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giovedì 27 marzo 2014

Lo stato controlla il gioco d’azzardo?


martedì 25 marzo 2014

SURGELATI: LA CATENA DEL FREDDO !

Vorrei che si rendesse OBBLIGATORIO il bollino ROSSO sui surgelati (che si scurisce se viene interrotta la catena del freddo). Questo bollino esiste ma in Italia non viene applicato e rischiamo spesso di acquistare prodotti scongelati e nuovamente surgelati ! 
Quando si parla di “Catena del Freddo” il primo pensiero corre ai prodotti surgelati.
L’accostamento è esatto, anche se i surgelati non sono la sola categoria alimentare interessata a questa importante “catena”, garanzia di qualità, igiene e sicurezza alimentare; hanno, infatti, una loro catena tutti quei prodotti che, nel percorso dal produttore al consumatore, devono essere mantenuti ad una data temperatura, anche superiore a 0°C, come nel caso dei refrigerati.
I surgelati si distinguono in questo panorama perché devono essere commercializzati ad una temperatura massima di -18°C e questo requisito contribuisce al mantenimento della qualità originaria del prodotto.
I SURGELATI: UNA CATENA DI QUALITÀ.
Ma facciamo un passo indietro: cosa si intende per “Catena del Freddo” quando si parla di prodotti surgelati?
Nella figura allegata è schematizzato l’iter dei prodotti surgelati dalla cella di conservazione del produttore (generalmente tenuta a -28° C) fino al posizionamento nel banco di vendita.
Durante questo percorso si possono susseguire le seguenti operazioni:
- carico del prodotto su appositi mezzi di trasporto,
- scarico,
- trasporto del prodotto in pedane (unità di trasporto dei cartoni),
- trasporto del prodotto in cartoni (contenitori delle singole confezioni),
- stoccaggio in celle frigorifere intermedie,
- carico dei banchi di vendita.
Ogni singola operazione è vista come un anello di una catena in cui non si deve mai fare innalzare la temperatura del prodotto surgelato; l’unione di questi anelli costituisce la cosiddetta “Catena del Freddo” dei prodotti surgelati.
Ma in che modo gli Operatori garantiscono che la “Catena del freddo” non si interrompa?
Gli Operatori (produttori, trasportatori, distributori) sono chiamati a dare il loro contributo, facilitati in questo da un insieme di norme, chiare e valide per tutta l’Europa, che qui di seguito accenniamo, ricordando che il processo di surgelazione consiste nel portare il prodotto, con la necessaria rapidità, ad una temperatura di -18°C in tutti i suoi punti. 


domenica 9 marzo 2014

Acqua, controlli sugli allevamenti Paura per mozzarelle e latte contaminati.

Anche il latte di migliaia di mucche allevate a Roma Nord potrebbe avere una concentrazione di arsenico fuori legge. Lo stesso latte che, attraverso aziende e caseifici, arriva sulle tavole dei romani, imbottigliato o sotto forma di mozzarelle, ricotte e latticini vari. Per questo la Asl Roma E ha deciso di vederci chiaro e giovedì scorso ha avviato controlli a tappeto, mandando i propri ispettori a campionare il prodotto delle mucche di Tragliatella e degli altri quartieri che fino alla settimana scorsa si sono serviti dell'acqua fuori norma distribuita dall'acquedotto regionale dell'Arsial, il carrozzone pubblico della Regione Lazio, sfruttato come un bancomat della politica. Acqua all'arsenico che questi animali hanno bevuto per anni. I risultati degli esami sono attesi per la prossima settimana, nel frattempo tra gli allevatori regna il terrore: «Se per il nostro latte venissero confermati valori fuori legge, per noi sarebbe un danno commerciale enorme». E il danno, se le analisi accertassero la presenza di sostanze tossiche, sarebbe anche per tutti i consumatori che finora si sono nutriti con i prodotti derivati da questo latte. 


martedì 25 febbraio 2014

ROMA, RISTORANTI CINESI: COME VENDERE CIBO GUASTO E PRODOTTI SCADUTI.




