venerdì 30 ottobre 2009

Metodo Martinotti (Charmat) o Metodo Classico (Champenoise) ?!

Metodo Martinotti (Charmat) o Metodo Classico (Champenoise) !
Quanti conoscono la differenza ?

Quando chiediamo uno Spumante ad un Wine-Bar o ad un Ristorante e ci rivolgiamo ad una persona con un minimo di preparazione, dovremmo stare attenti se alla nostra richiesta di uno Spumante Metodo Classico (Champenoise) viene servito un Prosecco o alla richiesta di un Prosecco Metodo Martinotti (Charmat) viene servito un Brut Classico.

Tentiamo di fare chiarezza sulle differenze che contraddistinguono questi due metodi di spumantizzazione (Metodo Classico e Metodo Martinotti) che in Francia vengono denominati (Metoto Champenois e Metodo Charmat).

Fu il casalese Federico Martinotti, direttore per l’Istituto Sperimentale per l’Enologia di Asti, ad inventare negli anni venti il metodo di rifermentazione controllata in grandi recipienti, poi adottato dal francese Charmat.
Il francese Eugène Charmat costruì e brevettò tale attrezzatura, da qui il doppio nome, Metodo Martinotti-Charmat.

Il Metodo Martinotti permette di ottenere spumanti, spesso dolci, dalle caratteristiche note fruttate, per mezzo di recipienti a tenuta stagna tipo Autoclave. Questo metodo ha trovato larga diffusione in quanto più idoneo alla produzione di vini spumanti utilizzando vitigni aromatici o fruttati (Moscato o Prosecco). Infatti la lunga sosta su lievito tipica del Metodo Classico o Champenoise nuocerebbe all’espressione del profumo dei vini derivati dai suddetti vitigni. Le uve utilizzate possono essere quelle del metodo classico ma visto che il metodo ottiene colori più tenui, paglierino con vena verdolina, sapori più freschi e meno strutturati, profumi meno intensi, le uve più apprezzate sono il Moscato, il Prosecco, la Malvasia e non per ultima il Brachetto.

La sostanziale differenza è la spumantizzazione o meglio la presa di spuma che per il Metodo Martinotti (Prosecco) avviene in Autoclave (grande cisterna di acciaio, ermetica, che resiste alla pressione di 6-9 Atm, col controllo della temperatura, per poter gestire meglio la lavorazione), mentre per il Metodo Classico avviene in bottiglia. Per entrambe le lavorazioni viene preparata una base di vino fermo alla quale viene aggiunto il (liquore di tiraggio) costituito da vino base più lieviti selezionati e zucchero di canna, la quantità dello zucchero dipenderà dalla pressione che si vorrà far raggiungere allo spumante (ogni 4 grammi litro salirà un’Atm). I lieviti, nutrendosi dello zucchero, produrranno l’anidride carbonica (bollicine).

Inoltre a questa differenza ritenuta essenziale per la diversificazione dei due metodi esistono altre differenze che andranno a dare un contributo importante alla caratterizzazione organolettica dei due prodotti finali.

Nel Metodo Martinotti il tempo di spumantizzazione è breve (pochi mesi), viene fatto sotto controllo della temperatura e una volta spumantizzato e filtrato è pronto per l’imbottigliamento e la commercializzazione.
Nel Metodo Classico il tempo della fermentazione e più lungo, spesso vengono assemblate più annate e più vini per la base da spumantizzare, viene aggiunto il liquore di tiraggio (lieviti selezionati e zucchero) ed imbottigliato col tappo a corona per effettuare poi la sucessiva stappattura per l’eliminazione del deposito formato dai lieviti nel collo della bottiglia. Le bottiglie una volta tappate vengono accatastate e messe in orizzontale per un periodo da 1 a 4 o più anni. Dopo la Sboccatura (Degorgement) dove si eliminano i depositi, per ripristinare il livello giusto in bottiglia si procede all’aggiunta del liquore di spedizione (vino base con un grado zuccherino diverso) per distinguere lo spumante tra Brut, Extra Dry, Dry ecc. in aggiunta a questo vino base, qualche azienda, per dare al prodotto un carattere personale, aggiunge una piccola dose si distillato.

