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martedì 1 dicembre 2020

Su Ciociaria Oggi una splendida Giorgia Meloni.

                              

Dal suo ufficio, all'ultimo piano del palazzo che ospita i gruppi della Camera, a due passi da Montecitorio, si domina tutta Roma. Una vista mozzafiato che regala un orizzonte vasto come quello di chi occupa quelle stanze: 

Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia e leader dei Conservatori europei, una delle politiche più influenti, non solo in Italia. Il Covid oggi le impone di preoccuparsi della gestione dell'emergenza (non risparmiando critiche al governo), il futuro la disegna come regina di un'Italia diversa, magari alla guida di quella "confederazione del centrodestra" proposta in risposta alla federazione dei gruppi parlamentari ipotizzata da Matteo Salvini. In questa intervista parla di tutto, partendo da un fatto: «Io sono Giorgia Meloni, non sono populista, non faccio la cheerleader di nessuno e non inseguo modelli. Semmai, lavoro per costruire e affermare un modello italiano e di FdI». 

QUI L'INTERVISTA A GIORGIA MELONI !

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martedì 15 settembre 2020

INTERVISTA ESCLUSIVA DI MAGDI ALLAM A L’INFORMAZIONE.INFO

                                        

Le Costituzioni dei Paesi occidentali e la Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) riconoscono la libertà di religione. Ma è giusto riconoscere tale libertà anche a quelle religioni che non la concedono ai propri fedeli, che non rispettano la parità dei sessi, che non prevedono la separazione fra Stato e Chiesa? Non sarebbe il caso di rivedere il concetto di libertà di religione contenuto in testi scritti oltre mezzo secolo fa, quando l’Islam non aveva ancora messo radici in Occidente ? 

Qui l'intervista completa !

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giovedì 21 maggio 2020

FUORICLASSE LIVE - IN DIRETTA - Giovedì 21 Maggio alle ore 21.00

Cliccate sull'immagine per seguire la conferenza.
Oppure eccola qua. 

Andrea Bassanelli, giornalista ed editore, insieme con Massimo Palermo, medico chirurgo orale,

INCONTRANO 


Giancarlo Bertollini esperto di Vini e di Marketing, con 40anni di attività nel settore e oltre 20 da Dirigente d'Azienda Industriale, Docente ai Master di Specializzazione presso l'Università di Tor Vergata per Marketing, Gestione delle Risorse Umane e Comunicazione d'Impresa.

E' stato Capo Area Italia della Cinzano Premium Brand, dove ha lavorato per 16 anni e circa 4 anni da Direttore Generale in alcune Aziende della Confcooperative. 


FUORICLASSE LIVE

In questo format giornalistico e divulgativo, in onda sui canali YouTube e Facebook sotto elencati, tutti i giovedì alle 21.00, inviteremo personaggi che si sono dimostrati “eccellenze” nel loro campo. 
Parleremo di Medicina, Scienza, Industria riconvertita, Aziende e strutture, uomini e donne che attraverso le loro capacità ed ingegno, prerogative della tradizione Italiana, hanno e stanno dando un nuovo impulso positivo alla Rinascita e Ripartenza del nostro Paese. 
Insomma quelle persone che gli anglosassoni definiscono “OUTSTANDING” e che noi Italiani definiamo “FUORICLASSE”.

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venerdì 29 dicembre 2017

L’aria viziata della politica romana.

I ricatti in Comune e la lotta per il municipio commissariato per mafia secondo un rappresentante della destra capitolina.
La politica non è più quella delle ideologie e del servizio alla collettività.
L’attività politica è una continua ricerca di equilibrio fra le istanze che portano sulla poltrona e le spinte degli interessi economici, di posizione o di lobby che da quella poltrona vogliono qualcosa.
In politica porre la questione della dignità e del rispetto per gli elettori può costare caro. Paradossalmente parlando, può minare in maniera irreversibile lo stesso percorso politico se ci si scontra con i poteri forti.
Al di là degli orientamenti politici di destra o di sinistra, quello che ci preme ricercare è la genesi dello scollamento tra la politica e la gente. Tra l’ideologia, che doveva guidare l’attività dei rappresentanti dei portatori di interessi, e i fatti, le manovre oscure.
Gli stakeholders di fatto ora non sono più gli elettori, ma una commistione tra sistema bancario, economico e di lobby. Una questione politica che ormai investe sia la destra che la sinistra, in egual misura.

