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mercoledì 18 novembre 2020

Cosa ci siamo persi con la Pandemia.

                     

Un settore in crisi da anni quello del mondo dello Spettacolo, nel 2019 sembrava aver visto uno spiraglio di luce (così emerge dai dati SIAE). Nel 2019 tutti gli indicatori dell’attività di spettacolo sono stati in terreno positivo rispetto al 2018: aumentati gli eventi proposti (+ 1,10%), oltre 246 milioni di biglietti o abbonamenti acquistati dagli spettatori (+ 5,82%) con una spesa al botteghino che ha sfiorato i 2,8 miliardi di euro (+5,49%). Quest’ultimo dato si avvicina ai 5 miliardi di euro (+ 2,91%) se si aggiungono i servizi accessori offerti agli spettatori dagli organizzatori in connessione o durante gli eventi. Quindi, il 2019 ha segnato una ripresa dell’offerta (+47.420 spettacoli, pari ad una crescita del +1,10%). Bene anche per quanto riguarda la presenza degli spettatori: registrato un aumento di 13.553.122 biglietti e abbonamenti (+5,82%). È la seconda miglior performance degli ultimi 5 anni con 246.383.395 ingressi. Risultavano in crescita anche i valori degli indicatori economici relativi alla spesa al botteghino (+5,49%) e alla spesa del pubblico (+2,91%). Era rimasto stabile soltanto il volume d’affari, con una perdita appena inferiore al punto percentuale. L’aumento sia del numero di ingressi rilasciati che della spesa al botteghino non ha però comportato una variazione del prezzo medio praticato rispetto al 2018. In entrambi gli anni presi in considerazione, un biglietto per accedere all’evento è costato in media agli spettatori sempre 11,28 euro nel 2019. Il 2019 si è chiuso, dunque, con la conferma di una maggiore propensione a destinare una sempre maggior quota di reddito disponibile verso i consumi culturali. Ma tutto questo non servirà perché quando si alzerà di nuovo il Sipario, troveremo un mondo, che non ha più fondi. Dopo mesi sembra nascere un tavolo permanente tra Ministero e Addetto ai lavori. Il tavolo, che è aperto a nuove integrazioni di associazioni e organizzazioni di settore, esamina le problematiche connesse all’emergenza sanitaria e valuta l’adozione delle opportune iniziative relative alle misure di contrasto all’emergenza sanitaria, con particolare attenzione alla tutela dei diritti dei lavoratori. Ma i lavoratori di questo settore hanno bisogno ora di economia, ne hanno bisogno anche quelli con i contratti ad intermittenza, che ora non posso accedere al Fondo. È per questo che dovrebbero intervenire le Regioni, come è successo in Veneto e stipulare un accordo con l’INPS aumentando lo stanziamento per un’indennità integrativa a tutti i lavoratori residenti nella Regione stessa. In questo modo possiamo cercare di sostenere un settore importante del mondo dell’intrattenimento, che vive da inizio pandemia una crisi che ha quasi azzerato le attività professionali.

Francesca Proietti Cosimi 

Fonte: l'informazione.info

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lunedì 16 giugno 2014

Gheddafi e Berlusconi AVEVANO RAGIONE ! La Conferenza Stampa del defunto Presidente del Venezuela Chavez sulle crisi provocate in Siria e in Libia, le Corporations, Le Banche e il Nuovo Imperialismo.


sabato 8 marzo 2014

“La mia Mivar chiude, l’affitto gratis a chi assume 1200 italiani”

È stata per anni la storica e unica fabbrica italiana di apparecchi televisivi, ma poi sono arrivati giapponesi e coreani. Ma il proprietario, Carlo Vichi, 90 anni, non vuole veder chiudere la sua fabbrica. E ha un'idea.