POLIZIA ROMA CAPITALE - CONTROLLO ATTIVITÀ COMMERCIALI CINESI.




venerdì 10 gennaio 2014

CANI e PADRONI: Ottima iniziativa. DA IMITARE !




giovedì 31 ottobre 2013

ALIMENTAZIONE: Ministero della Salute - Autocontrollo e HACCP

Autocontrollo e sistema HACCP non sono termini sinonimi. Il concetto di autocontrollo ha una valenza più ampia che discende dalla responsabilizzazione dell’Operatore del settore alimentare (OSA) in materia di igiene e sicurezza degli alimenti e corrisponde all’obbligo di tenuta sotto controllo delle proprie produzioni.

L’autocontrollo è obbligatorio per tutti gli operatori che a qualunque livello siano coinvolti nella filiera della produzione alimentare.
L’HACCP (Hazard analysis and critical control points) è invece un sistema che consente di applicare l’autocontrollo in maniera razionale e organizzata. È obbligatorio solo per gli Operatori dei settori post-primari.
Il sistema HACCP è quindi uno strumento teso ad aiutare gli OSA a conseguire un livello più elevato di sicurezza alimentare.

I principi su cui si basa l’elaborazione di un piano HACCP sono 7:
  1. Identificare ogni pericolo da prevenire, eliminare o ridurre
  2. Identificare i punti critici di controllo (CCP - Critical Control Points) nelle fasi in cui è possibile prevenire, eliminare o ridurre un rischio
  3. Stabilire, per questi punti critici di controllo, i limiti critici che differenziano l’accettabilità dalla inaccettabilità
  4. Stabilire e applicare procedure di sorveglianza efficaci nei punti critici di controllo
  5. Stabilire azioni correttive se un punto critico non risulta sotto controllo (superamento dei limiti critici stabiliti)
  6. Stabilire le procedure da applicare regolarmente per verificare l’effettivo funzionamento delle misure adottate
  7. Predisporre documenti e registrazioni adeguati alla natura e alle dimensioni dell’impresa alimentare.
La prima codifica normativa in Europa risale al 1993 con la Direttiva 43/93/CEE (recepita in Italia con il D. Lgs 26 maggio 1997 n. 155, ora abrogato). Questa normativa è stata sostituita dal Regolamento CE 178/2002 e dal Regolamento CE 852/2004.

Data l’ampia gamma di imprese alimentari prese in considerazione dal Regolamento CE 852/2004 e la grande varietà di prodotti alimentari e di procedure di produzione applicate agli alimenti, sono state redatte dalla Commissione Europea delle Linee guida generali sullo sviluppo e sull’applicazione delle procedure basate sui principi del sistema HACCP come documento diretto ad aiutare tutti coloro che intervengono nella catena della produzione alimentare.
Tali linee-guida si ispirano principalmente ai principi enunciati nel “Codex Alimentarius” CAC/RCP 1-1996 Rev 4-2003 (versione in italiano e versione italiano/inglese) e forniscono indicazioni su un’applicazione semplificata delle prescrizioni in materia di HACCP in particolare nelle piccole imprese alimentari.

Considerando un’impresa alimentare, il responsabile del piano di autocontrollo deve predisporre e attuare il piano con l’ attiva partecipazione della dirigenza e del personale avvalendosi, se del caso, di un supporto tecnico-scientifico esterno.
Il piano deve essere applicabile e applicato, finalizzato a prevenire le cause di insorgenza di non conformità prima che si verifichino e deve prevedere le opportune azioni correttive per minimizzare i rischi quando, nonostante l’applicazione delle misure preventive, si verifichi una non-conformità.
L’obiettivo principale è istituire un sistema documentato con cui l’impresa sia in grado di dimostrare di aver operato in modo da minimizzare il rischio. Tuttavia, in alcuni casi come nelle piccole imprese, l’applicazione del sistema HACCP può risultare complessa.