Intervista a Sabbatani Schiuma, attivista e politico

Fabio Sabbatani Schiuma è fondatore e leader di Riva Destra, movimento nato nel 1993 dal primo storico circolo di Alleanza Nazionale. Attualmente è consigliere nel Municipio V di Roma ed ex vicepresidente del Consiglio comunale di Roma. In precedenza sempre la carica di consigliere capitolino, rivestita dal 1997 al 2013, con un totale di 17.000 voti di preferenza.
Come ha iniziato a fare politica?
«Tre libri letti, poco più che adolescente, mi hanno formato: Quel che non ha capito Carlo Marx di Armando Plebe, La fattoria degli animali di George Orwell e Un patibolo chiamato Loreto di Marino Piazzola. Ma senz'altro è stata la frequentazione di uno storico locale di destra nel rione Prati a Roma, oltre che l’ammirazione per le idee politiche di mio zio Enzo Schiuma, regista in Rai, che però in viale Mazzini ha sempre camminato con la schiena dritta e magari proprio per questo non ha fatto la carriera che avrebbe meritato.»
Fare attivismo politico che cosa significava?
«Io sono stato fortunato. Ho visto solo la parte finale dei cosiddetti “anni di piombo”, quando essere di destra significava andare incontro nel migliore dai casi a un pestaggio. Al massimo mi sono beccato una rigata al motorino davanti a scuola. Però ho fatto in tempo a imbrattarmi le mani di colla per attaccare manifesti. Ed era tutt'altra cosa.»
Scambi, favori, poca etica e compromessi: è davvero diventata così la politica?
«La politica è lo specchio del popolo, a tangente presa c’è tangente data, a clientelismo c’è la richiesta di qualcosa di cui non si avrebbe diritto, a politica distante c’è popolo disinteressato. Oggi, poi, è addirittura schifato. Ma è come un cane che si morde la coda, e per uscirne fuori non serve l’antipolitica, ma il ritorno a quella con la P maiuscola, ossia risolvere i problemi. D'altronde se le persone si vendono il voto per una cortesia o per una cena offerta, vuol dire che poi qualcuno si vende loro e i voti presi. Ma oramai i tempi sono duri… si sono mangiati pure quello che non c’era.»
Spesso per il rispetto di sacrosante battaglie sociali, per la dignità propria e del proprio mandato elettorale, la politica si deve inventare. Come è successo a lei, che è dovuto ricorrere a degli espedienti, a dei ricatti nel Comune di Roma, proprio quando a governare la città c’era una compagine a lei affine, la giunta Alemanno. Mi sembra un paradosso politico.
«Devo essere sincero: dei sindaci a cui ho fatto opposizione, Rutelli e Veltroni, di quest’ultimo ho comunque un buon ricordo e aveva in giunta galantuomini come il compianto assessore alla Cultura, Gianni Borgna. Ci si accapigliava in consiglio comunale, i toni erano duri, ma c’era rispetto e si parlava di politica, non di certo di mafia capitale… Ecco, non mi aspettavo di fare opposizione anche ad Alemanno, ma dopo anni di battaglie di destra sociale, soprattutto in periferia, dove raccontavamo di essere alternativa politica ed etica confronto alla sinistra, andare al governo della città per vedere poi la nostra bandiera ammainata e gli inchini ai poteri forti e al buonismo straccione, no, non me lo sarei aspettato.»