Mivar - Carlo Vichi
“Ho un sogno. Poter dire ricominciamo a quanti ho detto: è finita”. Carlo Vichi, 90 anni, si commuove quando racconta a Repubblica la storia della unica fabbrica italiana di apparecchi televisivi, la Mivar. L’azienda di Abbiategrasso fondata nel 1945 ora però è in crisi. Inutile cercare di tener testa i colossi giapponesi e coreani. Così il patron della Mivar ha avuto un’idea: “Se una società di provata serietà accetta di fare televisori in Italia, io gli offro la mia nuova fabbrica, pronta e mai usata, gratis. Non voglio un centesimo. Ma chiedo che assuma mille e duecento italiani, abbiatensi, milanesi. Questo chiedo. Veder sorridere di nuovo la mia gente”.
La fabbrica già c’è. Non lontana dalla ‘casa madre’ di via Dante. Due piani, 120 mila metri quadri totali, parcheggi, grande mensa, presidio medico. “Insuperabile, qui ci possono lavorare in 1.200, tutto in vista senza ufficetti. Vede com’è luminosa?” dice Vichi.  ”Molti pensavano che con i risparmi mi facessi una casa. Ma io ho fatto questo, immaginando tanta gente muoversi e che mi sorridesse”. Il problema è che la produzione è ferma. “Eravamo in novecento e facevamo 5.460 televisori al giorno, un milione all’anno. Ora è tutto vuoto, solo qualche scrivania. I grossi colossi c’hanno calpestato”, riflette amaro Rocco, uno degli operai storici della Mivar. “Ho disegnato televisori per venticinque anni. Anche se il vero designer è il signor Vichi, io la mano. È rimasto sempre in trincea, al suo tavolo con le rotelle in mezzo a noi, la sua morsa, le sue idee, il suo compasso. Lavorando anche di sabato e domenica”.

Fonte: Fanpage

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sabato 18 gennaio 2014

Farage: "Siamo gestiti da grandi imprese, grandi banche e grandi burocrati"

"...la Grecia è ora sotto il controllo straniero. Non potete prendere alcuna decisione, siete stati salvati e avete abbandonato la democrazia , cosa che il vostro paese ha inventato per primo.
E non volete ammettere che l'adesione all'euro è stato un errore, ovviamente Papandreou lo ha fatto, non è vero? Ha anche detto che ci sarebbe dovuto essere un referendum in Grecia, e in appena 48 ore la trinità profana (la Troika) che ora gestisce questa Unione Europea lo ha rimosso e sostituito da una marionetta, ex dipendente della Goldman Sachs.
Siamo ora gestiti da grandi imprese, grandi banche e, nella forma di Barroso , grandi burocrati."
Farage in Europarlamento nel dibattito per il programma della nuova Presidenza Greca UE

venerdì 29 novembre 2013

Zapatero rivela: il Cav obiettivo di un attacco dei leader europei

L'ex premier spagnolo svela i retroscena del G20 del 2011 e il pressing sull'Italia per accettare i diktat Fmi
Vorremmo dire «clamoroso», ma non è così perché sapevamo da tempo, e lo abbiamo più volte scritto, che non solo in Italia ma anche dall'estero arrivavano pesanti pressioni per far fuori Silvio Berlusconi. L'ultima prova, che conferma la volontà di rovesciare un governo democraticamente eletto, la rivela l'ex premier spagnolo Luis Zapatero, che nel libro El dilema (Il dilemma), presentato Martedì a Madrid, porta alla luce inediti retroscena sulla crisi che minacciò di spaccare l'Eurozona.
Il 3 e 4 novembre 2011 sono i giorni ad altissima tensione del vertice del G-20 a Cannes, sulla Costa Azzurra. Tutti gli occhi sono puntati su Italia e Spagna che, dopo la Grecia, sono diventate l'anello debole per la tenuta dell'euro. Il presidente americano Barack Obama e la cancelliera tedesca Angela Merkel mettono alle corde Berlusconi e Zapatero, cercando di imporre all'Italia e alla Spagna gli aiuti del Fondo monetario internazionale. I due premier resistono, consapevoli che il salvataggio da parte del Fmi avrebbe significato accettare condizioni capestro e cedere di fatto la sovranità a Bruxelles, com'era già accaduto con Grecia, Portogallo e Cipro. Ma la Germania con gli altri Paesi nordici, impauriti dagli attacchi speculativi dei mercati, considerano il vertice di Cannes decisivo e vogliono risultati a qualsiasi costo. Le pressioni sono altissime.

Fonte: IL GIORNALE - Articolo Completo QUI !