E’ necessario comunque che la corretta predisposizione e applicazione di procedure, se pure semplificate, consenta nell’ambito del processo produttivo, il controllo e la gestione dei pericoli.
L’applicazione dei principi del sistema dell’analisi dei pericoli e dei punti critici di controllo (HACCP) alla produzione primaria non è ancora praticabile su base generalizzata, ma si incoraggia l’uso di prassi corrette in materia d’igiene in questo settore.
Per facilitare l'adozione di piani di autocontrollo adeguati vengono resi disponibili Manuali di Corretta Prassi Igienica (Good Hygiene Practice o GHP), che costituiscono documenti orientativi voluti dalla normativa comunitaria ed utilizzabili come guida all'applicazione dei sistemi di autocontrollo.

domenica 8 settembre 2013

Sigarette elettroniche? Come i cerotti alla nicotina, o anche meglio

Le sigarette elettroniche funzionano bene quanto i cerotti alla nicotina per smettere di fumare, e molto meglio per ridurre il consumo quotidiano di sigarette al tabacco. Lo dimostra uno studio appena pubblicato sulla prestigiosa rivista medica "The Lancet", il primo in assoluto a mettere a confronto i due metodi valutando gli effetti sulla salute in un ampio gruppo di soggetti - oltre 650 - nella vita reale. Ma il vero potenziale della e-sigaretta non sarebbe come aiuto per smettere, ma come prodotto meno dannoso per i fumatori in generale. (red)
Fonte: Le Scienze - Articolo Completo QUI !

www.studiostampa.com

sabato 21 gennaio 2012

“Per salvare il Concordia bastavano due Euro”

L’ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso scrive al Corriere
Caro direttore, su questo incredibile disastro si e’ scritto di tutto. Alcuni aspetti fondamentali, pero’, sono stati trascurati”. Inizia cosi’ la lettera dell’ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso al ‘Corriere della Sera’. Si chiede Bertolaso: “Abbiamo un sistema di controllo del cielo, molto meno frequentato del mare, che ci consente di seguire ogni aereo, anche il piu’ piccolo, in ogni sua mossa.
APP DA DUE EURO – Con le navi, come siamo messi? Possibile che un tratto di mare cosi’ trafficato come quello toscano sia attraversato da mezzi navali che nessuno segue, che nessuno monitora, anche enormi come la nave affondata al Giglio?”. Se il comandante fosse stato ai comandi di un aereo da turismo – e’ il ragionamento di Bertolaso – sarebbe stato inseguito prima del disastro, non dopo, dalla voce di chi lo richiamava al rispetto delle norme sul volo. Chi va per mare conosce bene un sistema che oggi usano pure le barche a vela: l’Ais, segnale anticollisione: e’ disponibile anche sull’iPhone, grazie al programma “marine traffic”, costa 2 euro e da’ tutte le indicazioni sulle navi in movimento, con rotta e velocita’. Perche’ nessuno ha controllato cosa faceva una nave con 4.000 anime a bordo?”.
I SOCCORSI - Quindi una considerazione sull’inchino’: “Sembra che il passare vicino alla costa fosse abitudine, non un caso eccezionale, per questa e forse per altre navi di quelle caratteristiche e di quella stazza. Una notizia del genere rappresenta una denuncia ben piu’ pesante delle accuse rivolte allo sprovveduto comandante della Costa”.
E conclude sui soccorsi: “Tanti hanno lavorato per ore e ore, tanti hanno affrontato situazioni difficili, tanti hanno dato prova di eroismo. Ma chi ha coordinato i soccorsi? Chi ha preso in mano la gestione dell’intera operazione, dall’accoglienza dei superstiti ai rapporti con le autorita’ degli altri Paesi, dalla lista dei passeggeri alla ricerca dei dispersi, fino alle misure per la messa in sicurezza dell’ambiente? Chi informa l’opinione pubblica? Nessuno”. (AGI) 



