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mercoledì 8 luglio 2020

Il Ritorno alle Relazioni Umane al di là delle Concezioni Tecnologiche Moderne.

di Giancarlo Bertollini

Fin da piccoli, attraverso i media siamo colpiti soprattutto dalle straordinarie potenzialità legate alla Tecnologia, al Marketing, alla Comunicazione e dagli enormi vantaggi che dalla “Mercatistica o Scienza del Mercato”  le aziende e le associazioni ne traggono. Le finalità di questa disciplina sono e debbono essere quelle di garantire il più efficace impiego delle risorse, per ottenere risultati concreti su fronti critici quali l'incremento delle vendite, delle iscrizioni, il contenimento dei costi, ecc. 
In un mondo che corre sempre più velocemente in equilibrio precario, cresce anche l’esigenza di soluzioni sempre più vantaggiose per lo sviluppo ma  allargate al contesto in cui si opera: l’ambiente. 
La nostra, infatti, è la prima generazione della storia, con il compito di decidere se la specie  di cui facciamo parte, dovrà o meno continuare ad esistere: 
l’Uomo potrà salvarsi solo se impiegherà le risorse disponibili per tentare di riparare i danni provocati all'ambiente. Nei nuovi insediamenti ed in quelli doverosamente rinnovati, si profilano periodi di grande dinamismo e di una sempre più spietata concorrenza, dove sarà determinante il profilo della correttezza nello sfruttamento delle risorse.
Il nostro paradigma deve essere : 
le "Aziende" non esistono, esistono 
gli Uomini che le compongono!
(Il fattore umano è tornato ad essere determinante). 
Come fare ?   Inizierei con l’applicare questi miei pensieri !

Vision - La Visione.
Un Mondo migliore dal Nord al Sud, dall’Oriente all’Occidente, dallo Zenit al Nadir, con EcoManager impegnati verso uno sviluppo sostenibile.

Mission - La Missione.
Collaborare al miglioramento, tenendo continuamente presente che:
le Aziende non esistono ma esistono gli Uomini che le compongono.

Behavior - Il Comportamento.
Muoversi sempre con correttezza, ricordando che tutte le DIFFICOLTÀ sono benvenute, esaltano le QUALITÀ di chi le affronta e si chiamano OPPORTUNITÀ.


Tecnologia: è bene o è male? 

Oggi viviamo, almeno nei paesi sviluppati economicamente, all’interno di ‘società tecnologiche’, così chiamate per evidenziare il fatto che il progresso tecnologico rappresenta un aspetto fondamentale della vita dei cittadini. Diversi sono gli atteggiamenti rispetto al continuo cambiamento imposto dalla tecnologia: da quello catastrofista di chi l’accusa di essere alla radice di molti, se non tutti, i mali del mondo moderno, a quello di chi invece entusiasticamente pensa che comunque la tecnologia migliori la vita di tutti. Entrambi gli atteggiamenti portano a esagerazioni, come quelle di chi vede la scienza come ‘buona’, in quanto ricerca disinteressata, da contrapporre a una tecnologia ‘cattiva’, volta solo al profitto, che rende meno ‘naturale’ la nostra vita. C’è poi un atteggiamento, anch'esso pessimista, che vede il progresso tecnologico come la causa di una crescente perdita di umanizzazione della vita quotidiana, o addirittura come una micidiale arma in mano ai governi per controllare, fin nel più minuto dettaglio, la vita dei cittadini. 
Esempi chiari di questo atteggiamento sono il film Tempi moderni (1936), di Charlie Chaplin, e il romanzo “1984”, scritto da George Orwell nel 1949, quando il dibattito sulle conseguenze del progresso tecnologico era agli inizi.
Certamente ci sono aspetti della tecnologia che creano problemi per l’ambiente e la nostra salute. Lo sviluppo di nuove tecnologie provoca l’obsolescenza di quelle precedenti, con immense quantità di rifiuti da smaltire; altre tecnologie, come quella del motore a scoppio delle automobili, sono molto inquinanti e diffusissime in tutto il globo. 
Esiste però un diverso approccio a questo importante problema che si sta facendo strada: quello dello sviluppo sostenibile. Da una parte si riconosce che la tecnologia da sempre migliora le condizioni di vita, dall'altra si porta in primo piano la necessità di coniugare lo sviluppo di un mondo sempre più popolato ed esigente in termini di risorse naturali con il minore impatto possibile sull'ambiente.

