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mercoledì 12 giugno 2019

Made in Italy !


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giovedì 18 febbraio 2016

Quando nel Mondo l'Italia parla di Vino, non ce n'è per nessuno.

Italy, Piedmont - the country of beauty, the region of excellencePiemonte: what a land! Strada del Barolo e grandi vini di Langa
Pubblicato da Salvano vini su Venerdì 5 febbraio 2016
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martedì 12 agosto 2014

ITALIA ! Un Popolo che sa fare quello che vedete, sarà capace anche di liberarsi dei politicanti !




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domenica 14 aprile 2013

La crisi si batte con la qualità, certificati Iso 9001 per oltre 83mila aziende

+1,5% anche nel 2012 - supporto di Cna, Confapi e Confartigianato. 
Solo la Qualità ci può distinguere !
Roma, apr. (Adnkronos/Labitalia) - Poco più di 83.000 aziende e quasi 128.000 siti produttivi (uffici, stabilimenti, ecc.) dispongono di certificati Iso 9001. Dopo il forte sviluppo registrato fino al 2006, il numero di imprese certificate continua a crescere: +1,5% anche nel 2012, nonostante le gravi difficoltà che il tessuto produttivo sta attraversando. E' quanto emerge da uno studio realizzato dal Censis e da Accredia, l'Ente unico nazionale di accreditamento, con il supporto di Cna, Confapi e Confartigianato, che ha analizzato un campione di oltre 800 aziende prevalentemente di piccole e medie dimensioni.

Il rapporto, 'La domanda di certificazione di qualità nel sistema d'impresa', è stato presentato oggi, a Roma, da Francesco Estrafallaces, responsabile del settore Economia del Censis, e discusso da Federico Grazioli, presidente di Accredia, Tommaso Campanile, responsabile del dipartimento Ambiente e Competitività della Cna, Vincenzo Elifani, vicepresidente di Confapi, Marco Granelli, vicepresidente di Confartigianato, e Giuseppe De Rita, presidente del Censis.

La spesa delle imprese per la certificazione dei sistemi di gestione della qualità ammonta a 134 milioni di euro l'anno, pari all'1% degli investimenti complessivi in beni immateriali. Per pesare meglio il volume d'affari del settore è bene considerare, in aggiunta, anche i costi indiretti e gli investimenti che le imprese sostengono per arrivare al risultato della certificazione: dai costi per la consulenza a quelli per il personale specificatamente inquadrato per la gestione del sistema di qualità interno, agli investimenti necessari per migliorare i processi e le dotazioni infrastrutturali delle imprese. Si può stimare così che il giro d'affari complessivo si attesti attorno a un valore non inferiore a 500 milioni di euro l'anno.

Il mercato italiano della certificazione per la qualità viaggia ancora su cifre relativamente piccole, se si tiene conto del numero complessivo di aziende manifatturiere (500.000) e di imprese edili (813.000) da cui proviene la gran parte della domanda di certificati Iso 9001. Ma il potenziale di mercato è consistente, soprattutto se si considera il forte apprezzamento che le aziende esprimono nei confronti della certificazione.

La qualità resta una parola chiave delle produzioni made in Italy. Anzi, viene considerata come una delle principali leve strategiche per operare nella fase di crisi. Più della metà delle imprese studiate dispone di una certificazione Iso 9001 e pochi sono i casi in cui la certificazione viene considerata uno strumento scarsamente utile a garantire maggiore efficienza. Il 73% delle strutture certificate ritiene anzi che l'Iso 9001 contribuisce a migliorare le prestazioni dell'azienda e a risparmiare sui costi. E il 14% considera questo tipo di certificazione come una scelta strategica che ha permesso di compiere un vero salto di qualità. Solo l'8% non attribuisce nessuna utilità alla certificazione e appena il 5% la considera un appesantimento burocratico.

In particolare, ai primi posti tra gli obiettivi di crescita, le imprese artigiane hanno segnalato di voler investire nel breve periodo su due aspetti specifici: il rafforzamento del controllo sulla qualità del prodotto e del processo produttivo, e il potenziamento del controllo della qualità sui principali fornitori.

Tra le motivazioni principali che spingono un'impresa a certificare il proprio sistema di gestione della qualità ci sono: la forza attrattiva del 'marchio' Iso 9001, la richiesta dei principali clienti dell'impresa affinché questa operi secondo precisi standard di qualità, la possibilità di partecipare a gare d'appalto, l'identificazione della certificazione come uno strumento di razionalizzazione dell'organizzazione aziendale.

La grande maggioranza delle imprese dello studio (l'88%) ritiene che il mercato riconosce alla certificazione Iso 9001 un valore aggiunto, rendendo l'azienda più credibile agli occhi dei clienti. Quasi il 60% ha iniziato a certificarsi per l'Iso 9001 e successivamente ha proseguito con altre tipologie di certificazione. L'Iso 9001, che in Italia è la forma di certificazione più diffusa, si conferma quindi come un importante apripista che consente agli organismi di certificazione pratiche di cross selling (ovvero la vendita di più servizi) e capace soprattutto di diffondere una maggiore 'cultura della qualità' nel sistema produttivo.