IL VOSTRO UFFICIO STAMPA

giovedì 1 dicembre 2011

VINO: VALORITALIA, CONTROLLATO 75% PRODUZIONE ITALIANA QUALITA'

(AGI) - Controlli su 183 denominazioni (139 DOC e 44 DOCG) con una copertura di circa il 75% della produzione e a denominazione del nostro Paese. Praticamente una superficie di circa 163.000 ettari: 226.388 campi di calcio uno accanto all'altro. Per un totale di circa 12.5 milioni di quintali di uva all'anno, quasi 8 milioni di ettolitri di vino imbottigliato, vale a dire oltre 1 miliardo di bottiglie da 0,75. Un quantitativo in grado di riempire 75mila tir, creando una fila da Torino a Taranto. Quasi 200mila i pareri emessi nei primi mesi del 2011, 15mila quelli ispettivi tra vigneto e cantina, 345 le Non Conformita' lievi rilasciate, 636 le non conformita' gravi. Questi i numeri che hanno caratterizzato l'operato di Valoritalia, organismo istituzionale nato nell'agosto del 2009 in risposta alla normativa europea sull'obbligo della terzieta' nel sistema dei controlli per la certificazione dei vini di qualita'. Il 2011 ha confermato l'operativita' di Valoritalia che ha presentato i dati degli ultimi 12 mesi e il programma del 2012 nel corso di un incontro che si e' svolto Roma. "Rispetto a un anno fa - ha commentato Luigino Disegna, Presidente Valoritalia - abbiamo aumentato il nostro raggio d'azione passando da 160 a 183 denominazioni controllate. Un significativo incremento che tradotto in termini pratici, racconta di decine di migliaia di aziende vitivinicole di trasformazione e di imbottigliamento sottoposte al sistema di Valoritalia". Un lavoro che oltre a rappresentare la garanzia su ogni singola denominazione, costituisce anche un fondamentale database per tutti gli addetti ai lavori cui e' destinato un volume di 272 pagine suddivise sulla base delle regioni italiane comprendenti le zone di produzione dei Vini a Denominazione di Origine controllati da Valoritalia. Una sorta di banca dati in grado di fornire notizie esaurienti e precise sui reali volumi di uva prodotti in vendemmia, sulla quantita' di vino ottenuto, su quanta parte di questo vino venga poi concretamente imbottigliata, sull'ammontare delle giacenze e su dove queste si trovano. In occasione della diffusione dei dati 2011, Valoritalia ha inoltre presentato il portale dell'organismo di controllo ( http://www.datidop.valoritalia.it/ ) che, oltre a offrire la possibilita' di visualizzare e scaricare in pdf i dati annuali, consente di scaricare le tabelle rappresentanti le comparazioni trimestrali relative alle certificazioni e agli imbottigliamenti di ciascuna denominazione. "Si tratta di informazioni - ha precisato Ezio Pelissetti, Consigliere Delegato Reparto Regolamentato - che rappresenta un autentico patrimonio sia per i produttori, sia per altri attori della filiera. Con questo lavoro restituiamo ai produttori ed agli operatori i dati del vigneto a Denominazione di Origine Italiano, delle produzioni e del loro andamento negli anni. Un lavoro faticoso ma indispensabile per proteggere e migliorare lo status di uno dei prodotti piu' importante del Made in Italy".