Per arrivare al concreto, ci racconta di come è riuscito a far valere un diritto inalienabile come quello della casa per chi, in uno stato di bisogno e di ragione, aveva ormai perso le speranze? Come andò quella storia?
«Premesso che per me casa e lavoro sono dei diritti che vanno garantiti, senza i quali le persone non sono davvero libere, una volta in Campidoglio dovetti fare ostruzionismo d’aula con migliaia di emendamenti contro il sindaco Alemanno per stornare un milione di euro stanziati nel bilancio a favore dei nomadi e darli per l’emergenza abitative delle famiglie italiane che attendevano una casa da anni in graduatoria. Poi nelle cronache giudiziarie ho capito il perché di questa resistenza.»
Se non erro, quella per lei è stata una vittoria e anche l’inizio della fine.
«È stato il momento in cui ho capito che il tempo dei samurai, che significa “servire il popolo”, era finito. Parole come fedeltà e onore sono cadute in disgrazia, nella vita comune. E quindi anche in politica.»
Avete aderito a Noi con Salvini. Un seggio al municipio, un coordinamento su Roma, e poi?
«Senta, le racconto la verità vera. Con i miei amici di Riva Destra, che non è un partito ma una comunità politica, avevamo aderito volentieri a quel progetto. E fin quando a governarlo a Roma e nel Lazio c’era gente come Gian Marco Centinaio, attuale capo dei senatori salviniani, abbiamo offerto militanza vera e concreta e portato numeri: la media per NcS nel mio municipio è stata il 4% e nel resto della città il 2,7%. Poi quando Noi con Salvini si è trasformato in “noi con quelli che la destra l’hanno distrutta”… no, grazie, già dato. Mi fermo qui, poiché presto qualcuno si renderà conto dell’errore fatto a imbarcare riciclati e saltapartiti. Non era questo il progetto nel quale abbiamo creduto.»
Mi viene da dire, citando un suo virtuale avversario ideologico, che i politici si trasformano in avversari delle istanze che avrebbero dovuto rappresentareMa se in politica ormai le correnti, gli scambi e i favori hanno più peso dell’ideologia, in che modo si possono risolvere problemi come l’occupazione giovanile e la crisi delle piccole e medie imprese, cosa che consentirebbe all’Italia di uscire dalla crisi?
«Le correnti, per me, se sono di pensiero portano a un dibattito e a una sintesi utilissime. Se diventano invece comitati di affari per la sola guerra di potere distruggono ogni forma di meritocrazia, e buttano nel secchio i problemi del popolo e le idee con cui risolverli. Per le questioni che lei mi elenca, ci sarebbe un dibattito da fare da qui a Natale; come posso sintetizzare la risposta? Agevolare davvero chi reinveste gli utili nell’assunzione di giovani, sostenere il microcredito, pagare meno tasse, ma pagarle tutti… Il problema resta avere governi eletti dal popolo che vadano in Europa e difenderlo e non a sacrificarlo per restare sulla poltrona e svendere l’Italia a pezzi. Dal 2011 siamo vittime di un colpo di stato, punto. Come al solito ho detto cose non politicamente corrette, lo so, ma sono fatto così, dico e faccio quello che penso e non ciò che mi converrebbe. Se vuole non la pubblichi l’intervista, non me la prenderò.»
Fonte QUI ! 