Da tutto ciò si può dire che un Prosecco è un vino più semplice, da bere spensieratamente, più fresco nei gusti e nella temperatura di servizio, fruttato, floreale con sentori di mela, pera, fiori d’acacia, bevuto come aperitivo, mentre il Metodo Classico è uno spumante più impegnativo, complesso, che può essere anche da tutto pasto, con sentori di frutta matura, agrumi, frutta esotica, floreale, crosta di pane e lieviti.

Bè, ora direi di passare all'assaggio, prima di un Prosecco di Cartizze (Collina di Eccellenza)
e poi di un Grande Brut Metodo Classico.

Un evviva per il bere consapevole, come sempre,
la Qualità è nemica della Quantità.

www.studiobertollini.com

venerdì 23 ottobre 2009

Petizione - Basta con la Giustizia Lenta !

Potete firmare questa petizione ? : "Basta con la Giustizia lenta !"

Un Grazie sincero.

Seguite questo:

http://firmiamo.it/basta-con-la-giustizia-lenta

Grazie a tutti.
                                 Giancarlo Bertollini

mercoledì 21 ottobre 2009

LA PENSIONE ED I PROBLEMI

Il monito del governatore Draghi: è necessario alzare l'età pensionabile.


Per il numero uno di Bankitalia ciò è indispensabile.

TORINO (13 ottobre 2009) - "E' indispensabile un aumento significativo dell'età media effettiva di pensionamento". Così ha detto Mario Draghi. Per il governatore di Bankitalia, ciò è indispensabile "per assicurare prestazioni di importo adeguato a un numero crescente di pensionati".

"Superata la fase di emergenza - ha detto nella lezione al collegio Carlo Alberto di Moncalieri - resta la necessità di adeguare il sistema di ammortizzatori sociali a un mercato del lavoro diventato più flessibile". Lo ha detto il governatore di Bankitalia aggiungendo come in questo modo ''ne sarebbe favorita la mobilità del lavoro, accresciuta l'efficienza produttiva, rafforzata la tutela dei lavoratori, aumentata l'equità sociale''.

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Roma ottobre 2009

Giancarlo Bertollini

Bene Signori, a quando l'eliminazione fisica degli individui prossimi alla Pensione ?

Da oltre 15 anni svolgo solo lavori occasionali con Partita IVA e la Pensione, data per "Certa", l'ho vista allontanarsi man mano che mi avvicinavo all'età.
Ora ho 64 anni e compirò il mio sessantacinquesimo il 17 maggio del 2010 e continuo a sentir parlare di tutela ed equità, forse quella della Caritas.

Le "Protezioni", gli Ammortizzatori Sociali, i Cortei, i Sindacati e tutte le attività di intervento sono sempre puntate sui "Lavoratori" a stipendio, quelli che non hanno uno stipendio sono "Condannati a Morte".

Grazie, Grazie di Cuore; che il Signore Vi salvi dal provare Cosa Significa.

                                                            Giancarlo Bertollini

www.studiobertollini.com

Comunicati Stampa 2009: Enogastronomia & Salute

Comunicati Stampa 2009: Enogastronomia & Salute

Energia & Dintorni - Siamo Realmente Informati ?

Non condivido le Tue idee ma lotterò fino alla morte affinché Tu
(come me) possa liberamente esprimere il Tuo Pensiero.
(Voltaire - Evelyn Beatrice Hall)
Centrali Nucleari.
Le bombe su Hiroshima e Nagasaki, con le migliaia di morti che provocarono e per le dolorose conseguenze genetiche che cagionarono, hanno rappresentato una delle manifestazioni più terribili della malvagità umana e tutti si augurano che una simile tragedia non abbia più a ripetersi. D'altra parte anche l’uso pacifico del nucleare come fonte energetica alternativa è ritenuta un reale pericolo per la salute e per l’ambiente, come in modo inequivocabile ha dimostrato l’incidente di Chernobyl.