IL VOSTRO UFFICIO STAMPA

mercoledì 9 marzo 2011

GAS ED ELETTRICITA': RECLAMI AL GARANTE

Scheda Pratica di Rita Sabelli 3 marzo 2011 20:06
L'Autorita' Garante per l'Energia ed il Gas (AEEG), oltre a regolamentare il mercato fissando i prezzi e le condizioni di vendita del gas e dell'energia elettrica -anche, in parte, per le societa' che operano sul mercato libero-, ed a vigilare e controllare il rispetto delle norme e delle proprie disposizioni, accoglie segnalazioni e reclami degli utenti.
Dal Dicembre 2009 e' attivo lo Sportello del Consumatore che offre servizi di informazione e di gestione dei reclami.
CHIEDERE INFORMAZIONI
E' possibile ottenere informazioni sulle regole del mercato libero dell'energia e del gas, sulle tariffazioni, sui diritti dell'utente nei riguardi dei gestori, su come trovare e valutare una nuova offerta, etc.
Per farlo si puo' accedere al sito (clicca qui) o fare una specifica richiesta con queste modalita':
Per telefono: numero verde 800.166.654 da telefono fisso o 199 419 654 da cellulare (a pagamento)
Per fax: numero verde 800 185 024
Per e-mail: info.sportello@acquirenteunico.it
Per lettera:
Sportello per il consumatore di energia c/o Acquirente Unico
Richiesta Informazioni - Via Guidubaldo Del Monte 72 - 00197 Roma.
PRESENTARE UN RECLAMO
Si parla di reclami relativi a contratti di fornitura di gas ed elettricita' che possono riguardare qualsiasi aspetto del rapporto (bollette che non arrivano o arrivano in ritardo, fatturazioni irregolari rispetto ai piani tariffari contrattuali o rispetto ai consumi, richieste dell'utente non rispettate, distacchi illegittimi, attivazioni indebite, inadempienze varie).
Presso lo sportello del consumatore e' presente l "Unita' reclami" che svolge una sorta di attivita' di consulenza, con potere di intervento nei confronti dei gestori/venditori di energia elettrica e gas.
Ci si rivolge a questa unita' dopo aver inutilmente reclamato presso il proprio fornitore di energia e/o gas, non ricevendo risposta o ricevendone una non soddisfacente.
Successivamente l'unita' reclami fornisce per iscritto indicazioni per la soluzione delle problematiche segnalate e informazioni sulle eventuali iniziative intraprese in merito. Puo' infatti, a suo giudizio, coinvolgere l'Autorita' al fine di intervenire direttamente presso il gestore/venditore o -previa istruttoria- di comminare sanzioni a carico dello stesso.
Se la documentazione presentata non fosse sufficiente lo sportello puo' chiedere all'utente di integrarla.
Il reclamo potrebbe anche essere archiviato se ritenuto infondato, non meritevole di intervento diretto dell'Autorita' , oppure se non vi e' stata integrazione della documentazione entro il termine dato. L'archiviazione avviene anche nel caso in cui il gestore/venditore intervenga soddisfacendo le richieste.
La procedura
Come gia' detto, occorre dimostrare di aver inviato un reclamo, o una contestazione, al proprio gestore, documentando la ricezione dello stesso (avviso di ricevimento di una raccomandata o di un telegramma, ricevuta di consegna a mano, conferma scritta di ricevimento di un fax, messaggio di posta elettronica, etc.).
Ci si puo' rivolgere al Garante se a fronte di tale contestazione:
- e' giunta risposta negativa;
- e' giunta risposta non soddisfacente;
- non e' giunta risposta entro il termine massimo previsto dal contratto (40 giorni solari quello fissato dall'Autorita' garante con Delibera 164/08).