Nuove tecnologie dunque, ma più rispettose dell’ambiente. Questo atteggiamento consapevole dipende molto anche dalla volontà di tutti i cittadini, che sono gli utilizzatori finali di tanti prodotti della tecnologia. 

Scienza e tecnologia: un legame molto stretto. 
Esiste oggi una certa difficoltà a distinguere cosa sia scienza e cosa tecnologia. Un’idea molto diffusa è che la scienza si interessi alle leggi generali della natura, studiandola tramite discipline come la biologia, la chimica, la fisica. Questa opinione privilegia l’aspetto, indubbiamente molto importante, della speculazione scientifica, spesso vista come una ricerca senza scopi immediati e completamente libera, ma relega la tecnologia a un ruolo soprattutto ‘pratico’ di applicazione delle leggi generali scoperte dalla scienza. È un’opinione piuttosto semplicistica e può portare alla pessima conclusione, anch'essa piuttosto diffusa, che la tecnologia ‘serve’, è utile, mentre la scienza è inutile e difficile.
La storia insegna invece che le cose sono più complesse e che scienza e tecnologia sono strettamente legate. Nel passato, molto più di ora, lo scienziato era anche un tecnologo raffinato, dato che spesso doveva costruire da sé i propri strumenti. 
Inoltre molte invenzioni, come per esempio la macchina a vapore, precedettero anche di molto tempo la corrispondente teoria fisica, in questo caso la termodinamica, che ne spiegava il funzionamento.
Altre invenzioni fondamentali, oggi diremmo applicazioni tecnologiche, furono invece scoperte ‘per caso’ nel corso di ricerche scientifiche svolte per tutt'altro scopo, come la lampadina, il cui principio di funzionamento fu scoperto nel corso delle prime misurazioni sulle conseguenze del passaggio della corrente elettrica in vari materiali. Non si sarebbe, in altre parole, mai arrivati alla lampadina (Thomas Alva Edison), semplicemente sviluppando e perfezionando le tecnologie di illuminazione già esistenti, come la candela.
Un altro esempio, simile ma ben più recente, potrebbe essere il web, sviluppato negli anni Novanta dello scorso secolo da scienziati e militari che si occupavano anche di fisica nucleare, semplicemente per scambiarsi documenti. Reso disponibile, in pochi mesi il web si diffuse in tutto il mondo.
Non sempre dalla scienza ‘pura’ discende il progresso tecnologico, anzi spesso avviene il contrario. La tecnologia, oggi come in passato, crea infatti nuovi strumenti che offrono ulteriori possibilità, a volte incredibilmente potenti, alla ricerca di base. Per restare nel passato pensiamo all'invenzione del cannocchiale, che dette a Galileo Galilei la possibilità di iniziare lo studio moderno dell’Universo. Oppure, per tornare ai nostri tempi, pensiamo a uno dei maggiori avanzamenti nelle scienze biologiche, la mappatura del DNA umano, possibile solo grazie alla disponibilità di strumentazione elettronica, computer e software molto evoluti. 