Bilancio di un Disastro.
Siamo proprio sicuri che l’incidente avvenuto in vicinanza della piccola cittadina ucraina abbia rappresentato una delle peggiori sciagure in campo tecnologico? Non furono forse i media ad enfatizzare quel malaugurato episodio indubbiamente grave, ma non tanto come lo si vuol fare apparire? Prima di dare un giudizio definitivo di quel tragico evento cerchiamo di capire come ciò possa essere accaduto.
Innanzitutto bisogna chiarire che a quel disastro, che non potrebbe nemmeno definirsi "incidente", contribuirono numerose cause, la prima delle quali riguarda la costruzione della centrale, che era priva di alcune indispensabili strutture di sicurezza a cominciare dalla mancanza di una protezione di cemento armato sovrastante il reattore.
Con le più elementari regole di Sicurezza, ampiamente utilizzate in Occidente, l’energia nucleare si rivela una forma di energia sicura e affidabile e ciò è dimostrato proprio dall’incidente di Chernobyl. In cinquant’anni di nucleare quello successo nella centrale sistemata in vicinanza della cittadina ucraina, è il più grave che si sia mai verificato ed ha comportato una sessantina di morti. Nel frattempo gli incidenti nelle centrali in cui si fa uso dei combustibili fossili hanno provocato oltre 15.000 morti e perfino il sicuro ed ecologico idroelettrico ne ha causati 4.000. Se il nucleare avesse avuto lo stesso numero di vittime delle altre fonti energetiche la sua utilizzazione come fonte di energia sarebbe finita da un pezzo.
Bisogna inoltre tener conto dei rischi che si corrono nella estrazione dei combustibili fossili rispetto all’estrazione dei minerali di uranio. Lavorare in una miniera di uranio, fonte di energia nucleare, è dieci volte meno pericoloso che lavorare in una miniera di carbone, poiché quest'ultimo è in assoluto la fonte di energia che provoca più morti: 6-7 mila all’anno senza contare le vittime della silicosi che colpisce tutti i minatori.
Anche il gas naturale rappresenta un pericolo. Nel 1984 si verificò in Messico l’esplosione di diversi serbatoi di gas liquido che uccisero sul colpo 550 persone e ne ferirono 7000, sicché il suo trasporto potrebbe provocare il peggior incidente immaginabile. Qualora una nave metanifera che trasporta gas liquefatto a bassissima temperatura, in vicinanza della costa, per un incidente, dovesse spezzarsi e riversare in mare anche solo parte del suo carico, si provocherebbe una enorme nuvola fredda e densa di gas che spinta dai venti sulla terraferma potrebbe esplodere liberando una potenza paragonabile a quella di una bomba atomica.
Anche il petrolio ha causato ingenti danni che non sono solo quelli, peraltro gravissimi per l’ambiente, provocati dalle petroliere che hanno riversato in mare il loro contenuto sporcando le coste e uccidendo gli uccelli marini che, con il corpo imbrattato di catrame, non riuscivano più ad alzarsi in volo. Ai disastri ambientali vanno accostate anche le migliaia di morti avvenuta per l’esplosione di oleodotti e depositi con conseguenti incendi che hanno interessato le abitazioni poste in vicinanza dei grossi serbatoi di carburante. Perfino l’idroelettrico, può creare catastrofi imputabili a dissesti idrogeologici.
Certo, quello di Chernobyl non è stato l’unico incidente accaduto nelle centrali nucleari ma negli altri casi, fatta eccezione per uno solo di essi, si è sempre trattato di incidenti di piccola entità simili ai tanti che si verificano in centrali di altro tipo. Il 28 marzo del 1979 si verificò quello di Three Mile Island, località nei pressi di Herrisburg in Pennsylvania (USA) il più grave mai avvenuto prima di Chernobyl e il più grave in assoluto per i Paesi dell'occidente. Ebbene, in quella occasione non vi fu nemmeno un morto, non scoppiò la bolla di idrogeno che si formò nel reattore, a differenza di quanto avvenne a Chernobyl, né ci fu alcun incendio e la radioattività rilasciata nell’ambiente fu minima. Gli ufficiali sanitari della Pennsylvania e del vicino Stato di New York riferirono che una certa quantità di iodio radioattivo era stata rinvenuta nel latte, ma si trattava di una quantità minima solo leggermente superiore al limite di percezione strumentale. Tuttavia i costi della decontaminazione vennero stimati in miliardi di dollari ma i danni maggiori furono indiretti, in quanto dal giorno di quell’incidente ad oggi negli Stati Uniti non sono più state costruite centrali nucleari. In realtà quell’incidente ebbe anche aspetti positivi perché contribuì a rendere ancora più sicure le centrali esistenti che passarono da un utilizzo di meno del 60% ad oltre l’80%: come se fossero stati costruiti 30 nuovi reattori.
Attualmente nel mondo i reattori in attività sono 400 e producono il 17% dell’energia elettrica richiesta. In Europa le centrali nucleari sono 150 e soddisfano il 36 per cento del bisogno elettrico e la Francia, con l’80% di produzione di energia elettrica dal nucleare, ne detiene il primato.
Anche la disinformazione gioca un ruolo importante nel mettere in cattiva luce l’energia nucleare. Recentemente, in seguito al terremoto che ha colpito il Giappone danneggiando una centrale nucleare di quel Paese, si disperse nell’ambiente una certa quantità di acqua pesante. La TV nazionale diffuse la notizia che era fuoriuscita dalla centrale dell’acqua pesante radioattiva, ma quella che viene usata in alcune centrali nucleari non è radioattiva: essa serve semplicemente a rallentare i neutroni svolgendo le stesse funzioni che in altri impianti compie la grafite. In realtà il nucleare (se non ci sono incidenti) non induce inquinamento radioattivo di alcun genere; al contrario le centrali nucleari evitano che ogni giorno vengano immessi nell’atmosfera quasi due miliardi di tonnellate di anidride carbonica derivanti dall’uso dei combustibili fossili. Proprio questo tipo di gas, oltre a milioni di tonnellate di ossidi di zolfo e di azoto, molto pericolosi per la salute dell’uomo, è uno dei maggiori responsabili del cosiddetto effetto serra.
Il problema immediato più grave rimane quello dei rifiuti nucleari ma anche in questo caso la soluzione è stata trovata e se si è verificata qualche incomprensione ciò ha riguardato una cattiva informazione. In tutti i Paesi in cui si fa uso di nucleare sono stati individuati siti adatti per la conservazione delle scorie radioattive. Queste vengono prima “vetrificate”, cioè fuse insieme con vetro e zucchero, quindi chiuse in robusti recipienti di acciaio e sistemate in profondità della crosta terrestre in zone asciutte come sono, ad esempio, le cave di sale nelle quali, se ci fossero infiltrazioni d’acqua, il sale si scioglierebbe.
Se in Italia si ricavasse attraverso il nucleare l’elettricità che compriamo all’estero, prodotta dalla stessa fonte, la quantità di scorie generate in un anno potrebbero essere contenute in una ventina di cilindri di acciaio da sistemarsi in un sito sicuro che era stato individuato dagli esperti nella zona di Scanzano Jonico a 700 metri di profondità. A questo punto però è scattato il cosiddetto effetto “Nimby” (acronimo di Not in my backyard, cioè “Non nel mio giardino”). Nessuno vuole nelle proprie vicinanze depositi di scorie radioattive, ma nemmeno centrali nucleari o di altro tipo, termovalorizzatori, discariche a cielo aperto o qualsiasi altra struttura che possa allarmare la popolazione locale. Gli attivisti anti-nucleari si sono subito dati da fare per allarmare la popolazione locale allo scopo di intralciare la realizzazione di un ottimo sito per eliminare le poche scorie giacenti nelle tre centrali nucleari che non funzionano. Viene da pensare che se alcuni critici anti-nucleari riuscissero a provocare un incidente nucleare, sarebbero contentissimi di farlo.
Non tutte le scorie nucleari d'altronde sono da buttare: il cesio 137, ad esempio, è utilizzato per la radioterapia dei tumori. Altri elementi prodotti dalle reazioni di fissione servono per sterilizzare gli alimenti o per dare energia ai satelliti. Ma esistono anche alcuni prototipi di centrale nucleare nei quali l’uranio 238, che negli impianti in funzione viene considerato una scoria, è invece utilizzato per produrre energia. Si tratta dei cosiddetti reattori autofertilizzanti nei quali l’uranio 238, colpito da neutroni veloci, si trasforma in plutonio 239: un elemento che non esiste in natura e che viene usato come combustibile. I reattori autofertilizzanti così chiamati in quanto producono più combustibile di quanto ne consumino non si sono ancora affermati perché, ai costi attuali dell’uranio, sono più convenienti i reattori tradizionali; peraltro si deve pur citare l'esistenza del Superphoenix un progetto francese alla realizzazione del quale ha partecipato anche l’Italia.
Ci sono anche problemi di sicurezza in quanto il plutonio può essere impiegato, più facilmente dell’uranio, per costruire armi atomiche. L’uranio infatti per costruire bombe atomiche deve essere arricchito dell’isotopo 235 all’85% e non al solo 2 o 3 per cento. L’Iran è in grado di fare queste operazioni ed è proprio per questo motivo che la comunità internazionale non si fida delle dichiarazioni tranquillizzanti di quel governo.
Concludendo, il bilancio finale del disastro di Chernobyl dovrebbe essere di 32 vittime quasi immediate, altre 19 negli anni successivi, 15 bambini vittime di tumori alla tiroide su 4000 casi complessivi, oltre a 9000 possibili decessi nell’arco di 80 anni. Se, in ultima analisi, si confrontasse il numero dei morti accertati dell’incidente di Chernobyl con quello del disastro del Vajont in cui perirono in pochi minuti quasi 2000 persone vittime, è bene sottolinearlo, di una forma di energia “pulita” ed ecologica a differenza di quella nucleare che da molti viene giudicata “sporca” e inquinante, si vedrebbe che quest'ultimo è quasi irrisorio. Si è anche parlato di danni genetici ma il rapporto del Chernobyl Forum ha potuto accertare che nella zona colpita non vi è stato alcun aumento di alterazioni cromosomiche o malformazioni congenite.