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mercoledì 2 ottobre 2013

Alla ricerca della Verità e della Responsabilità !




martedì 3 settembre 2013

Russia: "Rilevato lancio di missili dal Mediterraneo"

In seguito l'ambasciata russa in Siria ha fatto sapere che non vi sono segnali di un attacco missilistico o di esplosioni nell'area di Damasco. Gli ordigni sarebbero caduti in mare. 
Fonte: RaiNews24 - Articolo Completo QUI

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venerdì 19 luglio 2013

Kazakistan, Letta: Alfano è estraneo. Chiedo nuovo atto di fiducia

A. Alfano - E. Letta
226 contrari, 55 favorevoli, 13 astenuti (della Lega). Si conclude così, con la bocciatura della mozione di sfiducia individuale di M5S e Sel al ministro dell'Interno Angelino Alfano e quindi la tenuta del governo delle larghe intese, il primo grave inciampo politico del Governo Letta, impegnato questa mattina al Senato a difendersi dall'accusa di un coinvolgimento diretto nel controverso caso Shalabayeva. Una vicenda che lo stesso premier nel suo intervento ha definito «motivo di imbarazzo e di discredito», per l'Italia, ma sulla quale ha anche rivendicato la «trasparenza totale...
all'interno articolo di Lina Palmerini - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/i3FsF

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domenica 14 aprile 2013

La crisi si batte con la qualità, certificati Iso 9001 per oltre 83mila aziende

+1,5% anche nel 2012 - supporto di Cna, Confapi e Confartigianato. 
Solo la Qualità ci può distinguere !
Roma, apr. (Adnkronos/Labitalia) - Poco più di 83.000 aziende e quasi 128.000 siti produttivi (uffici, stabilimenti, ecc.) dispongono di certificati Iso 9001. Dopo il forte sviluppo registrato fino al 2006, il numero di imprese certificate continua a crescere: +1,5% anche nel 2012, nonostante le gravi difficoltà che il tessuto produttivo sta attraversando. E' quanto emerge da uno studio realizzato dal Censis e da Accredia, l'Ente unico nazionale di accreditamento, con il supporto di Cna, Confapi e Confartigianato, che ha analizzato un campione di oltre 800 aziende prevalentemente di piccole e medie dimensioni.

Il rapporto, 'La domanda di certificazione di qualità nel sistema d'impresa', è stato presentato oggi, a Roma, da Francesco Estrafallaces, responsabile del settore Economia del Censis, e discusso da Federico Grazioli, presidente di Accredia, Tommaso Campanile, responsabile del dipartimento Ambiente e Competitività della Cna, Vincenzo Elifani, vicepresidente di Confapi, Marco Granelli, vicepresidente di Confartigianato, e Giuseppe De Rita, presidente del Censis.

La spesa delle imprese per la certificazione dei sistemi di gestione della qualità ammonta a 134 milioni di euro l'anno, pari all'1% degli investimenti complessivi in beni immateriali. Per pesare meglio il volume d'affari del settore è bene considerare, in aggiunta, anche i costi indiretti e gli investimenti che le imprese sostengono per arrivare al risultato della certificazione: dai costi per la consulenza a quelli per il personale specificatamente inquadrato per la gestione del sistema di qualità interno, agli investimenti necessari per migliorare i processi e le dotazioni infrastrutturali delle imprese. Si può stimare così che il giro d'affari complessivo si attesti attorno a un valore non inferiore a 500 milioni di euro l'anno.

Il mercato italiano della certificazione per la qualità viaggia ancora su cifre relativamente piccole, se si tiene conto del numero complessivo di aziende manifatturiere (500.000) e di imprese edili (813.000) da cui proviene la gran parte della domanda di certificati Iso 9001. Ma il potenziale di mercato è consistente, soprattutto se si considera il forte apprezzamento che le aziende esprimono nei confronti della certificazione.

La qualità resta una parola chiave delle produzioni made in Italy. Anzi, viene considerata come una delle principali leve strategiche per operare nella fase di crisi. Più della metà delle imprese studiate dispone di una certificazione Iso 9001 e pochi sono i casi in cui la certificazione viene considerata uno strumento scarsamente utile a garantire maggiore efficienza. Il 73% delle strutture certificate ritiene anzi che l'Iso 9001 contribuisce a migliorare le prestazioni dell'azienda e a risparmiare sui costi. E il 14% considera questo tipo di certificazione come una scelta strategica che ha permesso di compiere un vero salto di qualità. Solo l'8% non attribuisce nessuna utilità alla certificazione e appena il 5% la considera un appesantimento burocratico.

