giovedì 25 giugno 2020

Ernesto Nathan il Grande Sindaco di Roma.

Ernesto Nathan
In un discorso tenuto nel 1898 a Torino definì la massoneria «associazione patriottica ed educativa, non associazione politica» 
(Il compito massonico. Discorso inaugurale del Gran Maestro E. N. alla Conferenza massonica nazionale. Torino, 20 settembre 1898, Roma 1898)
Egli finì così per deludere quegli affiliati che auspicavano una più netta democratizzazione della massoneria e il suo diretto coinvolgimento nelle competizioni politiche e amministrative a sostegno dell’estrema sinistra. 


E dobbiamo al suo "Genio" la ciotola fissata sotto ai "Nasoni" e la indimenticabile battuta " 'n c'è trippa pe gatti ". 

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mercoledì 24 giugno 2020

Antiche Misure: tentiamo di mettere ordine. IL CUBITO

IL CUBITO
Il Cubito era diviso in 7 Palmi di 7,47 cm, a loro volta divisi 
in 4 Dita di 1,8 cm. 100 Cubiti costituivano un Khet.


Valore Assoluto del Cubito.
E’ necessario fare una precisazione: in antichità non esisteva un rigido sistema di controllo dei Pesi e delle Misure, come nel Mondo moderno. A seconda dei periodi storici e delle località
le unità di lunghezza potevano variare leggermente. 
Il valore di 52,5 cm del Cubito Reale e 44,7 cm per il Cubito piccolo, costituiscono dei valori medi.
A testimonianza di questo, sono le diverse dimensioni che sono state riscontrate nei righelli di misura trovati negli scavi archeologici.
I Cubiti ritrovati nella Tomba dell’Architetto Kha, oggi conservati a Torino, misurano 52,4 cm (quello dorato) e 52,7 (quello pieghevole in legno). Nella stessa sede sono conservati altri tre Cubiti, due di 52,5 cm e uno di 52 cm. Infine, il Cubito di legno conservato al Louvre risulta lungo 52,4 cm. 
Mentre quello del British Museum di Londra di 52,35 cm.

E’ interessante notare che studi matematici-architettonici fatti sui rapporti di forma della Piramide di Cheope e sulla Camera del Re, indicherebbero che, al tempo in cui fu realizzata, il Cubito Reale fosse di 52,37 cm (Petrie 1934).

La lunghezza del Cubito Reale espressa in cm è pari a 52,36.
Questo valore è oggi accettato da tutti gli studiosi.

La distanza dal gomito alla punta del dito era anticamente la misura usata più comune.

Il Cubito Ebraico era di 44,45 cm mentre quello Egiziano era un pochino più lungo (44,7) ed era di sei Palmi (vedi Palmo). 
Il Cubito lungo o Reale era invece di sette Palmi 52,36 cm.
Il Cubito Romano era uguale a quello Ebraico.

Possiamo pertanto ritenere corretta la misura ritrovata in alcuni scavi e utilizzabile oggi. 
Asta  Cerimoniere  = 3 Cubiti Reali = 157,08 Centimetri.
 Aste dei 2 Diaconi = 1 Cubito Reale = 52,36 Centimetri. 

                                        Giancarlo Bertollini  


                        Roma, 17 maggio 2017 E.V.

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lunedì 22 giugno 2020

I MASSONI NEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO.


La Tornata - Liberté Chérie

Benito Mussolini decretò nel 1924 che ogni membro del suo partito fascista, che era un massone doveva abbandonare l'uno o l'altra organizzazione e, nel 1925, sciolse la Massoneria in Italia, sostenendo che si trattava di un’organizzazione politica.

Considerata dai nazisti un nemico ideologico, coerentemente con la loro percezione   del mondo Weltauffassung, l’otto gennaio 1934, il Ministro degli Interni tedesco ordinò lo scioglimento della Massoneria, la confisca dei beni di tutte le Logge, dichiarando ancora che a chi fosse stato membro di Logge quando Hitler salì al potere nel gennaio 1933, era proibito assumere cariche nel partito nazista o nei suoi bracci paramilitari, e i massoni erano incompatibili con incarichi pubblici.
Durante la guerra, la Massoneria fu vietata per decreto in tutti i paesi che erano o alleati con i nazisti o sotto il controllo nazista, tra cui la Norvegia e la Francia. 
Il numero di Massoni dei paesi occupati che sono stati uccisi da nazisti non è noto con precisione, ma si stima che sia tra 80.000 e 200.000.