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venerdì 9 dicembre 2016

Sei racconti per sei universi femminili.

Dopo “Voci partigiane” il ritorno in libreria di Simona Teodori con la raccolta di racconti “Figlie di Eva”. La nuova prova dell’autrice romana è una raccolta di sei racconti che parlano tutti con voce di donna.
Per i nostri lettori abbiamo raggiunto telefonicamente la scrittrice per parlare di questo suo lavoro uscito il 5 dicembre.
Quando la raggiungiamo al telefono, Simona Teodori è presa dal tran tran quotidiano, fatto di impegni lavorativi e familiari, ma trova del tempo da dedicarci e, quando inizia a parlare, è un fiume in piena di entusiasmo.
Ci racconta dell’incontro con il suo nuovo editore Giulio Perrone in occasione del premio letterario “Un’estate a Roma” ricevuto nel mese di giugno durante la manifestazione “Libri a Mollo”.
Successivamente c’è stata la gradita proposta dell’Erudita Edizioni - marchio della Giulio Perrone Editore dedicato ai giovani e agli esordienti - di dedicarsi ad alcuni racconti, forma letteraria molto cara alla casa editrice romana. L’autrice parla di come ha scritto di getto, in meno di un mese, le 57 pagine che compongono “Figlie di Eva”.
Sei racconti, ognuno prende il titolo dal nome della protagonista: sei storie, sei universi femminili, sei sensibilità diverse; perché, come ci dice l’autrice, ogni donna ha la sua storia, e ogni storia è un viaggio all’ interno di un universo peculiare e unico. Di questi racconti due sono ambientati negli anni Dieci e Venti del Novecento, uno in Inghilterra e l’altro in Francia ma, nonostante l’ambientazione temporale che li caratterizza, sono portatori di un sentire universale che li rende potenzialmente adatti a qualsiasi epoca.
Prendiamo quindi spunto per chiederle cosa pensa della situazione della donna nella società di oggi: la scrittrice attinge al suo ambiente lavorativo, quello dei tribunali e della legge, e ci racconta di un mondo che ancora penalizza le donne. Poi pone l’accento su uno dei problemi che contribuisce a creare questa situazione di subalternità, l’antagonismo tra donne: secondo la scrittrice è importante che le donne si sostengano e collaborino tra loro, un concetto semplice ma che purtroppo ancora stenta ad affermarsi.
Cogliamo allora l’occasione per avere da lei un parere sulla manifestazione contro la violenza sulle donne che si è tenuta a Roma il 25 novembre scorso. E’ un tema che le sta molto a cuore e non ha alcun dubbio: più se ne parla meglio è. Bisogna continuare a discuterne, “martellare le coscienze”.
Si può fare molto con l’educazione: si deve alimentare nei giovani un senso di criticità, spingerli a sviluppare liberamente il proprio io e il proprio modo di pensare, spingerli a studiare, leggere e a non smettere mai di essere curiosi affinché possano crescere come adulti consapevoli. Questo è quello che le ripeteva sempre il nonno e che lei cerca di trasmettere ai suoi figli. Perché ragazze che crescono consapevoli saranno donne capaci di dire di no e ragazzi che crescono riconoscendo l’identità e il valore delle donne saranno uomini capaci di rispettare le loro scelte.
Infine vi informiamo sulla promozione di questo suo nuovo libro: al Palazzo dei Congressi a Roma, dal 7 all’11 dicembre, per la fiera nazionale della piccola e media editoria “Più libri, più liberi”. Ovviamente allo stand della casa editrice Giulio Perrone Editore.
Seguiranno altri eventi e presentazioni. Il 12 dicembre alle ore 18,30 si terrà la prima presentazione presso la Biblioteca Nelson Mandela in via La Spezia 21 a Roma e il 19 dicembre alle ore 18,30 la seconda presentazione si terrà presso i locali della casa editrice Giulio Perrone in via Giovanni Da Procida 30/32.
Non mancheranno, dunque, le occasioni per incontrare la scrittrice e conoscere le figure femminili a cui ha dato vita sulla carta. 
Fonte: ProLoco di Roma

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“Chi è di Destra punti su Salvini Premier”.

