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lunedì 15 giugno 2015

Mafia Capitale, sequestrati 16 milioni di euro a Buzzi.

I beni riconducibili al "ras" delle cooperative confiscati dalla Guardia di Finanza del comando provinciale di Roma.
Una cifra da capogiro: 16 milioni di euro. A tanto ammontano gli "ulteriori beni" che i finanzieri del Comando Provinciale di Roma, in prosecuzione delle attività svolte dal Ros dei Carabinieri e nel quadro delle indagini su Mafia Capitale, stanno sequestrando questa mattina. In particolare si tratta di beni riconducibili al "ras" delle cooperative Salvatore Buzzi. 

Nel mirino delle fiamme gialle la sede di viale Togliatti. Il nuovo provvedimento di sequestro, emesso dalla sezione Misure di prevenzione del tribunale di Roma ed eseguito dal Gico del nucleo di polizia tributaria, riguarda le quote societarie, il capitale sociale e l'intero patrimonio aziendale, comprese le disponibilità finanziarie, della Sarim Immobiliare srl che ha sede in viale Togliatti 1639 e che opera nel settore della "locazione immobiliare di beni propri". La società, legalmente rappresentata e partecipata (quota del 6%) da Emanuela Bugitti, raggiunta da ordinanza cautelare per "Mafia Capitale" il 2 dicembre 2014 e il 4 giugno scorso, dallo stesso Buzzi (quota del 6%) e da Carlo Maria Guarany (quota 1%), risulta controllata dalle cooperative "29 Giugno" per il 48%, e "Formula Sociale arl Onlus" per il 4%, entrambe già oggetto di sequestro sei mesi fa

Il patrimonio detenuto dalla Sarim Immobiliare Srl si sostanzia in disponibilità finanziarie, partecipazioni societarie e, soprattutto, in una unità immobiliare di ben 2.750 mq, ubicata a Roma, in via Santa Maria di Loreto n. 35, utilizzata dalle cooperative di Buzzi quale casa di accoglienza, dedicata a categorie protette (donne, minori, rifugiati e richiedenti asilo). Il valore dei beni oggi cautelati ammonta a circa 16 milioni di euro, portando il sequestro totale dei beni cautelati nell'ambito dell'Operazione "Mondo di Mezzo" ad oltre 360 milioni di euro. "Prosegue ininterrottamente - sottolinea la nota delle fiamme gialle - da parte del Tribunale di Roma e della Guardia di Finanza, il recupero di spazi di legalità economica". 

IL TEMPO - Redazione online

www.studiostampa.com

sabato 11 aprile 2015

Qualche riflessione sulla questione ROM (alias ZINGARI).

Fabio Sabbatani Schiuma
- Riflettiamo un attimo: la sinistra ben pensante si riempie la bocca nella difesa dei loro diritti, usi e costumi e da anni fa percepire suon di milioni ai soliti noti (Opera Nomadi, Sant'Egidio ecc) di euro per la cosiddetta integrazione, che passa innanzitutto per la scolarizzazione dei bambini rom. E' un atto - dicono - che serve per farli... appunto integrare e perchè le leggi italiane parlano di 'scuola dell'obbligo' per i minori. Ora, la prima domanda sorge spontanea: ma se devono rispettare le nostre leggi, perché se a una coppia di rom che non li manda a scuola, il tribunale dei minori sentenzia sempre il 'ricongiungimento con il nucleo familiare', anche in caso di evidente stato di abbandono del minore, per non parlare della flagranza del 50esimo piccolo furto nella quale vengono spesso sorpresi, mentre a una coppia di italiani viene sospesa la patria potestà in un batter baleno per cose molto meno gravi? E ancora: vogliamo difendere i loro diritti e le loro tradizioni? Bene, allora nella antica cultura 'gitana', la lettera scritta non esiste e viene sostituita dalla tradizione orale, dalla magia del suono: non è una violenza allora mandarli a scuola e costringerli all'alfabetizzazione? Dal 1997 ho fatto il consigliere comunale di Roma e allora il sindaco Rutelli, tramite il suo assessore alle politiche educative, Fiorella Farinelli (CGIL doc), iniziò a sperperare i nostri soldi con la scolarizzazione: 5 miliardi di lire annui. Negli anni successivi, anche con le giunte Veltroni, ho sempre attaccato su questo tema contestando i loro numeri e l'efficacia poi di questo sistema: mi rispondevano che 'il 70% dei bimbi rom si è iscritto a scuola però!'. E ribattevo, dati alla mano, che mi andavo a spulciare tra la reticenza delle coordinatrici didattiche politicizzate, che 'solo il 20% è poi frequentante', ossia che i genitori - quando lo sono realmente e non si sono venduti i figli ad altre coppie per il business dell'accattonaggio e della piccola criminalità - a scuola non ce li mandano proprio. Proponevo quindi di smetterla con questo sperpero inutile di denaro pubblico, almeno, invece di far passare il pulmino delle solite associazioni amiche loro, davanti al campo per portarli a scuola, ci fosse la cosiddetta 'presa in carico': il personale delle associazioni entra nel campo e va direttamente a prendere il bambino, lo porta a scuola e poi lo riconsegna a casa. Troppo costoso però: dov'è poi il lucro? Ovviamente la mia prima interrogazione fu per chiedere almeno di provvedere, all'interno dei plessi delle scuole dell'integrazione, affinché i bambini rom arrivassero in classe docciati, poiché il loro stato di sporcizia era la prima barriera divisoria con gli altri bambini. Sia per la presa in carico che per l'igiene dei bambini, per la sinistra il razzista ero io e nelle risposte alle mie interrogazioni scrivevano proprio così: 
"linguaggio e metodi evidentemente razzisti".