Il Futuro: le Relazioni umane. 
Forse non sempre ce ne rendiamo conto ma il fulcro attorno al quale ruota l'esistenza umana sta nella capacità di relazionarsi, di comunicare, di far passare il proprio pensiero così come vive dentro di noi e nel contempo comprendere quale sia il vero pensare altrui. 
I bambini iniziano a sentire le piccole difficoltà del vivere quando perdono la sicurezza di essere compresi dai genitori. La difficoltà relazionale "principe" è il pensare che gli altri o semplicemente l'altro non ci comprenda. E' qui che nascono i problemi di relazione, le sensazioni di solitudine, alcuni disagi e persino molte depressioni. Agli umani non manca la capacità intrinseca di socializzare e di vivere in società; non mancano nemmeno i linguaggi per comunicare, con la parola, con i gesti, gli sguardi, le posture. 
Tutto ciò però si impiglia nel decodificatore che ogni singola persona ha incorporato nel proprio io. E nei mezzi di comunicazione che ci stanno imponendo modelli su cui riflettere.
Le relazioni umane sono il centro di tutto. L'essenza ultima di ogni ansia umana finisce sempre col manifestarsi come un problema di relazione: 
con i genitori, con i figli, con i colleghi, con gli amici, con il partner, con i vicini, i concittadini, le diverse culture, etnie e via dicendo. 
Comincio a pensare che la risoluzione di alcuni conflitti che appaiono ormai senza via d'uscita dovrà un giorno passare da un'analisi della capacità relazionale che hanno le persone, a livello di singolo, di comunità, di etnia o di popolo. 
Non può esserci compromesso possibile laddove persone non vogliono categoricamente relazionarsi: non è percorribile alcuna strada diplomatica se non quella di cercare in qualche maniera di ricostruire una linea relazionale. 
Per questo sono sostanzialmente contro ogni tipo di pregiudizio verso chiunque. 
La base per comprendere l'altro è sempre la relazione, il parlarsi, il comunicare. 
Nella chiusura a priori non può evolvere nulla se non l'esasperazione delle inconciliabilità, che alla fine si alimentano di loro stesse. 
Lasciando i massimi sistemi e osservando il nostro piccolo mondo che ci circonda, la capacità di relazionarsi assume un'importanza cruciale nella qualità della nostra vita. 
Una linea di pensiero affermatasi da qualche decennio, ha imposto il modello dell'autostima come la risoluzione della maggior parte dei crucci esistenziali. Per una serie di ragioni l'iniziazione all'autostima è stata fondamentale per alcune persone: penso alle donne che attraverso il riposizionamento del loro ruolo allo stesso livello del maschio hanno smascherato secoli di predominio maschilista, ipocrita quanto nefasto. Ma penso anche ai giovani che dal '68 in poi hanno, a fatica, comunicato al mondo che c'erano, sebbene poi ancora oggi il potere sia in mano ad una gerontocrazia troppo spesso inetta.
Potrei fare riferimento anche alle conquiste sindacali e ad altro, ma c'è un'altra faccia della medaglia. Il culto un po' narcisista dell'autostima ha creato fratture relazionali fra chi riesce a stimarsi davvero e chi invece, per un mucchio di motivi che nulla hanno a che vedere con il potenziale della persona, non ci riesce. Il sicuro di se', il brillante ha buon gioco nelle relazioni spicce (meno su quelle e medio/lungo termine), mentre il timido, l'umile, l'introverso si richiude in una solitudine che si autorigenera continuamente.
Tutto ciò è sempre accaduto ma oggi ha un effetto deflagrante per il tipo di comunicazione che si sta affermando sempre più giorno per giorno: la comunicazione liquida, volatile, che si compone di piccole frasi e pochi ragionamenti, che si esprime via messaggi o attraverso alcuni strumenti controversi tipo Facebook. Il tutto si mescola fra quantità e masse variabili. 

La selezione è esercitata senza scrupoli, con dinamiche che solo vent'anni fa erano inconcepibili. 