Centrali TermoElettriche.
Uno studio del C.N.R., a firma di Nicola Armaroli e Claudio Po, pubblicato sulla rivista "Chimica ed industria" descrive quanti e quali inquinanti vengano scaricati in aria da centrali termoelettriche di dimensioni pari a quella presa in esame (760 MG/W): oltre 1.500.000 tonnellate/anno di Anidride carbonica CO2, gas il cui effetto serra è universalmente noto; oltre 1.500 tonnellate/anno di ossido di azoto NOx, pericoloso sia di per sé sia perché precursore dell'ozono, gas velenoso per gli esseri viventi; 290 tonnellate/anno di particolato (polveri fini) PM10, il più pericoloso degli inquinanti per la salute umana o formazione di polveri fini secondarie che, secondo dati dell'Agenzia Ambientale Europea, sono la parte preponderante del particolato fine prodotto dagli impianti energetici; oltre 200 tonnellate/anno di metano incombusto, gas ad effetto serra 21 volte più potente della CO2; o 126 tonnellate/anno di monossido di carbonio CO, gas notoriamente velenoso; oltre 90 tonnellate/anno di Ammoniaca NH3C; oltre 40 tonnellate/anno di formaldeide CH2O, fortemente cancerogena; o 9 tonnellate/anno di ossidi di zolfo SOx; o 47 tonnellate/anno di altri idrocarburi: benzene (cancerogeno) ed altri idrocarburi aromatici tossici o cancerogeni.

