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martedì 24 novembre 2020

Nasce il Made in Italy Pavilion.

 

Il nuovo accordo tra Agenzia ICE e Alibaba.com  apre la possibilità per le piccole e medie imprese italiane di accedere alla piattaforma B2B leader mondiale Alibaba.com, con una sezione dedicata al Made in Italy.

Alibaba.com è il portale di export digitale rivolto ai buyer internazionali che rappresenta la maggiore piattaforma mondiale di commercio B2B, grazie ai suioi 150 milioni di utenti registrati di cui 26 milioni di buyer attivi, 40 settori produttivi e 5900 categorie merceologiche.

Negli ultimi tre anni, Alibaba.com, originariamente particolarmente concentrato sul mercato cinese, ha visto una forte espansione della sua attività al di fuori dell’Estremo Oriente, con tassi di crescita fino al 380% in mercati come USA, Canada, Germania, UK, Messico, Russia, India. Inoltre, gli operatori attivi sulla piattaforma coprono un ampio ventaglio di settori merceologici, in modo da offrire opportunità dai settori tradizionali dell’e-commerce come, ad esempio, Food & Beverage e Beauty & Personal Care, fino a settori relativamente più complessi come Health & Medical e Minerals & Metallurgy.

La partecipazione all'iniziativa non prevede alcun costo di accesso per i primi 24 mesi da parte delle aziende in possesso dei requisiti minimi.

L’adesione al progetto è limitata a un massimo di 300 imprese con una riserva fino a 100 posti per le aziende del settore Agroalimentare e Vini, fino a 100 posti per le aziende del settore Abbigliamento e Design, fino a 100 posti per le aziende del settore Tecnologia Industriale.

Le aziende che sono già in possesso di un Account su Alibaba.com potranno ugualmente far richiesta per entrare a far parte del progetto, beneficiando senza costi aggiuntivi del piano di comunicazione generale del Made in Italy Pavilion.

·         Nell’ambito del Piano straordinario per la promozione del Made in Italy, che punta ad ampliare il numero delle imprese che operano nel mercato globale attraverso canali distributivi online, presentiamo il “Made in Italy Pavilion” che sorgerà sul portale Alibaba.com;

·         Il progetto si colloca nell'ampia strategia dell'Agenzia ICE, attivando il primo accordo dedicato al canale B2B su scala globale. La partnership con Alibaba si aggiunge agli accordi con Amazon, (Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e Stati Uniti), WeChat e JingDong (Cina), Flipkart (India), Gmarket (Corea del Sud) e altri;

·         Saranno selezionate fino a 300 aziende italiane le cui vetrine verranno inserite nella sezione Made in Italy per un periodo complessivo di 24 mesi, accedendo ai servizi riservati alla Premium Membership del Gold Supplier Package di Alibaba.com che include un supporto personalizzato e un programma di formazione dedicato;

·         L’Agenzia ICE finanzierà una campagna pubblicitaria della durata di 12 mesi per generare un flusso di traffico aggiuntivo sulle vetrine delle aziende aderenti.

 

 

 

 

 

Calendario Webinar di settore

Tutti i mercoledì dalle 15:00 alle 16:30 

 

N.B. A conclusione della registrazione online, l’Agenzia ICE invierà un'e-mail di conferma con ulteriori istruzioni e, in allegato, il modulo di partecipazione compilato che dovrà essere FIRMATO IN DIGITALE (ovvero STAMPATO, FIRMATO e TIMBRATO) e INVIATO esclusivamente via PEC con oggetto “Progetto ICE/AlibabaB2B” entro i termini indicati a pagina 1. L’adesione delle aziende è soggetta all’accettazione del Regolamento Generale per la partecipazione alle iniziative organizzate da Agenzia ICE (allegato alla presente). 


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giovedì 6 giugno 2019

Fca ritira la proposta: niente fusione con Renault.

In un comunicato diffuso nella notte dalla Fiat Chrysler Automobiles, l'azienda italiana ha annunciato di aver ritirato la proposta di matrimonio con il gruppo automobilistico francese perché Oltralpe "mancano le condizioni politiche". 