Il telefono. Io sono nato in un'epoca dove il telefono suonava e uno per sapere chi stava dietro doveva alzare la cornetta e rispondere. Se c'eri bene; se non c'eri non rispondevi, se non volevi rispondere potevi farlo ma ti rimaneva il dubbio di chi ci fosse dalla parte di là della cornetta. Adesso si può vedere chi ti chiama e non rispondere. Sembra una faccenda da nulla ma è un modo di fare che spezza in maniera drastica il modello relazionale del "cercarsi". Le relazioni non comportano infatti il solo parlarsi ma nascono prima, nel cercarsi, nel ricordarsi di una persona, sia per un bisogno, sia per affetto, sia per il semplice sentire quella persona.
La selezione che i nuovi media comunicazionali consentono soffoca spesso alla fonte la possibilità di parlare, di ascoltare e farsi ascoltare, di spiegarsi. Alcune teorie un po' "snob" e vecchiotte, continuano a dire che la comunicazione attuale può contare su centinaia di canali ed è perciò molto facilitata. Anch'io la pensavo così fino ad un po' di tempo fa'. Ora mi chiedo se la quantità dei canali corrisponda davvero ad un miglioramento delle relazioni umane. Invece gioca un ruolo importante la qualità dei media, e su questo punto si sta progredendo verso una via che a me francamente preoccupa.
Ho paura che il relazionarsi si stia facendo sempre più a misura di "software" e sempre meno a misura d'uomo. Io, per esempio, non amo Facebook, anche se lo frequento molto, e mi spiace per i tanti amici che tendono a “viverci”.  
Sembra di viaggiare fra tonnellate di titoli di giornale, ognuno con la propria testata e i propri titoletti. Niente di davvero interessante. 
Ma questa è una mia opinione
Ciò che volevo dire è che c'è una mutazione delle relazioni umane che si sta sempre più codificando in "icone", frasi isolate, a me piace questo, a te quest'altro. Chi ha buon gioco è la persona estroversa, che si stima, che riesce a dominare più comunicazioni contemporaneamente e nella massa produce molte microrelazioni. Chi invece è di indole più riflessiva, meno esplosiva soccombe e rinuncia ripiegandosi su un disagio che probabilmente dimostrerebbe il contrario. Le relazioni umane dovrebbero, col tempo, recuperare una sostanza fatta di pensiero e non solo di contatti. 
Relazionarsi è il grande ed unico scopo che ha l'uomo nel vivere: confrontarsi, vivere in società, collaborare, costruire amicizie, conoscenze, amori; tutto è condizionato dalla potenzialità e dalla capacità di relazionarsi.
Un bel futuro non può prescindere da un buon relazionarsi. 

                                          Giancarlo Bertollini

Bibliografia:
Articoli dalle ricerche universitarie.
Lavori per Siti WEB di Giancarlo Bertollini.
Consultazione della Enciclopedia Italiana (Treccani).

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venerdì 15 febbraio 2019

AMBIENTE - IMPRESA - MARKETING.

di Giancarlo Bertollini
Fin da piccoli, attraverso i media siamo colpiti soprattutto dalle straordinarie potenzialità legate al Marketing e dagli enormi vantaggi che dalla “Mercatistica o Scienza del Mercato”  le Aziende ne traggono. Le finalità di questa disciplina sono e debbono essere quelle di garantire il più efficace impiego delle risorse, per ottenere risultati concreti su fronti critici quali l'incremento delle vendite, il contenimento dei costi, ecc. 
In un mondo che corre sempre più velocemente in equilibrio precario, cresce anche l’esigenza di soluzioni sempre più vantaggiose per l’impresa allargata al contesto in cui opera: l’Ambiente. 
La nostra, infatti, è la prima generazione della storia, con il compito di decidere se la specie di cui facciamo parte, dovrà o meno continuare ad esistere: l’Uomo potrà salvarsi solo se impiegherà le risorse disponibili per tentare di riparare i danni provocati all'Ambiente. Nei nuovi insediamenti ed in quelli doverosamente rinnovati, si profilano periodi di grande dinamismo e di una sempre più spietata concorrenza, dove sarà determinante il profilo della correttezza nello sfruttamento delle risorse.
Il nostro paradigma deve essere: 
le "Aziende" non esistono, esistono gli Uomini che le compongono!
(Il fattore umano è tornato ad essere determinante).
















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venerdì 30 ottobre 2015

BANCA COMMERCIALE SAMMARINESE, ASSET BANK E BANCA CENTRALE DELLA REPUBBLICA DI SAN MARINO DENUNCIATE AL TRIBUNALE UNICO DELLA REPUBBLICA PER VIOLAZIONI DELLA CARTA EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO.