Parla Fabio Sabbatani Schiuma, leader di Riva Destra: 'Diamo appuntamento a Roma il 22 gennaio 2017. Lavoriamo per un grande blocco sociale, identitario, sovranista e federalista'.
Fabio Sabbatani Schiuma può essere considerato ormai uno dei protagonisti della destra sociale romana. Il leader di Riva Destra, infatti, ha sulle spalle tanti anni di consiglio comunale a Roma, tra il 1997 e il 2013, prima come vicepresidente del gruppo di AN, poi come vicepresidente del Consiglio Comunale e infine come Indipendente di Destra, dopo la sospensione dal partito voluta da Gianfranco Fini nel 2007. Nasce politicamente nel Fronte della Gioventù, entra in An ed è stato uno dei fondatori e portavoce romano de 'La Destra'. Dopo una breve parentesi di riavvicinamento al PdL, alle ultime amministrative del giugno scorso è stato candidato 'in quota Salvini' come Presidente del Municipio V, a sostegno di Giorgia Meloni: un territorio difficile e storicamente di sinistra, dove però Schiuma ha ottenuto il 22% per la coalizione. Inoltre il suo schieramento partitico, Noi con Salvini, che in tutta Roma è al 2,7%, qui ha ottenuto il 4%. A marzo scorso è stato il promotore e l'organizzatore della visita di Marion Le Pen a Roma (nella foto).
Tornato a Roma dopo un tour in tutta Italia per il No al referendum, lo abbiamo raggiunto in piazza Santissimi Apostoli, a manifestare contro un bando pubblico della Prefettura, che stanzia 103 milioni di euro per accogliere 8.074 richiedenti asilo.
"Si, nelle ultime settimane ho partecipato a molti dei tanti eventi promossi da Riva Destra. Un modo anche per testare l'ottimo stato di salute, ossia la coesione e il radicamento, del nostro movimento che, voglio anche qui puntualizzare, non è e non sarà mai uno dei tanti partiti. Riva Destra è infatti un progetto, una speranza per i tanti 'orfani' della destra italiana".
Progetto per fare e speranza di cosa? Nel frattempo state con la Lega e con Noi con Salvini.
"Noi siamo nati come primo circolo di An, ma mentre quest'ultima è morta e sepolta, noi siamo ancora vivi e vegeti. Il progetto è ora quello di trovare il modo, lo spazio politico, per continuare le nostre battaglie di destra sociale. Per questo a Roma il 22 gennaio prossimo abbiamo dato appuntamento una serie di realtà comunitarie e militanti. Con Noi con Salvini ci stiamo dove ci aprono le porte. E ricambiamo con militanza, idee e risultati elettorali, come a Roma".
Voi volete che Matteo Salvini ricostruisca la destra italiana?
"No, il punto è proprio questo. Io non mi aspetto, ma neanche lo chiedo a Salvini di costruire un partito di destra. Credo invece che lui sia il candidato premier ideale per rappresentare uno schieramento non più 'arcorecentrico' e sia anche il leader perfetto per costruire un grande blocco sociale, identitario, sovranista, federalista e alternativo alle sinistre, basato sull'esperienza del Front National. In questo contenitore vogliamo trovare cittadinanza politica per le nostre idee e per i nostri valori".
E in concreto come può avvenire tutto ciò oggi che Salvini è ancora il segretario della Lega Nord?
"Senza un movimento radicato a sud di Roma infatti non si va da nessuna parte e Salvini lo ha capito da tempo: senza rinnegare nulla, ha superato la secessione rieditando e attualizzando il federalismo del Professor Miglio, parlando comunque di difesa dei confini nazionali, di diritti degli italiani e, soprattutto, di sovranità popolare da riconquistare, in Italia, in Europa e nel mondo: Brexit e la vittoria di Trump, ci dicono che siamo sulla strada giusta".
Si, va bene, ma ancora non mi ha risposto alla domanda di come, in concreto. E aggiungo, i primi risultati elettorali, Nord a parte, sono stati modesti.
"Bisogna dare contenuti organizzativi agli slogan. Dobbiamo costruire quel progetto che il centro-sud aspetta e che lo renda protagonista. Ma non si può realizzare tutto e subito. La prima Lega, come lo stesso M5S, non è che hanno preso all'esordio percentuali a due cifre. L'importante è non fermarsi alla pesca delle occasioni:  l'emergenza immigrati, gli attentati, la crisi, senza strategia non portano altro che alla fragilità delle posizioni".
Di politiche dei veti ne è lastricata Roma però... Lei per anni è stato definito il delfino di Storace.
“Come non lo so. E con Storace ne abbiamo subiti tanti di veti, da Fini alla nascita de La Destra, da Alemanno nel ballottaggio del 2008, fino a quelli, sempre ingiusti, che lo hanno tenuto fuori alle scorse elezioni dall'alleanza per Giorgia Meloni. Di Francesco, ossia l'uomo più processato d'Italia (altro che Berlusconi), ma rimasto con le fedina penale immacolata, conosco pregi e difetti: dei secondi non parlo, ma tra i primi ci sta una grande capacità trainante e organizzativa. Con lui a capo, An fu il primo partito a Roma, si vinsero elezioni provinciali, regionali e politiche. Sono stato al suo fianco per anni, con lealtà e fedeltà, ma come nelle migliori famiglie, ci stanno pure le separazioni. Credo di poter dire che l'affetto è rimasto, anzi si è rafforzato. E poi, mai dire mai...". 

venerdì 1 aprile 2016

MELONI: l'intervista alla trasmissione Tagadà su La7.