Centrali IdroElettriche.
Problemi ambientali possono essere costituiti dal fatto che gli sbarramenti (dighe) bloccano il trasporto solido dei fiumi (sabbie e ghiaie) alterando l'equilibrio tra l'apporto solido e l'attività erosiva nel corso d'acqua a valle (erosione del letto del fiume e, talvolta, "taglio dei meandri" per la maggiore velocità) fino al mare dove, per il diminuito o nullo apporto solido si assiste al fenomeno dell'erosione delle coste; per non parlare dell'impossibilità dei pesci di risalire la corrente per andare a depositare le uova, col conseguente rischio per la specie e quel che ne consegue. Grandi bacini idroelettrici inoltre possono in alcuni casi avere impatti ambientali e socio-economici di diversa entità o gravità sulle zone circostanti (modifica del paesaggio e distruzione di habitat naturali, spostamenti di popolazione, perdita di aree agricole, ecc.) e lo studio di fattibilità deve essere particolarmente accurato soprattutto per quanto concerne l'analisi puntuale della geologia dei versanti e delle "spalle" su cui si attesterà la diga non tralasciando alcun particolare. Solo così si potranno evitare tragedie quali quella che nell'autunno del 1963 sconvolse la valle del Vajont (cancellando la cittadina di Longarone e d altri due centri del fondovalle con 1970 vittime).
Il gestore di un impianto idroelettrico di potenza nominale superiore a 220 kW deve corrispondere agli enti pubblici locali (comuni, provincia e regione) i cosiddetti Canoni Idrici, per la concessione e lo sfruttamento di acque pubbliche.