Strasburgo 28 Ottobre 2015Contestata a Banca Commerciale Sammarinese, Asset Bank e, indirettamente, Banca Centrale della Repubblica di San Marino la violazione di ben sei articoli fondamentali della Carta Europea dei Diritti dell’Uomo.
In data 18 Ottobre u.s è stata ricevuta per conoscenza dalla Commissione Europea per i Diritti Umani, con sede a Strasburgo, la denuncia depositata in data 13 ottobre u.s presso il Tribunale Unico della Repubblica di San Marino contro Banca Commerciale Sammarinese, Asset Bank e per culpa in vigilando contro la stessa Banca Centrale della Repubblica di San Marino.
Le violazioni contestate alle banche della Repubblica sammarinese sono state denunciate anche in base all’accoglimento da parte dell’U.E. dell’attuazione di quanto già previsto dall’ONU ed insito nei Guiding Principles on Business and Human Rights redatto dal Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite PhD John Ruggie e nella successiva COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI – Strategia rinnovata dell’UE per il periodo 2011-14 in materia di responsabilità sociale delle imprese, dell’ottobre  2011, che sancisce l’impegno assunto dalla UE in materia, nell’ambito della Strategia Europa 2020 e definisce il miglioramento della coerenza delle politiche UE in materia di imprese e diritti umani). Dette violazioni riguarderebbero quindi gli artt.:
1:   La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata.
2:  Il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge. Nessuno può essere intenzionalmente privato della vita, salvo che in esecuzione di una sentenza capitale pronunciata da un tribunale, nel caso in cui il reato sia punito dalla legge con tale pena
3:  Ogni individuo ha diritto alla propria integrità fisica e psichica.
5:  Ogni individuo ha diritto alla libertà e alla sicurezza.
6:  Ogni individuo ha diritto a che la sua causa sia esaminata in modo equo (…)
17: Ogni individuo ha il diritto di godere della proprietà dei beni che ha acquistato legalmente, di usarli, di disporne e di lasciarli in eredità. Nessuno può essere privato della proprietà se non per causa di pubblico interesse, nei casi e nei modi previsti dalla legge e contro il pagamento in tempo utile di una giusta indennità per la perdita della stessa.
Secondo la denuncia infatti, l’art. 1 sarebbe stato violato in quanto una persona è stata proditoriamente privata di ogni forma di sostentamento e sarebbe stata messa nella condizione di dover ricorrere a richieste di aiuto economico da parte di terzi e/o ad accettare eventuali proposte di lavoro malpagate e/o vieppiù a vivere in condizioni di indigenza (riscaldamento, luce, acqua, telefono, vestirsi e soprattutto nutrirsi necessitano di denaro) a causa della presunta sottrazione indebita che lederebbe profondamente la dignità del denunciante come essere umano. L’art.2  parrebbe oggetto di violazione evidente e diretta del Diritto alla vita, poiché si sostiene che sia evidente e lapalissiano che senza mezzi di sostentamento chiunque sia destinato ad avere un’aspettativa di vita certamente inferiore a quella di coloro a cui detti mezzi non sono stati sottratti. Pare inoltre che la mancanza del denaro  che sarebbe stato sottratto indebitamente abbia impedito al denunciante di onorare contratti Assicurativi per la tutela della propria Salute impedendogli de facto di esercitare il diritto di scelta di curama non solo, secondo la denuncia quanto commesso nei confronti del denunciante sarebbe in aperta violazione con la nutrita giurisprudenza di Strasburgo in tema di danno alla salute e di connessa tutela ambientale, ricondotta sotto l’ampio ombrello dell’art.8 e del diritto alla vita privata e familiare ovvero sotto la garanzia del diritto alla vita, ex art.2.
La violazione dell’art.3 parrebbe poi facilmente intuibile considerato che se, come ampiamente ripetuto nella denuncia, si priva un individuo di ogni forma di sostentamento si lede, in maniera incontrovertibile, la sua integrità psichica provocando innegabili “adattamenti” alla nuova condizione e provocando le relative conseguenze patologiche (ansia e depressione su tutte), che altrimenti non si sarebbero verificate, oltre ad incalcolabili problemi di natura psocosomatica e legati allo stress continuativo causato da sei anni di querelle con la banca in questione e la stessa Banca centrale che pare non aver vigilato in alcun modo sull’operato delle “controllate”.