La mia intervista alla trasmissione Tagadà su La7.
Pubblicato da Giorgia Meloni su Mercoledì 30 marzo 2016
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giovedì 24 marzo 2016

RAI: hanno invitato la persona sbagliata !

Hanno invitato la persona sbagliata!“LO STATO E’ LADRO”: PANICO A RAI TRE! PER ERRORE INVITANO QUALCUNO CHE RACCONTA LA VERITÀ SU TASSE ED ECONOMIA. ED IL CONDUTTORE “BALBETTA”.
Pubblicato da Sono senza parole su Giovedì 24 marzo 2016
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venerdì 5 febbraio 2016

SALVINI INTERVISTATO DA FORMIGLI [PIAZZAPULITA, 04/02/2016]

SALVINI INTERVISTATO DA FORMIGLI [PIAZZAPULITA, 04/02/2016]++ RIGUARDA LA SPLENDIDA INTERVISTA DI MATTEO #SALVINI A PIAZZAPULITA ++Tra i temi toccati, l'immigrazione incontrollata, il progetto di una nuova Europa e la sfida a Renzi. Numerosi gli applausi dal pubblico in studio. DA GUARDARE!
Pubblicato da Lega Nord Padania su Venerdì 5 febbraio 2016
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mercoledì 9 dicembre 2015

IL LIBERO SCIENZIATO ITALIANO ANTONINO ZICHICHI SVELA LA PIÙ SPAVENTOSA TRUFFA DELLA STORIA: IL TERRORISMO CLIMATICO.

"Clima tra 10 anni? Incalcolabile." 
Così Zichichi smonta i catastrofisti.
Il presidente della federazione mondiale degli scienziati è scettico sul vertice di Parigi: «Inattendibili le previsioni a 15 giorni, figuriamoci quelle fatte sul lungo periodo»
Eppure, gli chiediamo, esisterà un modo rigorosamente scientifico di trattare l'evoluzione del clima?
«Per descrivere in modo matematicamente rigoroso l'evoluzione del clima, sono necessarie tre equazioni differenziali non lineari fortemente accoppiate. Differenziali vuol dire che è necessario descrivere l'evoluzione istante per istante nello spazio e nel tempo (nel dove e nel quando). Non lineari vuol dire che l'evoluzione dipende anche da se stessa. Esempio: il mio futuro dipende anche da me stesso. Fortemente accoppiate vuol dire che l'evoluzione descritta da ciascuna equazione ha enormi effetti anche sulle altre. Questo sistema di tre equazioni non ha soluzione analitica; il che vuol dire nessuno riuscirà mai a scrivere l'equazione dell'evoluzione del clima. L'unica strada è costruire modelli ad hoc. Un modello matematico non è la verità scientifica ma l'equivalente del dire È così perché l'ho detto io; non a parole, ma scrivendo formule che obbediscono a ciò che io penso sia la soluzione."
Ma Lei mi sta dicendo che non si possono fare previsioni?
«Le sto dicendo che le previsioni hanno senso solo a breve termine. Quelle sul tempo di domattina hanno margini di errori bassissimi, quelle tra 15 giorni sono inattendibili. Si figuri una previsione sul clima a dieci anni. Quello che funziona bene è il cosidetto «now casting»; lo abbiamo scoperto noi con un progetto pilota della Wfs in Cina studiando il Fiume Giallo che causava migliaia di morti per le previsioni a lungo termine che davano troppo spesso falsi allarmi.La gente ignorava gli allarmi restando a casa. Fino a quando noi abbiamo introdotto le previsioni a breve termine: «now casting». Ecco perché il presidente Den Xiao Ping mi ricevette a Pechino come fossi un capo di Stato e mi disse che avrebbe sostenuto l'istituzione di un laboratorio mondiale per una scienza senza segreti e senza frontiere come facciamo al Cern e a Erice nel Centro di Cultura Scientifica che porta il nome del pupillo di Fermi, Ettore Majorana».
Professore, Lei nega che ci siamo delle emergenze ambientali?
«Io mi limito a dire che ci sono 72 emergenze planetarie che a differenza di quelle climatiche sono verificabili, certe, scientificamente provabili. Una di queste ad esempio e riguarda l'oggi, è l'acqua. Servirebbero molte risorse per renderla disponibile e pulita per milioni di persone come ha ricordato Papa Francesco».
Non negherà che l'uomo inquina e con ciò potrebbe compromettere il nostro futuro, ma anche il nostro presente.
"Si facciano Leggi che puniscano severamente l'inquinamento senza confondere i veleni con le problematiche climatologiche, come sono CO2 ed effetto serra. Bisogna demonizzare i veleni che vengono impunemente versati nell'atmosfera. L'anidride carbonica (CO2) è cibo per le piante. Se nell'atmosfera non ci fosse stata CO2 non sarebbe nata la vita vegetale. E siccome la vita animale viene dopo quello vegetale noi non saremmo qui. L'effetto serra non è un nostro nemico. Se non ci fosse l'effetto serra la temperatura di questo satellite del sole sarebbe 18 gradi sotto zero. L'effetto serra ci regala 33 gradi".