Però, per quasi l'80% delle aziende certificate analizzate, oggi ottenere un certificato Iso 9001 è relativamente facile e sarebbero pertanto necessari criteri selettivi più stringenti. E il 70% dei capi azienda intervistati ritiene che con il tempo subentra una relativa disillusione nei confronti dell'efficacia della certificazione. Gli aspetti che possono rendere più attraente la certificazione di qualità agli occhi delle imprese sono: la possibilità che all'Iso 9001 siano connesse automaticamente consistenti semplificazioni di tipo amministrativo, il contenimento dei costi della certificazione, l'obbligatorietà della certificazione per la partecipazione ai bandi di gara, l'alleggerimento degli obblighi burocratici richiesti per ottenere la certificazione.

Se la crisi economica si protrae e le strutture produttive più piccole sono quelle che soffrono maggiormente, gli investimenti in qualità possono essere strumenti utili per contrastare il trend negativo e riorganizzare le leve della competitività. Migliori politiche di diffusione della certificazione Iso 9001 sono oggi necessarie agendo su tasti differenti: dal prezzo di offerta del servizio a una migliore interlocuzione tra le imprese e gli organismi di certificazione.

Quasi l'80% delle aziende studiate si aspetta che l'organismo di certificazione sia in grado di fornire indicazioni utili a eliminare eventuali carenze organizzative dell'impresa. E circa un terzo del campione si aspetta che il certificatore conosca con esattezza il settore e la filiera in cui si colloca l'azienda presso cui si effettuano le verifiche necessarie per il rilascio dell’Iso 9001.

Nonostante alcune debolezze che spingono a ripensare le strategie di diffusione e di interlocuzione con le imprese, l'Iso 9001 resta lo strumento principe per una maggiore affermazione della 'cultura della qualità' nel sistema produttivo nazionale e un mezzo per il rafforzamento delle imprese di piccole dimensioni. Elevate competenze e capacità di dialogo con l'azienda divengono pertanto le leve su cui gli organismi di certificazione dovrebbero agire, anche per cercare di tenere aperti spazi di mercato oggi difficili da gestire a causa della crisi.

Fonte: LiberoQuotidiano.it

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giovedì 5 gennaio 2012

Le 150 “Italie” che il mondo ci invidia !

(Agenpress) Cosa hanno in comune le orecchiette, la Vespa, Luciano Pavarotti e la Costiera amalfitana? Apparentemente nulla se non fosse che sono quattro delle 150 “cose” italiane che il mondo intero ci invidia
E’ il risultato di un particolarissimo sondaggio internazionale condotto da alcuni giovani (150 per l’esattezza) appartenenti al movimento Repubblica Salentina, studentesse e studenti dell’Istituto Costa di Lecce. Un progetto realizzato sia per onorare il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che per chiudere in bellezza (nel vero senso della parola) questo importante anno dedicato alle celebrazioni del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia.
Particolari sono state anche le modalità con cui il sondaggio ha avuto luogo, infatti gli studenti salentini negli ultimi mesi hanno inviato qualcosa come 3500 e-mail ad altrettante persone individuate casualmente sulla rete e residenti in ogni nazione del mondo, in tutti e sei i continenti. Nella mail inviata si sono presentati e hanno chiesto al destinatario (sconosciuto) di aiutarli a condurre una ricerca e di elencare almeno venti “cose” italiane (artisti, personaggi, località, costruzioni, marchi, oggetti, etc.) che conosceva e che avrebbe voluto che appartenesse al suo Paese. Il risultato è stato letteralmente sorprendente, sia per la quantità di risposte ricevute (il 73%) che per il genere delle segnalazioni. Chi si sarebbe aspettato, ad esempio, che tra le 150 cose più invidiate ci fosse Primo Carnera? …o il minestrone? Assolutamente unico è stato un giovane canadese di 20 anni che si è dichiarato innamoratissimo dell’Italia e che ha inviato un elenco di ben 322 caratteristiche (in stragrande maggioranza località e cibi) che avrebbe voluto fossero del suo paese!
Il risultato del sondaggio, con tutti i 150 orgogli italici espressi in ordine alfabetico, sono stati pubblicati sul sito ufficiale della scuola (www.costa.clio.it) e possono essere consultati e commentati.
Ora i ragazzi vogliono divertirsi un po’ e approfondire la ricerca. Innanzitutto, hanno già avviato, sempre sullo stesso sito, un secondo sondaggio, questa volta rivolto ai cittadini italiani, chiedendo loro di segnalare, tra i 150 argomenti scelti dagli stranieri, le 20 “cose” che, a loro parere, più caratterizzano l’Italia e gli Italiani, allo scopo di redigere una classifica “interna”, per poi confrontarla successivamente con quella giunta dall’estero.
Inoltre, al rientro dalle vacanze natalizie, tutti e 150 gli studenti sceglieranno un argomento a testa e realizzeranno delle schede, corredate anche da immagini, che descrivano bene e nei dettagli le “italianate” dettate dal sondaggio internazionale.
«Ci siamo meravigliati noi stessi della quantità e, soprattutto, della varietà degli aspetti italiani che gli stranieri ci hanno segnalato – commentano gli studenti – confessiamo che alcune persone o vini addirittura non li conoscevamo nemmeno e ci siamo chiesti come mai fossero così conosciuti e apprezzati all’estero. Inutile dire che tutta l’operazione non ha fatto altro che far crescere in noi ancora di più il piacere e l’orgoglio di appartenere ad una patria così “invidiata” dagli altri. Sfidiamo qualsiasi altra nazione al mondo ad avere così tante peculiarità e dello stesso “peso”.» 

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