In particolare, ai primi posti tra gli obiettivi di crescita, le imprese artigiane hanno segnalato di voler investire nel breve periodo su due aspetti specifici: il rafforzamento del controllo sulla qualità del prodotto e del processo produttivo, e il potenziamento del controllo della qualità sui principali fornitori.

Tra le motivazioni principali che spingono un'impresa a certificare il proprio sistema di gestione della qualità ci sono: la forza attrattiva del 'marchio' Iso 9001, la richiesta dei principali clienti dell'impresa affinché questa operi secondo precisi standard di qualità, la possibilità di partecipare a gare d'appalto, l'identificazione della certificazione come uno strumento di razionalizzazione dell'organizzazione aziendale.

La grande maggioranza delle imprese dello studio (l'88%) ritiene che il mercato riconosce alla certificazione Iso 9001 un valore aggiunto, rendendo l'azienda più credibile agli occhi dei clienti. Quasi il 60% ha iniziato a certificarsi per l'Iso 9001 e successivamente ha proseguito con altre tipologie di certificazione. L'Iso 9001, che in Italia è la forma di certificazione più diffusa, si conferma quindi come un importante apripista che consente agli organismi di certificazione pratiche di cross selling (ovvero la vendita di più servizi) e capace soprattutto di diffondere una maggiore 'cultura della qualità' nel sistema produttivo.

Però, per quasi l'80% delle aziende certificate analizzate, oggi ottenere un certificato Iso 9001 è relativamente facile e sarebbero pertanto necessari criteri selettivi più stringenti. E il 70% dei capi azienda intervistati ritiene che con il tempo subentra una relativa disillusione nei confronti dell'efficacia della certificazione. Gli aspetti che possono rendere più attraente la certificazione di qualità agli occhi delle imprese sono: la possibilità che all'Iso 9001 siano connesse automaticamente consistenti semplificazioni di tipo amministrativo, il contenimento dei costi della certificazione, l'obbligatorietà della certificazione per la partecipazione ai bandi di gara, l'alleggerimento degli obblighi burocratici richiesti per ottenere la certificazione.

Se la crisi economica si protrae e le strutture produttive più piccole sono quelle che soffrono maggiormente, gli investimenti in qualità possono essere strumenti utili per contrastare il trend negativo e riorganizzare le leve della competitività. Migliori politiche di diffusione della certificazione Iso 9001 sono oggi necessarie agendo su tasti differenti: dal prezzo di offerta del servizio a una migliore interlocuzione tra le imprese e gli organismi di certificazione.

Quasi l'80% delle aziende studiate si aspetta che l'organismo di certificazione sia in grado di fornire indicazioni utili a eliminare eventuali carenze organizzative dell'impresa. E circa un terzo del campione si aspetta che il certificatore conosca con esattezza il settore e la filiera in cui si colloca l'azienda presso cui si effettuano le verifiche necessarie per il rilascio dell’Iso 9001.

Nonostante alcune debolezze che spingono a ripensare le strategie di diffusione e di interlocuzione con le imprese, l'Iso 9001 resta lo strumento principe per una maggiore affermazione della 'cultura della qualità' nel sistema produttivo nazionale e un mezzo per il rafforzamento delle imprese di piccole dimensioni. Elevate competenze e capacità di dialogo con l'azienda divengono pertanto le leve su cui gli organismi di certificazione dovrebbero agire, anche per cercare di tenere aperti spazi di mercato oggi difficili da gestire a causa della crisi.

Fonte: LiberoQuotidiano.it

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mercoledì 4 luglio 2012

Crisi e Provvedimenti !