Intervista di Nicola Porro 
su Il Giornale, 5 dicembre 2015

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lunedì 30 marzo 2015

MATTEO SALVINI: IL CAPITANO PRIVATO, COME NON L'AVETE MAI VISTO.

VIDEO > IL CAPITANO PRIVATO, COME NON L'AVETE MAI VISTO
Posted by Lega Nord Padania on Lunedì 30 marzo 2015
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mercoledì 14 maggio 2014

INTERVISTA A SILVIO BERLUSCONI !


 "Ha visto che non dico bugie?". 

Silvio Berlusconi ha una specie di umiltà incorporata, va a Cesano Boscone col sorriso sulle labbra, poi si occupa di pensioni (da elevare a mille euro), di dentiere (gratuità per tutti i vecchi in difficoltà) e di pet o animali da compagnia domestica ("tutelarli per ragioni animaliste e sociali"), sa che la società è fatta di popolo, il popolo di individui e nuclei famigliari in difficoltà, ha sempre avuto un rapporto speciale con l' immenso elettorato femminile e anziano, oltre che con i ragazzi stregati dai tempi di Drive In, e non vuole mollare. Ma non si è fatto sorprendere né dal libro di Tim Geithner, l'ex segretario americano al Tesoro, il pupillo di Wall Street e della Casa Bianca di Obama primo mandato, e neppure dall'inchiesta monstre del Financial Times di Peter Spiegel sulla crisi dell'euro e i rapporti tra i grandi d'Europa e d'America.

Berlusconi aveva parlato prima. "Avevo detto che nelle mie dimissioni del novembre del 2011 c' era un elemento di coazione, che le cose si erano sviluppate e non per caso a ridosso del G20 di Cannes subito precedente la nomina di Monti senatore a vita eccetera, che un conto è il mio senso di responsabilità nazionale e un conto furono le manovre, esterne e interne, per eliminare un uomo di stato che in Europa contraddiceva il pensiero unico delle burocrazie e dell' establishment tedesco, capeggiato da Angela Merkel. Ecco qui le più rilevanti conferme da Washington e da Londra.
Puntuali. I magistrati che mi hanno perseguitato una vita senza prove li chiamerebbero 'riscontri' del colpo di stato".

Gongola, il Cav., perché Tim Geithner ha messo nero su bianco nel suo libro autobiografico appena uscito, papale papale, che gli eurocrati di Bruxelles, "i quali - osserva Berlusconi - agiscono sempre su mandato di alcuni governi", a un certo punto chiesero agli americani di aiutarli a cacciare da Palazzo Chigi il presidente eletto, ricevendo un rifiuto dall' Amministrazione americana, ma intestardendosi nel progetto di interferenza abusiva e di violazione delle regole democratiche.