I massoni detenuti dei campi di concentramento furono classificati come prigionieri politici, e indossavano un triangolo rosso rovesciato verso il basso. 

Nei campi di prigionia in aggiunta alle privazioni e abusi che fiaccavano il fisico, tutto era fatto per distruggere i detenuti. 
La povertà era anche morale e intellettuale, ma molti di loro lottavano per mantenere ancora la loro dignità, l’unica cosa che rimaneva. All'interno dell’Emslandlager VII (un campo di raccolta di prigionieri politici NN (Nacht und Nebel, Notte e nebbia) situato a Esterwegen al nord-ovest della Germania, vicino al confine olandese) si realizza un episodio eccezionale, esempio di autentica tolleranza fraterna poco conosciuta.

Sono più di cento i prigionieri nella Baracca n° 6, rinchiusi quasi tutto il giorno. Hanno il permesso di uscire solo per una passeggiata di mezz'ora al giorno, sotto la supervisione dei kapò. Durante la giornata di lavoro metà del Campo deve ordinare cartucce e parti di radio; l’altra metà del Campo è costretto a lavorare in condizioni terribili nelle torbiere circostanti. L'alimentazione era così misera che i prigionieri perdevano 4 kg di peso corporeo ogni mese.
In una baracca in cui i credenti sono molto più numerosi, un microcosmo della società belga diventa un laboratorio filosofico-religioso. C'erano giudici, funzionari, giornalisti, ingegneri, militanti di sinistra, sacerdoti. Questi ultimi prendono l’abitudine di incontrarsi la domenica mattina al centro della baracca a dire messa. Una celebrazione senza la comunione, ma che permetteva di non perdere il coraggio. Certo, c'era sempre il pericolo di essere notati dalle guardie e per questo chiesero ai laici di sorvegliare gli ambienti. Non cattolici e non credenti si preoccupavano della sicurezza e fungevano da veri e propri paraventi umani per i credenti.
Tre fratelli Massoni beneficiando di questa guardia e dell'assenza di chi faceva la messa, s’incontrarono attorno ad uno dei tavoli, svuotati dai loro occupanti e relativamente isolati dal resto dell’ambiente anche con armadi.
A poco a poco gli arrivi di fratelli si succedono e i fratelli massoni tramuteranno il loro primo cerchio fraterno in una loggia. Di fronte all'intolleranza nazista, si creò una vera e propria comunità spirituale e d’intenti tra muratori e credenti.
Padre Froidure che conobbe l’inferno di quel campo l’ha rilevato, dice, infatti:
"Lo spirito di comprensione e la tolleranza dei non praticanti permise di recitare la messa a voce alta e in parte cantata ... "
La maggior parte delle "autorità di vigilanza delle Messe clandestine” erano massoni, alcuni dei quali appartenevano alla stessa loggia o alla stessa rete della resistenza. Hanno approfittato di questi momenti per approfondire le loro riflessioni. In questo luogo dove regnava l'oscurità, bisognava che la luce prevalesse, come nelle parole del prologo del Vangelo di Giovanni ".
Un prete cattolico sarebbe stato di guardia, in modo che i Fratelli potessero tenere le loro riunioni, e per proteggere la loro segretezza, chiesero l'assistenza alla comunità di preti cattolici prigionieri "con le loro preghiere ", che ricambiavano così il loro aiuto domenicale durante la messa.
Il 15 novembre del 1943, sette massoni belgi e combattenti della resistenza fondano la Loggia “Liberté Cherie”, il cui nome deriva da una delle ultime strofe de “La Marsigliese”, l’inno francese:
“Conduci, sostieni le nostre braccia vendicatrici. O Libertà, Libertà caraCombatti con i tuoi difensori!”
Nella prima tornata rituale viene iniziato il fratello Erauw, che sarà anche l’unico.
Luc Somerhausen descrive l’Iniziazione, come una semplice cerimonia.
"ha avuto luogo presso uno dei tavoli... con un rituale molto semplificato i cui singoli aspetti sono stati tuttavia spiegati all'iniziato; che d’ora in poi ha potuto partecipare  ai lavori della Loggia".
