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domenica 2 febbraio 2014

Processo Meredith, bufera sul giudice. Csm e Anm: inopportune le sue frasi. Gli avvocati di Sollecito: si riapre tutto.

Esplode la polemica dopo l'intervista del giudice Nencini al Messaggero. 
Giulia Bongiorno e Luca Maori
Annullamento della sentenza di condanna e intervento disciplinare sul magistrato. L’intervista al Messaggero di Alessandro Nencini, il presidente della Corte di Assise di Appello di Firenze che ha condannato Raffaele Sollecito e Amanda Knox per il delitto di Meredith Kercher, ha offerto un assist non da poco agli avvocati della difesa. Per Giulia Bongiorno e Luca Maori, legali di Raffaele, è «gravissimo ed inaccettabile» il fatto che Nencini «abbia commentato pubblicamente quanto accaduto nella camera di consiglio e si sia spinto a criticare la strategia difensiva di Sollecito». 

Fonte: IL MESSAGGERO - Articolo Completo QUI !

www.studiostampa.com

lunedì 23 dicembre 2013

L’amministrazione della giustizia italiana? Spartita fra le correnti dei magistrati.




lunedì 26 agosto 2013

Come in Italia stampa e magistratura impongono una dittatura nel nome della democrazia

di Giorgio Fenzi

L'analisi deve sostanzialmente partire dai media.
I giornali che detengono l'80% dei lettori, sono di proprietà e comandati dal potere finanziario di questo paese, partendo dalle banche sino ad arrivare alle più ricche famiglie italiane, es: De Benedetti Della Valle, Agnelli e altri, con orientamento SINISTRA CENTRO

I giornali che sono schierati verso i partiti politici di CENTRO DESTRA il restante 20%.

Per le TV è ancora peggio, perché anche se le quote delle reti televisive potrebbero essere suddivise in modo più omogeneo considerando la divisione partitica delle reti di stato, le reti Mediaset covano molti giornalisti e commentatori che non sono certo di centro destra, ma di sinistra centro, quindi paradossalmente siamo alle stesse percentuali della carta stampata.

I giornalisti del FATTO QUOTIDIANO e di altre testate come LA REPUBBLICA e IL CORRIERE DELLA SERA per elencarne alcune,le più importanti, sono diventate un braccio armato, armato di una parola e una penna al servizio dei loro capi controllori, evidenziati in una parte cospicua della magistratura che paradossalmente si fa chiamare Magistratura Democratica, come se bastasse far riferimento alla parola democratica per essere democratici, come se le azioni e i comportamenti fossero poco importanti per determinare chi e cosa è democratico.

Tutto questo per controllare le menti di quel 80 % di lettori e ascoltatori.

OBIETTIVO: Conquistare consenso delle menti del popolo Italiano pronunciando alcune parole chiave che hanno un unico intento, quello di rendere puro e sacro chi le pronuncia:

PREGIUDICATO - CONDANNATO - INQUISITO.

Sopratutto se sentenziate nel nome della legge, che alcuni magistrati deliberano senza l'ombra della PROVA, ho un vago ricordo, una volta esisteva la Prova per condannare un soggetto inquisito.

Intendiamoci, queste parole dovrebbero consacrare qualsiasi fiamma democratica se non fossero usate da poteri assoluti, che da servitori delle stato si sono trasformati in lobby parassitarie con benefit, vitalizi e stipendi da veri regnanti, indipendenti da tutto e da tutti gli altri poteri, trasformando un potere di servizio in un potere di stampo dittatoriale.

Premesso che nessun politico e bello bravo e buono, anzi spesso ha qualche scheletro nell'armadio, e sin qui è chiaro a chiunque, e premesso anche che le parole sopra riportate hanno un valore giuridico importante per la società, capovolgendone i significati veri, camuffano il disegno eversivo al popolo, che deve trovar difficile vedere, capire, ragionare, in questo modo, oltretutto, se accecato da una luce fortissima che porta il nome di virus dell'ODIO, il disegno trova un suo compimento. 