Nel giugno 2008, quando l'amministrazione Bush stava cercando di rilanciare l'economia americana, un certo Marc Faber, analista di borsa, uomo d'affari, e imprenditore di successo, ha pubblicato in un suo bollettino mensile il seguente commento:
"Miei cari connazionali americani, sembra che il governo federale stia valutando l’ipotesi di finanziare ciascun americano con un contributo a fondo perduto alcune migliaia di dollari, ma riflettiamo:
· Se noi spendiamo quei soldi al Walmart, il denaro va in Cina. 
· Se li spendiamo in benzina, il denaro va agli arabi.
· Se acquistiamo un computer, il denaro va in India.
· Se acquistiamo frutta, i soldi vanno in Messico, Honduras e Guatemala.
· Se compriamo una buona macchina, i soldi andranno a finire in Germania o in Giappone.
· Se compriamo regalini, andranno a Taiwan, e nemmeno un centesimo di dollaro aiuterà l'economia americana.
Perciò l'unico modo per mantenere quel denaro negli Stati Uniti è di spenderlo in puttane e birra, che sono gli unici beni che ancora si producono qui da noi. Io sto già facendo la mia parte”. 
Un economista italiano, anche lui buontempone, gli ha risposto:
“Carissimo Marc, la situazione degli americani è realmente anche peggiore di come tu la descrivi, perché mi dispiace informarti che la fabbrica di birra Budweiser è stata acquistata da una multinazionale brasiliana. Pertanto agli americani restano solo le puttane.
Inoltre se poi queste (le puttane) decidessero di inviare i loro guadagni ai loro figli, questi soldi arriverebbero direttamente al Parlamento Italiano qui a Roma, poiché qui c’è la maggior concentrazione di figli di puttana del mondo”. 
IL VOSTRO UFFICIO STAMPA

domenica 3 giugno 2012

Innovazione in Italia: piccolo passo avanti

di Roberto Vacca, 3/6/2012
L’occupazione è più alta nei Paesi ove i livelli di innovazione sono più elevati. La Commissione Europea ha pubblicato ora la revisione al 2011 della classifica dei 27 paesi dell’Unione in base al livello di innovazione raggiunto, espresso da un indice (compreso fra 0 e 1) funzione di 24 indicatori (lauree, ricerca scientifica, investimenti pubblici e privati in R&D, brevetti, percentuale di piccole e medie imprese innovative, etc.) - vedi istogramma seguente.
In verde: 4 leader (Svezia, Danimarca, Finlandia, Germania) - in celeste,: 10 innovatori di seconda classe, in giallo 9 innovatori moderati e in arancione; 4 innovatori modesti. La Svezia sta a 0,75. La media dei 27 Paesi sta a 0,53. L'Italia sta fra gli innovatori moderati a 0,44 - al 15°  posto su 27  - dopo Estonia, Slovenia, Cipro - tutti sotto la media.
Si può considerare come piccolo passo avanti che passiamo dal 16° al 15° posto perché superiamo il Portogallo. Nel 2011 anche la Germania supera la Finlandia, il Belgio supera il Regno Unito, l’Olanda supera l’Austria e l’Unhjeria supera Malta e Grecia.
In Italia gli investimenti pubblici in ricerca e sviluppo sono lo 0,54 % (nel 2010 era 0,58 %) del PIL (0,71 della media europea) e quelli privati sono lo 0,71 % (nel 2010 erano 0,65 %) del PIL (0,57 della media europea). Questo divario dura da 30 anni. Non è solo questione di investimenti, ma di cultura media. La percentuale della popolazione che ha completato l’educazione terziaria è in Italia il 20%. La media europea è 33 %, Danimarca e Norvegia 47%, Svezia e Finlandia 45%, Francia e UK 43 %, Irlanda 49 %. A livello più basso dell’Italia sono solo: Macedonia, Malta, Romania e Turchia.
L’Italia è, dunque, carente nei livelli di istruzione e negli investimenti in R&D particolarmente nel settore privato. Questi ultimi passano dallo 0,65 allo 0,71% del PIL, ma temo che dipenda dalla riduzione del PIL. Intanto gli investimenti pubblici in R&D calano dallo 0,58 % allo = 0,54 %


Come dico da tempo, diminuire gli investimenti e le spese (che creano lavoro), aumentare le imposte e i tassi di interesse - sono politiche di austerità inopportune: non favoriscono la ripresa e aggravano la depressione. 

IL VOSTRO UFFICIO STAMPA

giovedì 15 marzo 2012

IT a - 4,1% NEL 2011, MA CHI PUNTA SUL WEB CRESCE

Previsioni 2012: -2,3%. Si approfondisce il ritardo con il resto del mondo, 
dove l’IT cresce a +2,4% nel 2011.
Ma fra tante criticità e ostacoli l’economia digitale comincia a penetrare anche in Italia. Lo registra il nuovo Rapporto Assinform che propone il superamento della visione tradizionale del mercato Ict con la classificazione di “Global Digital Market”, in cui crescono e-reader +719%, smart tv +92%, tablet +125%, cloud +34,6%, It per web +9,9%, Internet delle cose +11,9%, contenuti digitali e pubblicità on line + 7,1%, accessi a banda larga +1,1%. 


giovedì 26 gennaio 2012

Crisi e Creatività a Roma TRE

Il Gio e il Laboratorio di Etica sociale corso di laurea in Scienze sociali e sociologia Facoltà di Scienze della Formazione Università Roma TRE, in collaborazione con RomaIN presentano

RomaINspot

PRESENTA TE STESSO!