Dopo il primo incontro rituale, con l'ammissione del nuovo fratello, i successivi incontri furono preparati tematicamente.
Uno dedicato al simbolo del grande architetto dell'universo, un altro "il futuro del Belgio" ed ancora "La posizione delle donne nella massoneria".
Ecco chi erano i fratelli di questa straordinaria loggia:
Maestro Venerabile, Paul Hanson giudice di pace e membro della resistenza, fu poi spostato e morì sotto le macerie della sua prigione, durante un bombardamento aereo alleato su Essen, il 26 marzo 1944 .
Jean Sugg e Franz Rochat appartenevano alla "Loggia amici filantropici" (Les Amis Philanthropes, Lodge n°5 del Grande Oriente del Belgio).
Franz Rochat, un professore, farmacista e direttore di un importante laboratorio farmaceutico, nato il 10 marzo 1908 a Saint- Gilles. Era un lavoratore della stampa clandestina con la pubblicazione della resistenza "Voce dei Belgi ". È stato arrestato il 28 febbraio 1942, è arrivato a Untermassfeld ad aprile 1944 e vi morì il 6 aprile 1945.
Jean Sugg nasce l'8 settembre 1897 a Gand ed era di origine tedesca svizzera.
Ha collaborato con Franz Rochat, tradotto testi tedeschi e svizzeri e contribuito alle pubblicazioni clandestine, tra cui, La Libre Belgique, La Légion Noire, Le Petit Belge. Morì in campo di concentramento in data 8 febbraio 1945.
Amédée Miclotte era un insegnante di scuola superiore. Era nato il 20 dicembre 1902 a Lahamaide (Fr), e apparteneva alla Loggia "Unione et Progrès ".
E 'stato visto l'ultima volta in carcere, l'8 febbraio 1945.
Jean De Schrijver era un colonnello dell'esercito belga, nato il 23 agosto 1893 ad Aalst, Fratello della Loggia "La Liberté" di Ghent. Il 2 settembre 1943 è stato arrestato con l'accusa di spionaggio e possesso di armi, e morì nel febbraio del 1945.
Henri Story nato il 27 novembre 1897 a Ghent. Era un membro della Loggia "Le Septentrion" di Ghent. Morì il 5 dicembre 1944.
Luc Somerhausen, un giornalista, nato il 26 agosto 1903, in Hoeilaart. Fu arrestato il 28 maggio 1943 a Bruxelles. Egli apparteneva alla loggia "ACSO III" ed è stato Vice Segretario del Grande Oriente del Belgio (Grand Orient de Belgique).
Fernand Erauw, magistrato alla Corte dei Conti e Ufficiale di riserva della Fanteria, nacque il 29 gennaio 1914, in Wemmel. 
Fu arrestato il 4 agosto del 1942, come membro del "Secret Army".
Riuscì a fuggire ed è stato infine arrestato nel 1943.
Guy Hannecart (1903-1945) un avvocato e leader di "La Voix des Belges ". E 'stato anche membro della loggia "les Amis Philanthropes N°3"; la "Loggia Liberté Chérie" fermò i lavori dopo pochi mesi all'inizio del 1944.
I sopravvissuti Erauw e Somerhausen s’incontrarono di nuovo nel 1944 nel campo di concentramento di Oranienburg Sachsenhausen, e rimasero inseparabili da allora in poi. Nella primavera 1945 furono coinvolti nella "Marcia della Morte ", e anche se Erauw era alto 1.84 m, il 21 maggio 1945 nell’ospedale di Saint Pierre a Bruxelles pesava solo 32 kg.
Nell’agosto 1945 Luc Somerhausen inviò una relazione dettagliata al Gran Maestro del Grande Oriente del Belgio, in cui tracciò la storia della "Loggia Liberté Chérie ".
Luc Somerhausen morì nel 1982 all'età di 79. L' ultimo testimone, Fernand Erauw, è morto all'età di 83 anni, nel 1997.
Un monumento creato dall'architetto Jean de Salle, è stato dedicato alla Loggia da massoni belgi e tedeschi il 13 novembre 2004.
Ora è parte del sito memoriale del Campo di Esterwegen. 

                     Ricerca di Giancarlo Bertollini

Bibliografia:
Lavoro R.L. Archimede
Ruelland, Désaguliers - Liberté Chérie.
Une Loge dans l’univers concentrationnaire nazi- 10/04/2008.
C. Laporte -La lumière dans les ténèbres des camps - Libre.be 04/02/ 2005
Wikipedia alla voce Liberté Chérie (loge maçonnique). 