Fonte: IL GIORNALE

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martedì 24 settembre 2013

Il Britannia degli Invisibili. Una leggenda degli affari. MARE E STORIA LA CROCIERA DEL 1992 IN ITALIA CHE SCATENÒ I COMPLOTTISTI

Il panfilo è a Edimburgo dove è usato come museo. Costava troppo farlo navigare Addio a Clarke, usò il panfilo reale per promuovere la City.
Britannia
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Il Britannia è ormai una leggenda e lo è divenuto soprattutto in Italia - una leggenda infarcita di teorie cospirative e sulla quale sono stati costruiti vari strati di retroscena più o meno fantasiosi - per una sua missione del 1992. Il panfilo, attraccato a Civitavecchia, ospitò il 2 giugno di quell’anno, per una delle sue brevi crociere d’ affari, una manciata di banchieri britannici e un centinaio di imprenditori e manager pubblici italiani, qualche politico, qualche accademico e tre giornalisti (tra i quali il sottoscritto). Arrivarono quasi tutti ancora insonnoliti sul molo di Civitavecchia. Tra le mani il cartoncino d’invito a nome della Regina Elisabetta, ma firmato da questi «British Invisibles» che suonavano come una specie di organizzazione segreta (il termine per gli anglosassoni indica gli affari - bancari, assicurativi, i vari tipi di servizi - che non comportano lo scambio di merci fisiche). La crociera durò poche ore. Mario Draghi, allora direttore generale del Tesoro di un governo in transizione (ministro era Carli, ma il gabinetto era appena caduto e Andreotti sarebbe stato ben presto sostituito a Palazzo Chigi da Giuliano Amato) aprì i lavori del convegno sottocoperta presentando il programma italiano di privatizzazioni di un Paese che a quel tempi aveva mezzo sistema industriale e le sue maggiori banche e assicurazioni nelle mani dello Stato. Poi salì su una lancia e tornò in porto mentre i capi di banche d’ affari come Barings e Warburg spiegavano il vantaggi di una campagna di privatizzazioni ai capi di enti e banche pubbliche e di politici come Beniamino Andreatta (in quel periodo senza incarichi ministeriali) e Mario Baldassarri (allora un accademico). Ad ascoltarli c’ erano il presidente dell’ Eni (ancora ente pubblico) Gabriele Cagliari, il capo dell’ Ina, Pallesi, quelli di Agip e Snam, Santoro e Pigorini, il vicepresidente dell’ Iri, Gallo, ma anche Giovanni Bazoli, Rainer Masera, Mario Arcari - allora alla guida di Ambroveneto, IMI e Comit - e il direttore generale di Confindustria, Innocenzo Cipolletta. Grandi discorsi sulla necessità di ridurre l’ area dell’ industria pubblica e recuperare risorse per risanare il bilancio, ma anche molto scetticismo sulla capacità della politica italiana di farlo. Il Britannia è ormai una leggenda e lo è divenuto soprattutto in Italia - una leggenda infarcita di teorie cospirative e sulla quale sono stati costruiti vari strati di retroscena più o meno fantasiosi - per una sua missione del 1992. Il panfilo, attraccato a Civitavecchia, ospitò il 2 giugno di quell'anno, per una delle sue brevi crociere d' affari, una manciata di banchieri britannici e un centinaio di imprenditori e manager pubblici italiani, qualche politico, qualche accademico e tre giornalisti (tra i quali il sottoscritto). Arrivarono quasi tutti ancora insonnoliti sul molo di Civitavecchia. Tra le mani il cartoncino d' invito a nome della Regina Elisabetta, ma firmato da questi «British Invisibles» che suonavano come una specie di organizzazione segreta (il termine per gli anglosassoni indica gli affari - bancari, assicurativi, i vari tipi di servizi - che non comportano lo scambio di merci fisiche). La crociera durò poche ore. Mario Draghi, allora direttore generale del Tesoro di un governo in transizione (ministro era Carli, ma il gabinetto era appena caduto e Andreotti sarebbe stato ben presto sostituito a Palazzo Chigi da Giuliano Amato) aprì i lavori del convegno sottocoperta presentando il programma italiano di privatizzazioni di un Paese che a quel tempi aveva mezzo sistema industriale e le sue maggiori banche e assicurazioni nelle mani dello Stato. Poi salì su una lancia e tornò in porto mentre i capi di banche d' affari come Barings e Warburg spiegavano il vantaggi di una campagna di privatizzazioni ai capi di enti e banche pubbliche e di politici come Beniamino Andreatta (in quel periodo senza incarichi ministeriali) e Mario Baldassarri (allora un accademico). Ad ascoltarli c' erano il presidente dell' Eni (ancora ente pubblico) Gabriele Cagliari, il capo dell' Ina, Pallesi, quelli di Agip e Snam, Santoro e Pigorini, il vicepresidente dell'Iri, Gallo, ma anche Giovanni Bazoli, Rainer Masera, Mario Arcari - allora alla guida di Ambroveneto, IMI e Comit - e il direttore generale di Confindustria, Innocenzo Cipolletta. Grandi discorsi sulla necessità di ridurre l' area dell' industria pubblica e recuperare risorse per risanare il bilancio, ma anche molto scetticismo sulla capacità della politica italiana di farlo. 