Il reclamo puo' essere presentato allo stesso tempo al venditore/gestore e all'Unita' reclami dell'Autorita' garante solo se si riferisce a situazioni che possono causare pericolo di danni gravi e irreparabili (gas staccato nei mesi invernali, mancanza di energia prolungata che danneggia merce di un negozio, etc.)..
Il reclamo all'Unita' reclami dell'Autorita' garante deve essere presentato per iscritto indicando questi elementi:
- dati anagrafici completi del soggetto reclamante (nome, cognome, indirizzo);
- indicazione del venditore/gestore di energia o gas e del contratto a cui il reclamo si riferisce;
- descrizione dell'irregolarita' lamentata con eventuali elementi di prova;
- ragioni che eventualmente giustificano la presentazione contestuale del reclamo al gestore/venditore e all'Unita' reclami del garante (danni gravi detti sopra).
Vanno allegati:
- copia del reclamo inviato al proprio fornitore di energia o gas con prova di ricezione;
- copia dell'eventuale risposta dello stesso;
- copia del contratto (se disponibile) o altra documentazione relativa al contratto;
- copia integrale dell'ultima bolletta ricevuta con i dati che identificano l'utenza (punto di fornitura e nome del venditore).
Se la documentazione fosse ritenuta incompleta sara' la stessa Unita' reclami a chiederne integrazione.
L'invio della documentazione puo' avvenire:
Per fax: al numero verde 800 185 025;
Per e-mail: all'indirizzo reclami.sportello@acquirenteunico.it ;
Per lettera: all'indirizzo
"Sportello per il consumatore di energia c/o Acquirente Unico
Unità Reclami - Via Guidubaldo Del Monte 72 - 00197 Roma.
E' possibile chiedere informazioni sullo stato dei reclami inviati chiamando il numero verde 800.166.654.
LA VIA GIUDIZIARIA
Se anche il reclamo non sortisse gli effetti desiderati la via naturale sarebbe fare causa al fornitore di energia e/o gas davanti al Giudice di pace (se il valore del contendere non superasse i 5.000 euro, altrimenti in Tribunale).
In generale i passi consigliati possono cosi' riassumersi:
1 - invio di contestazione formale (messa in mora) al fornitore di gas e/o elettricita';
2 - in caso di mancata risposta nei successivi 40 giorni o di risposta non soddisfacente, avvio della procedura di reclamo al Garante dell'energia ed il gas;
3 - se la situazione non si risolvesse: avvio della causa (contenzioso) presso il giudice di pace locale.
Ovviamente il da farsi cambia da caso a caso. E' possibile infatti tentare la causa al giudice di pace contemporaneamente alla presentazione del reclamo al Garante od anche senza averlo presentato (se per esempio sono in gioco importi alti e si vuole risparmiare tempo).
Ugualmente, al posto del reclamo -o contemporaneamente- si puo' tentare anche una conciliazione presso lo stesso giudice di pace o presso la locale camera di commercio, con l'intento di trovare un accordo "amichevole" con il fornitore al fine di evitare la causa (comunque possibile se la conciliazione non si concludesse positivamente).
Per approfondire si vedano queste schede:
- La MESSA IN MORA: clicca qui
- IL GIUDICE DI PACE: clicca qui
- La CONCILIAZIONE IN CAMERA DI COMMERCIO: clicca qui
FONTI NORMATIVE
- Legge 481/1995, in particolare articolo 2 comma 12 lettera m)
- Dpr 244/2001 sulle procedure istruttorie dell'AEEG
- Delibera AEEG GOP 28/2008
LINK UTILI
- Atlante del consumatore, istituito dall'AEEG: clicca qui
- Sito AEEG con informazioni sullo Sportello del consumatore: clicca qui
- Sito AEEG, sezione "Trova offerte": clicca qui