Crisi e creatività: come affrontare la mancanza di trend

26 gennaio 2012, ore 14.30

Università RomaTRE - Aula Volpi, via Milazzo 11/b – Roma

Il tuo spot sul palcoscenico: presenta in 5 minuti una tua idea e te stesso

Parte la stagione 2012 degli appuntamenti di RomaINspot: in un momento di instabilità come quello che stiamo vivendo, la discontinuità è la risposta.
Le tendenze più consolidate sembrano frantumarsi e la sfida è nella capacità di reinventarsi.

“Presenta te stesso” mostra il modo creativo di cogliere le opportunità offerte dal vortice della crisi, combinando conoscenza specialistica con creatività, senso della ricerca e dell’innovazione.

RomaIN, associazione che promuove il social networking e la cattedra di Etica sociale dell’Università RomaTRE, invitano studenti, giovani, persone di azienda e professionisti a condividere le proprie esperienze, in una giornata di performance.

I partecipanti hanno l’opportunità di presentare se stessi, la propria idea, la propria azienda, le proprie aspirazioni professionali o artistiche, il proprio progetto, una capacità, un sogno.

Ciascuna performance ha una durata massima di 5 minuti ed è libera: i partecipanti possono esprimersi attraverso gli strumenti comunicativi ritenuti più opportuni: slides, storytelling, strumenti musicali, recitazione, mimo etc.

Pubblico e partecipanti verranno coinvolti in una attività di networking guidato, a valle di un piacevole cocktail e alla presenza di esperti in diversi settori che si proporranno nell’inedita figura di “catalizzatori”.

L’evento è aperto a tutti ed è gratuito.

Non dimenticate i biglietti da visita, perché…. tutto può partire da un’idea!

Segreteria organizzativa:


+39 345 353 96 53 

venerdì 23 settembre 2011

PMI in crisi nera: ultimatum da Federlazio.

di Redazione PMI.it
Indagine Federlazio:
Pmi sull'orlo del baratro, tra fallimenti, disoccupazione e crediti della PA bloccati.
«Siamo pronti a scendere in campo da oggi e a fare le serrate» ha annunciato il presidente di Federlazio, Maurizio Flammini, commentando i dati dell'indagine congiunturale (primo semestre 2011) sulle Pmi del Lazio. Un ultimatum al governo locale dettato dall'emergenza di poter avere accesso al credito, e soprattutto di incassare i crediti vantati dalle Pmi nei confronti della Pubblica Amministrazione.
Il PIL del Lazio è stimato in calo nel 2011 a 0,9% e, se le Pmi della regione a giugno si dichiaravano pronte a investire, con il precipitare degli eventi (crisi dei mercati e tagli drastici in manovra finanziaria), oggi lo scenario è radicalmente mutato.
Il problema più urgente è quello dell'occupazione. «Nella sola edilizia di Roma le previsioni sono di 3mila esuberi da qui a dicembre, un dato enorme». Il tasso di disoccupazione segue un trend di crescita dal 2008 e non accenna ad arrestarsi. In termini di chiusura aziende, poi, i fallimenti nel Lazio, da gennaio 2011, quasi equiparano nel numero quelli del biennio 2008-2010 (18.547).
L'emergenza individuata da Federlazio, dunque, è quella dei ritardi nei pagamenti della P.A. alle Pmi, «tra le prime lamentele degli imprenditori». La replica di Renata Polverini, governatrice del Lazio, lascia poche speranze: non ci sono i soldi.
«Chiediamo la compensazione tra crediti e debiti verso la pubblica amministrazione. [...] Chiediamo che venga accelerata la vendita del patrimonio immobiliare che potrebbe mettere in moto uno sviluppo virtuoso. [...] Le aziende di rifiuti potrebbero sbloccare un miliardo di investimenti da oggi. Quello che abbiamo chiesto in cambio è l'adeguamento delle tariffe e la stabilità dei pagamenti».

IL VOSTRO UFFICIO STAMPA

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Rassegna Stampa di Venerdì 20 maggio 2022

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