sabato 25 luglio 2020

Brand in Italy, il marchio spinge il fatturato.

Il report di Prometeia "Brand in Italy" fotografa numeri e tendenze del Made in Italy e dei suoi protagonisti: non solo grandi brand ma anche PMI eccellenti.
Nei settori più strategici per il Made in Italy le imprese a marchio, che puntano sulla qualità del prodotto, valgono oltre la metà del fatturato: grandi brand ma anche diverse PMI che individuano trend emergenti (green e sostenibilità in primis) ed esprimono eccellenze, mentre i mercati più attrattivi restano Europa, Stati Uniti e Cina.
Sono alcune delle evidenze che emergono dal report Prometeia Brand in Italy (disponibile per il download in pdf), che si focalizza su cinque settori: agroalimentare, sistema moda, sistema casa, auto e componenti, sport e tempo libero.
In questi segmenti del Made in Italy, le imprese a brand valgono 165 miliardi di euro (60% dell’intero fatturato) e nella maggior parte dei casi hanno recuperato i livelli pre-crisi con performance migliori dei competitor sia in termini di ricavi che di risultato. Il settore che ha segnato la maggior crescita negli ultimi cinque anni è l’auto (+54%), gli altri evidenziano comunque performance superiori al 10%.
trend emergenti (come risultano dalle indagini di web analytics): attenzione alla salute per il settore food, attenzione al territorio per moda e arredamento, performance e materiali per auto e prodotti sportivi. Fra gli highlights generali, di interesse per le PMI, la capacità di individuare tendenze di mercato (come l’ambiente) o target specifici di utenza (come i millennial).
Infine i mercati: le prime 30 destinazioni internazionali per il Made in Italy valgono 120 miliardi di euro e nei prossimi cinque anni aumenteranno la domanda potenziale di quasi 20 miliardi. Sul podio, Europa, Stati Uniti e Cina (+10 miliardi nei prossimi cinque anni).
Potenziale di medio periodo per India, Brasile, Turchia, Messico e Australia, mentre si segnala una potenziale criticità per mercati asiatici come Giappone e Corea: le caratteristiche dei siti aziendali (dalle barriere linguistiche ai tempi di caricamento delle vetrine digitali) possono frenare il consumatore, un gap che se non affrontato rischia di minare il potenziale delle imprese italiane.
Forti aspettative di crescita verso India, Emirati Arabi e Sud Africa.

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mercoledì 22 luglio 2020

Armando Testa: a parer mio il più grande pubblicitario mai esistito, al quale ho avuto il piacere e l'onore di stringere la mano. Giancarlo Bertollini

Nato a Torino nel 1917, Armando Testa frequenta la Scuola Tipografica Vigliardi Paravia dove Ezio D’Errico, pittore astratto, gli fa conoscere l’arte contemporanea, a cui guarderà sempre con grande interesse. Nel 1937, a vent’anni, vince il suo primo concorso per la realizzazione di un manifesto, un disegno geometrico ideato per la casa di colori tipografici ICI.
Dopo la guerra lavora per importanti case come Martini & Rossi, Carpano, Borsalino e Pirelli. Lavora anche come illustratore per l’editoria e crea un piccolo studio di grafica.
Nel 1956 nasce lo Studio Testa dedicato alla pubblicità non solo grafica ma anche televisiva. Alcune delle aziende che si servono dello Studio Testa diventano ben presto leader di settore: Lavazza, Sasso, Carpano, Simmenthal, Lines. Vince nel 1958 un concorso nazionale per il manifesto ufficiale delle Olimpiadi di Roma del 1960. Rifiutata in un secondo tempo l’immagine proposta da Testa e indetto un secondo concorso nel 1959, vince anche questo.
Nascono poi, fra gli anni Cinquanta e i Settanta, immagini e animazioni filmate per la televisione che sono rimaste nella storia della pubblicità, legati a slogan entrati nel linguaggio comune: il gioco grafico fra bianco/nero e positivo/negativo per il digestivo Antonetto (1960); le perfette geometrie della sfera sospesa sulla mezza sfera per l’aperitivo Punt e Mes, che in dialetto piemontese significa appunto “un punto e mezzo” (1960); i pupazzi conici di Caballero e Carmencita per il caffè Paulista di Lavazza (1965); gli sferici abitanti del pianeta Papalla per Philco (1966); Pippo l’ippopotamo azzurro per i pannolini Lines (1966-67); e poi l’attore Mimmo Craig alle prese con gli incubi dell’obesità, su musiche di Grieg, per l’olio Sasso (1968); l’avvenente bionda Solvi Stubig per la Birra Peroni (1968).
Come primo riconoscimento istituzionale del suo lavoro, è invitato a tenere la cattedra di Disegno e Composizione della Stampa presso il Politecnico di Torino dal 1965 al 1971. Nel 1968 riceve la Medaglia d’oro del Ministero della Pubblica Istruzione per il suo contributo all'Arte Visiva, mentre nel 1975 la Federazione Italiana Pubblicità gli tributa la Medaglia d’oro come riconoscimento per i successi conseguiti all’estero.
Nel 1978 lo Studio Testa diventa Armando Testa S.p.A. che negli anni seguenti apre le sedi di Milano e Roma e continua a siglare campagne pubblicitarie di grande successo. Dalla metà degli anni Ottanta Testa, oltre che nella pubblicità vera e propria, si impegna nell'ideazione di manifesti per eventi e istituzioni culturali e di impegno sociale, da Amnesty International alla Croce Rossa, dal Festival dei Due Mondi di Spoleto al Teatro Regio di Torino. Realizza anche i marchi che contrassegnano enti culturali come il Salone del Libro e il Festival Cinema Giovani di Torino, e il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea. La sua agenzia diventa la più grande fra quelle operanti in Italia in quel settore, con sedi nelle più importanti nazioni europee.
Si dedica ad una ricerca grafica e pittorica di libera creatività negli anni Ottanta e Novanta. La pubblicità viene ormai studiata come forma autonoma di espressione e comunicazione, e diverse istituzioni italiane e straniere dedicano a Testa mostre antologiche, che spesso comprendono la sua attività pittorica. Vanno ricordati il Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano nel 1984, la Mole Antonelliana di Torino nel 1985, il Parson School of Design Exhibition Center di New York nel 1987, il Circulo de Bellas Artes di Madrid nel 1989. Sempre nel 1989 diviene “Honor Laureate” presso la Colorado State University di Fort Collins.
Armando Testa muore a Torino il 20 marzo 1992, tre giorni prima di compiere settantacinque anni. Tra le mostre a lui dedicate dopo la sua scomparsa, le personali di Palazzo Strozzi a Firenze nel 1993, del Museo di Arte Contemporanea di Rivoli e Castel Sant’Elmo nel 2001 e all’Istituto Italiano di Cultura di Londra nel 2004.

Fonte: La Scuola di Armando

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Coronavirus, il prof. Zangrillo: "Ci sono persone che muoiono col Covid, ma muoiono di tutt'altro".

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lunedì 20 luglio 2020

MINA: a Roma un concerto da non perdere.

Cari amici...ho il piacere di invitarvi al mio concerto che si terrà Giovedì 23 Luglio alle ore 20 nello storico locale "Caffè Letterario" (ampi spazi dove la distanza di sicurezza è assicurata) per ascoltare i grandi successi di Mina.
L'ingresso con pizza alla Pinsa Romana e drink è al costo di 15 euro.
Per prenotare un tavolo chiama
3898264657.
Vi aspetto! Alessia 🎵

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