giovedì 6 gennaio 2011

Encefalopatie Spongiformi Trasmissibili

Livorno,

Torna l'allarme Mucca pazza, dopo il decesso della donna a Livorno. Il morbo cosiddetto della 'Mucca pazza' e' la variante umana dell'encefalopatia spongiforme bovina (BSE, ovvero Bovine Spongiform Encephalopathy), una malattia neurologica cronica, degenerativa e irreversibile che colpisce i bovini causata da un prione, una proteina patogena conosciuta anche come "agente infettivo non convenzionale".
La BSE fa parte di un gruppo di malattie denominate encefalopatie spongiformi trasmissibili (TSE) che colpiscono diverse specie animali, compreso l'uomo. Il primo caso di Bse e' stato identificato nel Regno Unito nel 1986.
La causa dell'insorgenza della malattia fu imputata all'uso delle farine animali come supplemento proteico nell'alimentazione dei bovini. Otto anni dopo la comunita' europea ha messo al bando definitivamente questa pratica.
In Italia, il Ministero della Sanita', e' intervenuto - con l'ordinanza di marzo 2001 con cui si vieta la vendita delle parti del bovino che interessano la colonna vertebrale e i gangli, il cervello e le "frattaglie". Dopo l'allarme Mucca Pazza del 2001 era stata messa al bando anche la bistecca con l'osso, ma dal 2005 la 'fiorentina' e' tornata sulle tavole degli italiani.
L'agente infettivo del morbo e' una proteina modificata detta prione che colpisce i centri nervosi dell'animale. Questa proteina subisce una modificazione permanente della sua conformazione che provoca un danno irreversibile nella proteina presente normalmente nelle cellule sane del cervello.
Cio' produce un'aggregazione tra le proteine che risulta nella formazione di dense placche fibrose. Questo fenomeno produce a livello clinico un deterioramento delle condizioni fisiche e mentali dell'animale e che conduce inevitabilmente alla morte. I prioni sono resistenti alle alte temperature e alle normali procedure di disinfezione.
Si ritiene che il contagio avvenga quando l'animale introduca nel proprio organismo, mediante l'alimentazione, tessuti di animali infetti. Le farine animali, ricavate dagli animali morti e usate per l'alimentazione bovina fino allo scoppio della malattia, sono state ritenute la causa prima di questa pestilenza. Stanley Prusiner, premio Nobel per la medicina per la sua ricerca sui prioni, e' uno dei firmatari dello studio che rivela come esistano legami tra il morbo della mucca pazza e una nuova variante della malattia di Creutzfeldt-Jakob (vCJD o nvCJD) che colpisce l'uomo. Nel 1996 il Regno Unito ha ammesso che la carne infetta da BSE ha probabilmente causato la morte per CJD di 10 giovani. In Italia si contano finora 142 casi di Bse.

IL VOSTRO UFFICIO STAMPA

lunedì 6 dicembre 2010

VINO: 'VALORITALIA', NEL 2010 300MILA PARERI CONFORMITA' AZIENDE

(AGI) - Roma, 5 dic. - Piu' di 300mila pareri di conformita' (o non conformita') emessi nel corso del 2010 che hanno interessato decine di migliaia di aziende vitivinicole, di trasformazione e imbottigliamento e piu' di dieci milioni di ettolitri di prodotto a D.O. (pari a circa il 20% della produzione italiana di una sola vendemmia o se si preferisce a 1.330.000.000 bottiglie da 0,75 litri. Sono alcuni dei dati del bilancio di un anno di attivita' di 'Valoritalia', diffusi dal presidente Riccardo Ricci Curbastro. "Il sistema dei controlli - aggiunge - non ha ancora espresso tutte le sue potenzialita' ma per quanto ci riguarda, possiamo dire che per 160 Denominazioni di Origine che rappresentano circa il 70% della produzione nazionale di vini di qualita', abbiamo acquisito la completa conoscenza dei volumi di uva prodotti in vendemmia, di vino ottenuto, di quanta parte e' stata imbottigliata e di quanto ammontano le giacenze e dove si trovano. Numeri che per ogni denominazione sono un patrimonio e una risorsa indispensabile per tutti i produttori, per programmare le proprie attivita' in maniera consapevole". Valoritalia nasce dall'esigenza di dare una risposta operativa nell'interesse dei produttori e di tutto il settore vitivinicolo italiano alle nuove norme stabilite da Bruxelles. Infatti l'Unione Europea ha imposto da agosto 2009 anche per l'Italia l'obbligo dell'applicazione di un sistema di controlli per la certificazione dei vini di qualita' completamente indipendente.
In Italia tale certificazione era attuata in forma sperimentale dai Consorzi di tutela, soggetti non piu' compatibili con l'obbligo della terzieta' dell'organismo di controllo.
Valoritalia, costituita per rispondere a queste nuove norme, e' un organismo di controllo nazionale e viene incaricato di effettuare i controlli per 160 Denominazioni di Origine che rappresentano circa il 70% della produzione nazionale di vini di qualita'. Va rilevato che l'entrata in vigore del nuovo sistema e' avvenuta il 10 agosto del 2009 quindi il passaggio delle competenze dai Consorzi di Tutela a Valoritalia e l'inizio della attivita' di moltissime Denominazioni, anche di grande importanza per volumi ed immagine, non e' stato accompagnato da un periodo di affiancamento o di transizione.
Ed e' stata questa la prima sfida vinta da Valoritalia: applicare questo nuovo sistema organizzando strutture e competenze senza interrompere o ritardare la certificazione e la commercializzazione delle DOCG e DOC italiane. La seconda sfida vinta, senz'altro importante, e' stata la salvaguardia di centinaia di posti di lavoro e della professionalita' ormai acquisita, che era ed e' una grandissima risorsa per il settore vitivinicolo italiano. A meta' gennaio, "Valoritalia presentera', oltre ai dati raccolti, proposte di applicazione delle nuove norme, al fine di semplificare gli oneri burocratici per le aziende ed il conseguente costo economico e contemporaneamente aumentare le garanzie di rispetto delle regole e di conoscenze delle nostre Denominazioni".(AGI) com/Mld