IL MITO DELLA CAVERNA.

Il “mito della caverna”, una famosa metafora di Platone, filosofo greco a cavallo tra il V e il IV secolo a. C., è tra le più interessanti ed attuali della nostra cultura, perché ci mostra come certi messaggi e certe tematiche siano state già affrontate nei tempi antichi, senza che ne cogliessimo alcun insegnamento.

Nel “mito della caverna” Platone mostra come la maggior parte degli esseri umani viva credendo che ciò che vede sia l’unica realtà possibile, senza rendersi conto che quello che osserviamo e percepiamo è solo un’ombra, ovvero una piccolissima parte di ciò che esiste. Inoltre, non sempre queste ombre rappresentano ciò che davvero esiste, perché, nella maggior parte dei casi, tutto ciò che ci viene riferito come “verità” è frutto delle decisioni di chi vuol far crescere in noi determinate credenze per limitare le nostre capacità. Rendiamoci conto che il mito di cui si sta argomentando è stato scritto 2000 anni fa e sembra essere ancora attuale.
Ciò implica che la storia si ripete da almeno 2000 anni, e questo denota che non abbiamo compreso che metaforicamente stiamo ancora dentro la caverna.

Per capire meglio il concetto potete vedere qui sotto un’immagine:

A sinistra troviamo degli uomini con la testa, il collo e le braccia incatenate fin dall'infanzia, in modo tale che essi possano vedere solo una parte della caverna posta davanti a loro. Alle spalle dei prigionieri è stato acceso un enorme fuoco, e tra il fuoco ed i prigionieri corre una strada rialzata.
Lungo questa strada è stato eretto un muro, e dietro ad esso si trovano alcuni uomini che portano varie forme di oggetti e animali la cui ombra viene proiettata sul muro davanti ai prigionieri tramite la luce emessa dal fuoco. Se qualcuno degli uomini che portano gli oggetti simbolici emettesse dei suoni o dei versi, i prigionieri, non potendo vedere altro, penserebbero che questi vengano emessi dalle ombre.

Ora, si supponga che uno dei prigionieri riesca a liberarsi raggiungendo l’uscita della caverna. Da quell'altezza egli potrebbe avere un’idea molto più chiara della situazione presente nella caverna, e rendersi conto che le ombre sono solo una proiezione di qualcosa che in realtà non esiste, e che tale visione è stata imposta da qualcuno.
A quel punto il fuggivo che ha preso consapevolezza ha due scelte: andare verso la luce o tornare nella caverna.


Dopo aver vissuto anni e anni al buio, 
la luce può far male, e può accecarlo.

Inizialmente è possibile che possa non vedere e che si senta confuso, e questo potrebbe spaventarlo. Se vorrà andare oltre la caverna e conoscere il mondo esterno, potrà farlo solo con il tempo e la volontà. Il percorso non sarà facile, ma alla fine ricomincerà a vedere e scoprirà suoni e forme che gli daranno gioia e vitalità.

Questo mito vi ricorda qualcosa?
Gli uomini incatenati davanti alle ombre proiettate da alcuni “signori” non ricordano un poco la nostra popolazione seduta davanti al televisore che guarda, ascolta e accetta una realtà proposta da un “sistema” che ci vuole incatenati e vincolati a ciò che ci viene prospettato come unica realtà possibile?
Il fuggitivo Vi non ricorda tutte quelle persone che hanno capito come funziona  il “sistema” e provano con volontà e tenacia ad andare oltre quello che sanno, riscoprendo un modo di vivere totalmente diverso?
La luce che acceca il fuggitivo non vi ricorda le difficoltà che incontriamo quando dobbiamo abbandonare la nostra “zona di comfort” e rimboccarci le maniche per pensare diversamente e vivere meglio?

Se questo mito ricorda anche a voi tutto questo, chiedetevi perché dopo 2000 anni siamo ancora dentro una caverna senza rendercene conto. 

Ancora oggi proviamo a cambiare le cose e cerchiamo l’uscita, perché dentro di noi non possiamo più credere che sia giusto stare al buio. 
Sappiamo che esiste un modo diverso e migliore di vivere:  
NELLA LUCE ! 

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