe significato accettare condizioni capestro e cedere di fatto la sovranità a Bruxelles, com'era già accaduto con Grecia, Portogallo e Cipro. Ma la Germania con gli altri Paesi nordici, impauriti dagli attacchi speculativi dei mercati, considerano il vertice di Cannes decisivo e vogliono risultati a qualsiasi costo. Le pressioni sono altissime.

Fonte: IL GIORNALE - Articolo Completo QUI !

www.studiostampa.com

mercoledì 2 ottobre 2013

Alla ricerca della Verità e della Responsabilità !




domenica 29 settembre 2013

GOVERNO: la Nota di Silvio Berlusconi !




venerdì 30 agosto 2013

Diritti Mediaset, Berlusconi: «Sentenza allucinante e fondata sul nulla»

Diritti Mediaset, Berlusconi: «Sentenza allucinante e fondata sul nulla»
«Se qualcuno pensa di eliminare con un voto il leader del primo partito, ossia il sottoscritto, a causa di un sentenza allucinante e fondata sul nulla, allora si sarebbe davanti ad una ferita profonda della democrazia». Lo ha detto poco fa Silvio Berlusconi a Studio Aperto. «Credo che milioni di italiani non lo permetterebbero», ha aggiunto.
Berlusconi ha poi invitato il governo ad agire: «Ora serve una scossa in positivo oppure saremo inchiodati ad una tendenza recessiva - ha affermato -. O riprendiamo a correre o rischiamo di pagare un prezzo altissimo alla crisi». «Il Paese ha problemi molto gravi -ha aggiunto - e occorre massimo impegno da parte di tutti». 

giovedì 22 agosto 2013

«Non possono vietarmi di essere Silvio Berlusconi». Intervista esclusiva a Tempi.

Agosto 22, 2013 Luigi Amicone

L’ultimo atto di una guerra con la magistratura in cui «è in gioco il destino del paese». Le giravolte di Letta, il governo agli sgoccioli e la figlia Marina.

Anticipiamo l’intervista a Silvio Berlusconi che apparirà sul prossimo numero del settimanale Tempi, in edicola Giovedì 5 settembre.

Tutto lascia presagire che il governo abbia le ore contate. Enrico Letta tira i remi in barca, taglia i ponti al dialogo sulla possibilità di trovare una giusta soluzione parlamentare alla sentenza killer della Cassazione e punta a consolidare il suo vantaggio competitivo sullo scalpitante Matteo Renzi all'interno del Pd. Con ciò il premier sembra volersi disporre a una doppia foto opportunity da vigilia di campagna elettorale: quella del candidato Salvatore della patria vittima del diktat di Berlusconi. E quella di candidato alla premiership a sinistra per aver scongiurato l’ipotesi di concedere una via d’uscita politica, in cambio della tenuta del governo di larghe intese, all'odiatissimo leader del primo partito degli italiani. Che entrambe le foto confliggano platealmente con i famosi interessi del paese in questo momento di drammatica crisi, ciò non sembra scalfire il granitico e cinico calcolo politico di chi sa di avere dalla propria parte la silenziosa forza di poteri dello Stato profondo e la grancassa dei media politicamente corretti. «Diranno che e colpa mia se i ministri del Popolo della libertà valuteranno le dimissioni davanti al massacro giudiziario del loro leader eletto da milioni di italiani. Ma io mi domando: se due amici sono in barca e uno dei due butta l’altro a mare, di chi è la colpa se poi la barca sbanda?». Ecco perché Silvio Berlusconi ha deciso di rompere il silenzio e dalla sua condizione di prigioniero ad Arcore ha accettato di parlare con Tempi.

Fonte: Tempi.it - Articolo Completo QUI

www.studiostampa.com

lunedì 5 agosto 2013

Migliaia a Roma per il sit-in pro Berlusconi Il leader Pdl commosso: "Sono qui, non mollo"

Davanti ai sostenitori ha urlato la propria innocenza, mandando però un messaggio rassicurante per quanto riguarda il governo Letta: "Deve andare avanti".
22:37 - Il governo Letta "deve andare avanti": parola del leader del Pdl, Silvio Berlusconi, che ha parlato davanti a palazzo Grazioli ai suoi parlamentari e ai sostenitori dopo la manifestazione di protesta per la condanna in Cassazione. E in un discorso dai contenuti moderati (a parte un attacco alla magistratura) ha lanciato un chiaro monito: "Io sono innocente. Sono qui, resto qui. E non mollo". 

Fonte TGCOM24 - Qui il Servizio

www.studiostampa.com

Eccellenza a Roma - Post in Evidenza

ANSA: Ultime Notizie

- 28 GIU. - 16:24 Caput Mundi, 335 interventi per Roma e territorio Ultima ora. Progetto da 500 mln euro. Garavaglia, da tutela siti a città...

I POST PIU' SEGUITI