Fonte: Archivio Storico - Corriere della Sera - Articolo Completo QUI !

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lunedì 8 ottobre 2012

Accordo ANSA - Qatar News Agency

Notizia del 18 settembre, stranamente passata quasi inosservata.
ANSA, ROMA - Un accordo per rafforzare lo scambio non solo di informazioni e di foto, ma anche di prodotti multimediali tra l'ANSA e la Qatar News Agency (QNA) è stato firmato oggi a Roma, nella sede dell'ANSA, dall'ambasciatore del Qatar in Italia, Soltan Saad Al-Moraikhi, e dall'amministratore delegato dell'ANSA, Giuseppe Cerbone.
IL VOSTRO UFFICIO STAMPA

lunedì 21 febbraio 2011

Accordo Unioncamere - Dottori Commercialisti per sostenere le Pmi.

I due enti intendono promuovere congiuntamente l'accesso a strumenti di giustizia alternativa e misure per lo sviluppo economico-finanziario delle piccole e medie imprese.
Unioncamere e Dottori Commercialisti hanno siglato un accordo-quadro per favorire iniziative rivolte a garantire l'accesso a strumenti di giustizia alternativa e individuare possibili misure a sostegno dello sviluppo economico finanziario delle piccole e medie imprese italiane, a partire dall'analisi dei bilanci delle società di capitale appartenenti ai diversi settori di attività e da altri studi a carattere economico-statistico. Sul fronte della giustizia alternativa, i due enti collaboreranno per la promozione di una moderna cultura della mediazione quale soluzione alle controversie. A tal fine, metteranno in campo iniziative per realizzare l'attuazione del decreto legislativo, con particolare riferimento alle norme sulla condizione di procedibilità, offrendo a imprese e consumatori servizi di mediazione su tutto il territorio nazionale. Oltre a favorire l'identificazione di percorsi formativi comuni ai fini delle nuove iscrizioni di mediatori, Dottori Commercialisti e Unioncamere promuoveranno convenzioni tra Camere di commercio e Ordini territoriali finalizzate alla costituzione di Organismi di mediazione associati e congiunti e alla promozione di accordi per realizzare sul territorio la specializzazione dei servizi di mediazione. Infine, promuoveranno l'utilizzo delle procedure di mediazione anche attraverso l'inserimento delle apposite clausole negli statuti e nei contratti. In tema di semplificazione amministrativa, Dottori Commercialisti e Unioncamere lavoreranno insieme alla semplificazione della procedura di iscrizione dei trasferimenti di quote delle s.r.l., unificando nella medesima procedura informatica anche quella per la registrazione di natura fiscale, e promuoveranno l'utilizzo della firma digitale con ruolo e del certificato di autenticazione CNS di categoria da parte dei professionisti.
La collaborazione riguarderà anche la standardizzazione, la semplificazione e il miglioramento delle istruzioni per la compilazione delle pratiche telematiche dirette al Registro delle imprese. Per raggiungere questi obiettivi, i due enti concorderanno istruzioni congiunte destinate agli uffici del Registro delle imprese e ai dottori commercialisti su tutte le tematiche di comune interesse, a partire dal deposito di bilanci, al fine di evitare difformità di comportamenti sul territorio nazionale. Per agevolare ulteriormente il dialogo tra professionisti e Registro delle imprese, l'accordo prevede il rafforzamento dei sistemi del Contact center delle Camere di commercio attraverso operatori dedicati all'ambito professionale.
L'intesa pone anche l'accento sull'esigenza di favorire l'assistenza e la consulenza alle imprese di nuova costituzione, soprattutto se composte da giovani, mediante una riduzione dei costi finanziari e amministrativi a loro carico e rendendo più accessibili i servizi innovativi informatici e telematici offerti dal sistema camerale.
Infine, per quanto riguarda il credito, sulla base dell'accordo CNDCEC e Unioncamere si impegnano a condividere ed avviare iniziative di educazione finanziaria rivolte ai piccoli imprenditori.

IL VOSTRO UFFICIO STAMPA

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