Fonte: Io Amo l'Italia - Articolo Completo QUI

www.studiostampa.com

martedì 11 giugno 2013

GIUSTIZIA: Processi sempre più lunghi e, in tempi di crisi, aumentano le cause di lavoro.

Presentato il IV Rapporto PIT Giustizia di Cittadinanzattiva
Otto anni e tre mesi la durata media di un processo penale, il doppio rispetto al 2010 e con punte di oltre 15 anni nel 17% dei casi. Ancora peggio in ambito civile dove, ad esempio, il 20% dei procedimenti si protrae dai 16 ai 20 anni. 
La crisi economica si riflette sulle cause avviate: nel civile si impennano le controversie in ambito lavorativo e previdenziale (dal 13% nel 2010 al 21,5% nel 2011) e quelle relative ai diritti reali (+6,5%). Nel penale, crescono i reati contro il patrimonio (34% rispetto al 19% del 2010).
E’ quanto emerge dal IV Rapporto PIT Giustizia presentato il 23 maggio al Senato della Repubblica da Giustizia per i diritti-Cittadinanzattiva. Il Rapporto nasce da un anno di ascolto dei cittadini che si sono rivolti al servizio di informazione, assistenza ed intervento PIT Giustizia (06.36718484, pit.giustizia@cittadinanzattiva.it
In testa alle segnalazioni dei cittadini le problematiche in ambito civile (con il 72%, nel 2010 erano il 78%), crescono le azioni giudiziarie avviate in ambito penale: si passa dal 16% del 2010 al 24% nel 2011. Ultime quelle che riguardano il settore amministrativo: 4% nel 2011, l’anno precedente erano il 6%.
E in tempi di crisi, non decolla nemmeno la giustizia low cost. Ad esempio, il gratuito patrocinio è accessibile solo al 2% di chi si è rivolto a Cittadinanzattiva (nel 2010 era l’11%), lo stesso Ministero della Giustizia conferma che tra 2008 e 2010 le richieste di accesso sono aumentate (da 113.384 a 115.237) ma le persone ammesse sono leggermente diminuite (da 98.541 a 98.018). La mediazione civile facoltativa è sfruttata solo nel 10% dei casi e quella obbligatoria risulta inefficace nel 65% dei casi, sostanzialmente per la mancata presenza della controparte.
 “La giustizia italiana rischia di restare prigioniera di interessi particolari, mentre i cittadini continuano a pagare lo scotto dell’inefficienza del sistema giudiziario”, afferma Mimma Modica Alberti, coordinatrice nazionale di Giustizia per i diritti-Cittadinanzattiva. “Le storie che i cittadini hanno raccontato al nostro servizio PIT sono accomunate da disorientamento e sconforto. Per questo crediamo che alcune riforme vadano fatte anche per liberare risorse a favore dei cittadini: innanzitutto, la revisione degli uffici giudiziari; la costituzione di apposite sezioni dei tribunali civili che gestiscano l’arretrato, anche richiamando magistrati ed avvocati in pensione; la depenalizzazione di alcuni reati penali che possono essere sanzionati con l’azione amministrativa, ad esempio gli illeciti edilizi di scarsa rilevanza; una azione per dare impulso alla mediazione, informando correttamente i cittadini e sanzionando Asl e strutture ospedaliere che non si presentano al tavolo. Fra le tante problematiche relative ai consulenti tecnici di ufficio (CTU, ad esempio i medici legali nei casi di cause per responsabilità medica, ingegneri o geometri nelle cause di proprietà) sicuramente vi è la necessità di fissare in 60 giorni i tempi massimi per la consegna dell’elaborato che serve al giudice per emettere sentenza ”.
Il Rapporto e le proposte sono disponibili sul sito web http://www.cittadinanzattiva.it/.
Rapporto fra cittadini ed avvocati. I cittadini che ci contattano richiedono per lo più informazioni su perché un processo dura troppo a lungo, su quali possono essere le strade per ottenere un giusto risarcimento per i danni subiti dal ritardo ingiustificato, o per segnalarci problemi con i legali. Su quest’ultimo punto, in particolare ci chiedono info su congruità delle parcelle, stato della pratica, decorrenza termini per denunce e ricorsi. 

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