IL VOSTRO UFFICIO STAMPA

giovedì 25 novembre 2010

La Federazione italiana vignaioli indipendenti dichiara battaglia all’etilometro.

Riceviamo e pubblichiamo questa nota della Fivi, la Federazione italiana dei vignaioli indipendenti, che si dichiara di avere "pronta una denuncia sulla inaffidabilità dell’etilometro, in uso alle Forze dell’Ordine, da inviare al Ministero dei Trasporti".
Di seguito il comunicato.
Costantino Charrère, presidente della Fivi, Federazione italiana vignaioli indipendenti, è sulle barricate da settembre come promotore della battaglia contro l’etilometro, dal 13 novembre diventato obbligatorio (sotto forma di “precursore alcolemico”) anche per i locali che somministrano alcolici dopo la mezzanotte.
Dopo la conferenza stampa di settembre che ha puntato i riflettori ufficialmente sull'inaffidabilità dell’etilometro, la Federazione intende proseguire con forza la sua battaglia contro il Draeger 7110 MK – strumento in dotazione alle Forze dell’Ordine per i controlli su strada - non idoneo a svolgere il compito per cui è stato introdotto, ossia il livello della concentrazione di alcol etilico nel sangue.
“Per sostenere scientificamente la nostra battaglia, ci siamo rivolti ad un luminare come Michael Hlastala, professore emerito in Fisiologia, Biofisica e Medicina dell’Università dello Stato di Washington – prosegue Costantino Charrère – la cui analisi ha sottolineato le imprecisioni legate all'uso dell’etilometro e all’inadeguatezza di questo strumento per la rilevazione dello stato di ebrezza ”.
Oggi, dopo l’introduzione di questo strumento, chi subisce l’attacco più pesante è il vino, considerato più pericoloso della stessa droga e di altre cause, prima fra tutte l’alta velocità. Ecco perché è pronta una denuncia da inviare ala Ministero dei Trasporti per fare chiarezza sui dati e le statistiche sugli incidenti della strada, in modo che il vino possa avere una giusta collocazione nell’incidenza delle sciagure stradali e non continuare ad essere visto come un capro espiatorio.
Per ribadire gli intenti della Federazione, il professor Hlastala sarà presente al prossimo Boroli Wine Forum che si terrà il prossimo 26 novembre presso la Cantina La Brunella di Castiglione Falletto (Cuneo).

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