L’art.5 Parrebbe evidentemente  violato nel momento in cui un individuo  sembrerebbe essere stato privato della più importante delle libertà, ovvero quella di scelta o, meglio, del libero arbitrio, in quanto nel caso specifico il denunciante sarebbe stata obbligato dalle contingenze economiche causategli dai denunciati, a non poter prendere più decisioni in base in base al suo “sentire”  o alle sue esigenze, ma solo secondo le possibilità che gli consentiva la sua condizione finanziaria che, least but not last, l’ha obbligata in tempo di crisi a svendere ogni bene materiale, compresi quelli affettivamente più cari, ed a mettere in vendita addirittura la propria casa acquistata con la parte di capitale cui i citati non sarebbero riusciti ad arrivare.. Contemporaneamente la mancanza di mezzi di denaro avrebbe impedito al denunciante anche di spostarsi per lunghi periodi dalla propria abitazione sita in aperta campagna, poiché non più in grado di pagare l’assicurazione e il bollo sulla sua autovettura, sembrerebbe fosse obbligata a restare a casa, quasi fossi agli arresti domiciliari, visto che i gli eventuali spostamenti dipendevano e pare dipendano tutt’ora dal fatto che ci fosse e che ci sia qualcuno disponibile ad accompagnare il denunciante, poiché tra l’altro sofferente per problemi di deambulazione nonostante un importante intervento chirurgico alla schiena per risolvere la cosa al momento irrisolvibili per motivi economici appunto.
L’art.6 risulterebbe violato in quanto si ritiene non possa ragionevolmente  esistere un equo procedimento in uno Stato in cui uno dei denunciati (Asset Bank) sia azionista dell’Organismo preposto dallo Stato stesso al controllo interno del sistema bancario (Banca Centrale della Repubblica di San Marino), considerata la mancanza di quellaimparzialità oggettiva pretesa dalla CEDU e dalla giurisprudenza in genere, che consisterebbe nell’escludere ogni legittimo dubbio, anche apparente e non dipendente dalla condotta personale dei giudici, cosa che la connessione malata di rapporti Stato-Banca Centrale e banche controllate di cui sopra, esclude automaticamente
Anche l’art.8 sul Rispetto della vita privata e della vita familiare che recita “Ogni individuo ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e delle sue comunicazioni” pare sia stato oggetto di disprezzo da parte dei denunciati, in quanto la sottrazione di ogni avere non pare che rispetti e possa rasserenare alcun ambito familiare o della vita privata di chiunque. A proposito della “comunicazione” il denunciante ha stigmatizzato come la mancanza di mezzi impedisca ogni azione a tutela della stessa e nel contempo impedisca de facto  di poter fruire di gran parte della comunicazione di massa e della possibilità di informazione quindi, e non è cosa da poco, di pari opportunità (infatti salvo parlare direttamente vis a vis per tutto il resto si paga: posta, internet, telefono. giornali, radio e televisione). La denuncia evidenzia inoltre che anche l’aver rivelato i dati bancari del denunciante a privati non dipendenti dell’istituto è in aperta violazione dei miei diritti tutelati dalla CEDU (nota a European Court of Human Rights, judgment of 7 July 2015, application n. 28005/12, case of M.N. v. San Marino)
Per quanto poi riguarda l’art.17 e il Diritto di proprietà, sembrerebbe non esserci il bisogno di spendere una parola visto quanto lo stesso recita nel testo e come la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea guarda al diritto di proprietà quale diritto dell’individuo disponendo che «ogni individuo ha il diritto di godere della proprietà dei beni che ha acquistato legalmente, di usarli, di disporre e di lasciarli in eredità» e che «l’uso dei beni può essere regolato dalla legge nei limiti imposti dall’interesse generale». Nella denuncia si rimarca inoltre come sulla nozione di bene la Corte di Strasburgo si sia soffermata ampiamente, determinando, con le Sue pronunce, un conseguente ampliamento delle fattispecie giuridiche rientranti in codesta categoria. In essa, infatti, ben possono rientrare tanto i «beni attuali» quanto i valori patrimoniali, nonché, anche i crediti. Ad oggi i ricorsi inerenti la tutela del diritto di cui all’art. 1 del Protocollo addizionale alla CEDU ammontano al 14% e sottolineo come la Corte di Strasburgo preveda per le azioni legate aal’art.17 anche l’automatica violazione dell’art.1 Prot.1 della Convenzione e quindi tuteli e preveda il diritto al risarcimento del danno morale in maniera proporzionata all’effettivo danno esistenziale creato a un individuo attraverso la sottrazione ingiustificata e definitiva dei suoi beni dalla sua disponibilità.