Fabio Sabbatani Schiuma - Segretario Nazionale di Riva Destra

www.studiostampa.com

mercoledì 23 maggio 2012

Mafia, Confische e Rinascita !


Due minuti soli per metterVi al corrente di alcune importanti iniziative di Libera di Don Ciotti, che sicuramente molti di voi già conoscono e sostengono.
Oggi apre La bottega dei sapori e dei saperi della legalità "Pio La Torre" in via dei Prefetti 23 a Roma. La bottega mette in vendita i prodotti coltivati sui terreni confiscati alle mafie. Potrete trovare oltre a dell'ottimo vino (provato personalmente) anche tutti i frutti del lavoro, del coraggio e della passione dei ragazzi della cooperative che ogni giorno lavorano le terre che appartenevano alle mafie.
Il 2 giugno Napolitano offrirà agli ospiti i prodotti delle terre confiscate ai boss. Ci saranno le maglie siciliane e i paccheri di Gragnano, il cous cous, il pesto di peperoncini e le melanzane a filetti della Piana di Gioia Tauro, i legumi di Piana degli Albanesi, le mozzarelle delle terre di don Peppe Diana, i tarallini e le friselle Pugliesi, le torte con la composta di limoni di Sicilia. 
(Articolo pubblicato su Repubblica del 18 maggio 2012 a firma di Alessandra Ziniti.)
... Un buon motivo per brindare!....

giovedì 18 novembre 2010

Mafia-Stato, chi trattò veramente.

Pubblicata da http://www.governoberlusconi.it/ il giorno giovedì 18 novembre 2010 alle ore 10.15

Dopo anni di insinuazioni più o meno velate, di indagini della magistratura, più o meno politicizzata, di inchieste giornalistiche, più o meno faziose, piano piano, con grande fatica, stanno uscendo brandelli di verità sulla trattativa Stato-mafia. Una verità davvero scomoda per chi in questo periodo non ha lesinato veleni nei confronti di Silvio Berlusconi, indicato da taluni insieme con alcuni suoi collaboratori come possibile regista dei colloqui con Cosa nostra. Neanche la contraddizione delle date, che collocano la trattativa nel '93, quindi ben prima della discesa in politica del fondatore di Forza Italia, è servita a fermare i propalatori di fango, i diffamatori di professione. Oggi, di colpo, il quadro sta mutando. Immaginiamo la sofferenza di certi quotidiani, costretti da una parte a scrivere ciò che sta avvenendo, e dall'altra ad ammettere che la famosa trattativa, se mai c'è davvero stata, ha avuto come registi personaggi lontani anni luce da Berlusconi e vicini, molto vicini, al mondo storicamente di sinistra.
[http://www.ilquadernoazzurro.info/2010/11/mafia-stato-chi-tratto-veramente.html]
In sostanza, secondo testimonianze, documenti e dichiarazioni dei governanti dell'epoca, di fronte alla recrudescenza della stagione stragista '92-'93, ci sarebbe stata una prima "concessione" alle cosche attraverso la revoca del 41bis nei confronti di 140 mafiosi all'indomani dell'attentato a Maurizio Costanzo. Di fatto, la linea dura dello Stato cominciò all'indomani delle stragi di Capaci e via D'Amelio, per poi cominciare a scemare dopo le bombe di Roma, Firenze e contro Costanzo.
E chi furono i protagonisti da parte dello Stato? Lo rivelano gli stessi interessati: il ministro della Giustizia, Giovanni Conso, il direttore delle carceri, Antonio Amato. Tutti pronti a spiegare che non di concessioni si trattava ma di un fisiologico passo indietro rispetto alle linee dure, che nelle parole dello stesso Amato doveva essere considerata assolutamente emergenziale. Dunque, non Berlusconi, non Dell'Utri.
Con grande scioltezza, senza un minimo di vergogna, nessuno dei quotidiani pensa minimamente a cospargersi il capo di cenere e tanto meno di chiedere scusa.
Ma c'è di peggio. Tutti, compresi i giornali che stanno seguendo la cronaca di questi fatti, sono concordi nel ritenere che mai e poi mai Conso avrebbe potuto alleggerire il 41bis nei confronti dei mafiosi. Eppure, con grande destrezza, non c'è uno di questi grandi giornalisti che cita il nome del presidente del Consiglio sotto il cui governo avvenne la presunta trattativa: Carlo Azeglio Ciampi. Si, proprio l'ex presidente della Repubblica, oggi così pronto ad attaccare Berlusconi e ieri in trincea al Senato con elmetto e fucile per salvare come un semplice peones il traballante governo Prodi.
Quindi, non solo vengono smentite tutte le menzogne, illazioni e insinuazione nei confronti di Berlusconi, ma sembra che il quadro si capovolga. Ed è per questo che la stampa riesce a far finta di ignorare le due notizie più importanti: il presidente del Consiglio non c'entra nulla e se trattativa c'è davvero stata è avvenuta durante il governo Ciampi.
E questo, ai suoi abituali incensatori, sempre così solerti nel dipingerlo come un maestro di moralità, non deve certo avere fatto piacere. Per loro esiste solo il Ciampi "padre della patria senza macchia e senza paura" che intervistato pochi giorni fa dalla Dandini in tv, diceva: «Io do molta importanza all'etica della persona e delle istituzioni; due cose disgiunte ma che si congiungono nell'uomo. L'etica delle persone vuol dire dignità propria e del proprio prossimo, quindi rispetto delle persone umane che oggi sento molto debole. Ancor più sento debole il rispetto delle istituzioni. Noi le sentiamo poco. Ci vuole il culto delle istituzioni, interpretarle, rispettarle. Accrescerne la dignità. Ecco mi è molto cara la parola dignità». Già, la dignità delle istituzioni. Anche dopo la trattativa Stato-mafia? 

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