E per sovrammercato c'è quella "stupenda" dichiarazione di Barack Obama, riportata dal Financial Times, davanti a una Merkel incapace di trattenere calde lacrime: "I think Silvio is right", penso che Berlusconi abbia ragione quando rifiuta di sottoporre l'Italia, "che non ne aveva alcun bisogno" aggiunge il Cav., al drammatico stress di un salvataggio mediante il Fondo monetario e l'Ue: "Dicono di aver evitato all'Italia di finire come la Grecia, i nostri sapientoni, in realtà avevano tentato di cacciare il nostro paese, con la strategia dello spread, in una condizione alla greca. Io l'ho impedito, ma quando ho visto che si apriva un fronte interno di desolidarizzazione, al quale non era estraneo perfino il capo dello stato, quando ho capito che l'interferenza era arrivata al suo culmine, ho preferito mettere l'interesse del paese alla stabilità nell'emergenza davanti allo scandalo di una cacciata dalla guida dell'esecutivo dell'ultimo presidente italiano scelto dal popolo. Cioè chi le parla. Ma lo scandalo resta, e se l'informazione fosse una cosa più seria e più libera di quella che effettivamente è, se ne parlerebbe e si indagherebbe anche in Italia, non solo a Washington e a Londra".

Berlusconi ride delle pretese di un Grillo, e anche dei pugni sul tavolo un po' infantili di un Renzi: "Non ne sanno nulla" - dice al Foglio - "conoscono solo le chiacchiere, ma non la realtà politica del confronto in Europa, e della battaglia, poi parzialmente vinta, per una Bce e per istituzioni sovranazionali capaci di una politica espansiva, non solo finanziaria, in difesa delle economie reali d' Europa".

"E quella battaglia continua adesso, anche con queste elezioni: da un lato i chiacchieroni, che chiedono il voto in premio alla demagogia o all'attivismo senza una direzione chiara, dall'altro il sottoscritto, cioè chi ha cercato con successo di fermare il treno crisaiolo della Bundesbank e delle eurocrazie, e per questo ha pagato il prezzo che ormai sappiamo alle sue scelte lineari".

Se aveva ragione nel braccio di ferro con la Merkel, come gli riconosce Obama (e nessuna smentita è arrivata al Financial Times), non avrebbe dovuto resistere? "Era forse nel mio interesse personale, oltre che nelle regole della democrazia italiana e di quella europea, ma la serie di manovre convergenti del fronte esterno e di quello interno avevano reso l'aria irrespirabile, e ora che le cose vengono in chiaro si capisce il perché, anche il perché della mia scelta ispirata al senso dello stato.
Una scelta che è arrivata solo dopo che l'Italia aveva ottenuto, anche a Cannes, la garanzia di essere lasciata in  pace alle sulle riforme, da me tutte avviate o realizzate nei miei anni di governo".

Comunque, dice Berlusconi, "ora il problema è il futuro, visto che Mario Draghi ha fatto parte di quanto era dovuto e la situazione è ritornata parzialmente sotto controllo, su una linea che era la nostra linea: espansione monetaria, credito capace di trasmettersi a tutto il sistema e liquidità in difesa non del sistema bancario ma della salvezza finanziaria del risparmio e degli investimenti di imprese e famiglie".

"Ora - aggiunge - bisogna compiere l'opera.
Grillo in Europa è affetto da impotentia coeundi, non può muovere uno stecchino nella fitta trama dei populismi di serie B in cui si è cacciato per sua colpa: il suo voto serve a niente, è puro sberleffo, è nichilismo.
Renzi deve ancora imparare molte cose, per certi versi è un buon emulo del meglio dei nostri governi, ma per altri versi è prigioniero delle forze di sistema che assorbono e spengono lo slancio di qualunque riformismo a sinistra.

E allora per combattere in Europa, per una moneta che non sacrifichi con la sua forza apparente la ripresa e la crescita delle nazioni, per un vero rilancio è voto utile solo il voto a chi, parola di Obama e parola di Berlusconi, in quella circostanza decisiva was right, aveva ragione".

"Sono esterrefatto - conclude Berlusconi - dall'inchiesta del New York Times sull'impossibilità per le piccole imprese anche solo di discutere con le banche le linee di credito necessarie all'economia della produzione, dell'innovazione e del rilancio. E' pazzesco. Le banche sono state inondate di liquidità ma la sua trasmissione alla rete dell'industria, dell'artigianato e del commercio è ancora sostanzialmente bloccata.
Ora faccio una Lega per il credito giusto, e vediamo alla fine chi la vince, questa battaglia in nome dei veri interessi dei popoli europei, contro i formalismi della burocrazia più incapace del mondo".

Fonte: Il Foglio, 14 maggio 2014 


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