La denuncia prosegue poi sottolineando altresì come il caso in questione,  prima della riapertura effettuata dal Giudice delle Appellazioni, fosse stato addirittura archiviato in maniera abbastanza inspiegabile e frettolosa. Riguardo al fatto specifico viene infatti chiesto dal denunciante  alle autorità inquirenti di far luce sui motivi di tanta incompetenza e superficialità nell’archiviazione da parte del Commissario della Legge cui la causa era stata affidata in prima istanza. Sempre nel testo della denuncia si evidenzia inoltre come le Autorità sammarinesi preposte al controllo di tali violazioni, oltre ad agire – come sottolineato più volte – in palese conflitto di interesse, visti i rapporti finanziari con gli imputati, che parrebbero ledere i  diritti e gli interessi di tutti clienti, “saccheggiati”  dai banchieri per la negligenza se non addirittura con il loro concorso. Addirittura in denuncia si paventerebbe la diretta complicità del controllore rappresentato appunto da BCSM, in quanto i funzionari preposti alla vigilanza non secondo denuncia parrebbe non possano essere ritenuti chiaramente esenti da colpe in quanto la notizia dell’accaduto e delle violazioni della Carta CEDU pare fosse stato oggetto, oltre che di denunce e segnalazioni ufficiali ai succitati organi di vigilanza, anche di pubblicazione da parte di organi di informazione italiani ma anche, e soprattutto, locali.
Nella denuncia presentata al Tribunale Unico di San Marino e ricevuta per conoscenza anche dal Presidente del Tribunale Avv. Manuel Ceni, nonché dai Capitani Reggenti, oltre che dal Dipartimento Affari Esteri della Repubblica di San Marino, si sottolinea inoltre che, nonostante siano evidenti i motivi per un ricorso diretto alla CEDU, oltrepassando i limiti contenuti all’art.35 attraverso l’invocazione della “mancanza d’equità della procedura davanti al Tribunale Unico e delle sue eventuali decisioni” secondo i dettami dell’art.6 – sussisterebbe secondo la denuncia l’impossibilità di quell’imparzialità oggettiva che possa escludere ogni legittimo dubbio, anche apparente e non dipendente dalla condotta personale dei giudici, vista la natura dei rapporti tra Stato e denunciati – il denunciante dichiara di volersi comunque affidare alla giustizia della più antica Repubblica del mondo e quindi preferisce adire in prima istanza appunto al Tribunale Unico nella speranza che Esso giudichi quanto in suo dovere non disilludendo le direttive CEDU anche nell’interesse della stessa Repubblica di San Marino, poiché sempre secondo la denuncia i rapporti incestuosi nell’azionariato banche-Banca Centrale, oltre che a generare un mostro giuridico, producono ed hanno  prodotto un  vulnus ai cittadini (consumatori) sammarinesi ed al sistema Stato di San Marino, che invece di essere sanato sarebbe stato accentuato sempre di più dall’azione lesiva della stessa Banca Centrale che al posto di un mercato concorrenziale, difenderebbe lo status quo di un sistema bancario che produrrebbe usi, abusi e quotidiani soprusi.
In conclusione di denuncia si stigmatizzano i comportamenti dei singoli nella vicenda in questione nella speranza che una volta per tutte sia fatta giustizia in base anche a quanto contenuto nelle nuove normative in merito alla responsabilità diretta dell’impresa nelle violazioni dei diritti umani, tenendo conto che il complesso ed articolato sistema universale di protezione degli stessi, di cui fanno parte oltre al Bill of Rights molti altri trattati internazionali, anche standard che, pur non giuridicamente obbligatori, si avviano a diventare importantissimi parametri per il comportamento delle imprese. A questo proposito il denunciante, nella speranza che l’azione della Repubblica di San Marino e dei suoi Giudici nazionali colpisca finalmente ogni comportamento abusivo compiuto dalle imprese e di conseguenza dalle banche sotto al Suo controllo anche al di fuori del territorio nazionale, faccia particolare attenzione ove giuridicamente possibile alle responsabilità anche dei singoli attori della vicenda (i funzionari denunciati). 
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