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sabato 22 febbraio 2014

Il Forlanini fa acqua Piove dal soffitto sui malati vegetativi.

L’unità riabilitativa d’eccellenza, inaugurata 3 anni fa, cade a pezzi.
Ci sono casi come Eluana Englaro. Ragazzi in coma dopo un incidente automobilistico, o pazienti con minima coscienza che comunicano grazie a un computer. Ma la struttura all’avanguardia che doveva fare scuola in Italia, inaugurata al Forlanini il 2 marzo 2011, alla presenza del presidente della Repubblica Napolitano, fa acqua. Letteralmente piove dal soffitto. «C’è una stanza simbolo che è già la terza volta che si bagna dal controsoffitto in diversi punti e dobbiamo correre via con i pazienti» dice Giacomo Giujusa, rappresentante dell’Associazione dei familiari dei malati ricoverati nell’Unità di cure residenziali intensive (Ucri), l’unico per malati in stato vegetativo e con minima coscienza realizzato in una struttura sanitaria pubblica e oltre a riabilitazione e assistenza garantisce prestazioni specialistiche e diagnostiche. Nell’unità è possibile effettuare la "videoterapia" con proiezione di filmati e immagini legati a momenti significativi della vita del paziente prima del coma (ogni posto letto è dotato di tv lcd con dispositivi multimediali), vi è una palestra per la riabilitazione neuromotoria e spazi dedicati ai familiari. Ma ci sono alcuni «però». Le stanze «scrostate» e che «fanno acqua» continua Giujusa. I promessi 30 posti sono ancora fermi ai «primi 10» letti. Funziona «tutto» ma «solo grazie alla buona volontà». «Abbiamo solo 2 figure bravissime ma senza contratto definitivo». E così i familiari di malati così gravi vivono nell’apprensione di perdere la dottoressa «Gabriella Pellegrino, specializzata in riabilitazione» e «la logopedista, Alessandra Matano, che fa lo svezzamento dalla tracheotomia». Servono «contratti stabili» e «un progetto di riabilitazione di anni». Oggi, i 3 medici che affiancano il primario, Remo Orsetti, «c’è anche il dottor Paolo Consoli» sono in servizio dalle 8 alle 20. «Se c’è un evento improvviso la notte - spiega Orsetti - ci sono i medici di guardia della terapia intensiva».
«Forse fin dall’inizio la struttura meno indicata per l’Ucri era proprio quella del Forlanini, meglio il San Camillo - dice Marco Lelli, segretario aziendale Nursind, il sindacato degli infermieri - Lo dimostra il fatto che le riparazioni hanno solo tamponato falle di una struttura costruita su "fondamenta d'argilla", quindi un grosso elogio a chi si prodiga in un’assistenza così particolare e delicata». Oggi sulla mancanza di risorse umane, Raffaele Piccari, delegato Nursind presenta le richieste alla direzione aziendale. 
«Gli stanziamenti per fare 30 posti letto sono contenuti nella delibera del gennaio 2013: un milione di euro vincolati ma nessun intervento effettuato dalla Regione» dice il consigliere regionale Fabrizio Santori. «Dopo la vergogna dei pronto soccorso della nostra Regione, con malati a terra su materassi e operatori medico-sanitari allo strenuo, tra l’altro già finito in Procura, la scarsa trasparenza nelle nomine a direttori Asl e degli ospedali, ecco la vergogna sui mancati interventi all’Ucri. E - conclude Santori con una domanda - dove sono finiti i 467mila euro per il Pronto Soccorso?».

di Grazia Maria Coletti - Fonte: IL TEMPO

www.studiostampa.com

domenica 26 gennaio 2014

BERLUSCONI: UN INTERVENTO DI OLTRE 12 MINUTI A TUTTO CAMPO !

martedì 5 novembre 2013

Vicenda Giulia Ligresti: Cancellieri alle Camere

"Mai sollecitato a organi competenti sua scarcerazione"

L'Aula della Camera dei Deputati
"Sono pronta a riferire in Parlamento per poter dare ogni chiarimento che si rendesse necessario". Si conclude così la lettera che il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri ha inviato ai capigruppo di Camera e Senato, il 31 ottobre scorso, per "precisare il senso e i limiti del mio intervento" sulla vicenda carceraria di Giulia Ligresti. Detto, fatto: di rientro dallatrasferta di Strasburgo, dove ha illustrato il piano del Governo sulle carceri ai vertici del Consiglio d'Europa e della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, il guardasigilli interviene davanti al Parlamento per riferire sul caso in questione. 

Alle ore 16:00 nell'Aula del Senato e, subito dopo, alle ore 17:30 alla Camera dei Deputati.



domenica 1 settembre 2013

La Russia scongiura l'intervento in Siria

Si alza il “no” di Mosca davanti al possibile attacco da parte degli Stati Uniti. E mentre gli esperti denunciano il rischio di gravi errori strategici e il peggioramento della situazione, la Federazione lavora su più fronti per evitare i bombardamenti. 
Secondo gli esperti russi, il vero scopo del possibile attacco da parte degli Stati Uniti
in Siria servirebbe per indebolire le forze armate del governo locale
e consentire la vittoria dell'opposizione armata (Foto: Reuters / Bassam Khabieh)
È probabile che da un momento all'altro gli Stati Uniti e i loro alleati diano il via ai bombardamenti in Siria. Gli esperti russi ritengono che il vero scopo non sia l'eliminazione del potenziale chimico, quanto piuttosto l'indebolimento delle forze armate del governo per consentire la vittoria dell'opposizione armata. Fanno anche notare che Mosca molto probabilmente non farà più in tempo a fornire armi a Damasco e si dovrà concentrare sull'appoggio diplomatico e sulla contro-informazione.
“L'azione militare sarà simile all'operazione in codice El Dorado Canyon, lanciata nel 1986 contro Muammar Gheddafi. Non sarà né troppo lunga, né troppo costosa”, prevede Sergei Demidenko, esperto dell'Istituto di valutazioni strategiche e analisi. Demidenko è certo che l'Occidente non vorrà prolungare l'operazione aerea e tanto meno rischiare con un’incursione di terra in Siria, perché i costi sarebbero troppo elevati.
Secondo Demidenko, gli Stati Uniti non vogliono intromettersi nel conflitto siriano perché è una guerra che non li riguarda: sono l'Arabia Saudita, il Qatar e la Turchia che li vogliono coinvolgere. Per questi Paesi, il rovesciamento del regime di Bashar al-Assad è diventata una questione di principio, ma da soli non hanno forze sufficienti per raggiungere il loro obiettivo.
Sorge un dubbio: cosa ne sarà degli obiettivi siriani che corrispondono agli stabilimenti di produzione e ai depositi di armi chimiche se l'operazione militare in Siria avrà lo scopo di prevenire l'uso di armi chimiche in futuro? “Non si parla di bombardare i depositi o gli stabilimenti di produzione di armi chimiche. Se si sferrasse un attacco contro un deposito di armi chimiche, il risultato sarebbe di gran lunga peggiore di quello dell'ultimo attacco nei dintorni di Damasco”, spiega un esperto del Centro di ricerca politica della Russia, Andrei Baklizkij. Secondo Baklizkij, verranno attaccati gli obiettivi che appartengono all'esercito: i punti di comando e le linee di comunicazione.
Anche il politologo Sergei Markov ritiene che in un certo senso le truppe occidentali in Siria saranno una sorta di mercenari, al servizio delle monarchie arabe. 

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