Energia Alternativa.
Per fonte di energia alternativa si intende un modo di ottenere energia elettrica fondamentalmente differente da quella ottenuta con l'utilizzo dei combustibili fossili, che costituiscono le fonti "non rinnovabili".
Spesso tale classe di fonti energetiche viene confusa o assimilata a quella delle fonti di energia rinnovabile (che in inglese sono sinonimi) o anche a quella delle fonti energetiche in grado di permettere uno sviluppo sostenibile. In realtà le fonti di energia alternativa comprendono una classe più ampia di forme di produzione di energia comprendendo "qualunque" modo di produzione di energia che non avvenga mediante l'utilizzo di combustibili fossili. Una differenza sostanziale ad esempio è la presenza fra le fonti alternative dell'energia nucleare, che non viene compresa nelle altre due classi.
Il termine divenne di uso comune negli anni '70, a valle delle crisi petrolifere del 1973 e 1979, che avevano fatto vedere in maniera chiara le problematiche poste da un mondo dell'energia troppo dipendente dal petrolio e, in generale, dall'approvvigionamento di fonti fossili.
Negli ultimi trent'anni sono state investite nella ricerca in tal senso molte risorse umane ed economiche. Nonostante ciò, uno dei problemi è rappresentato da conflitti d'interesse tra chi dovrebbe investire i fondi nella ricerca e chi produce attualmente l'energia o chi vende petrolio: di conseguenza vengono a mancare le alternative per il futuro.
Ad oggi sta aumentando, da parte di numerosi ricercatori la preoccupazione per il futuro energetico dell'umanità. Secondo modelli ritenuti generalmente validi come ad esempio il modello di Hubbert, sembra che il petrolio sia in fase di esaurimento (molti pensano che si stia superando il picco di Hubbert). Se ciò si rivelasse vero, provocherebbe delle ripercussioni enormi (alcuni parlano di ripercussioni catastrofiche) sull'economia, lo sviluppo e il sostentamento dell'umanità nei prossimi decenni (in particolare del mondo industrializzato, che maggiormente utilizza queste fonti), in quanto estremamente dipendenti dal petrolio. Una via indicata da molti per non incappare in questi eventi, è l'emancipazione dall'utilizzo del petrolio come fonte energetica, investendo risorse, ricerca e fondi nello sviluppo di fonti alternative di energia, che attualmente ricoprono una percentuale pari a circa il 20% della produzione energetica mondiale.

Risulta pertanto FONDAMENTALE procedere ad uno sviluppo che tenga sempre presente il FRAZIONAMENTO DEL RISCHIO, non facendosi illusioni di poter produrre energia senza rischi ma riducendoli al minimo, non consentendo a nessun tipo di produzione di superare il 15 max 20% del fabbisogno energetico. 

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domenica 27 settembre 2009

Enogastronomia & Salute

L'alcol fa bene? Ecco i dosaggi giusti per avere benefici ! Un essere umano in perfetta salute ed a peso forma può bere a stomaco pieno nelle 24 ore 1 (un) grammo di alcol per chilo di peso corporeo. Per ulteriori informazioni potete vedere la mia intervista su WineBar di questa settimana. Questo è il Link su cui Cliccare. Poi Cliccate sul secondo Video in basso. www.studiobertollini.com Non parliamo solo dei produttori di bevande alcoliche, i quali, si sa, riportano o sponsorizzano volentieri ricerche sui supposti benefici dei loro prodotti, ma anche di chi ha condotto esperimenti scientifici su sostanze, in essi presenti, che si sarebbero dimostrate effettivamente benefiche per la nostra salute. Vediamone alcune. Le procianidine sono dei polifenoli contenuti nel vino rosso. Hanno una funzione vasoattiva e protettiva del sistema cardiovascolare. Una recente ricerca, oltre a verificarne l'effetto cardioprotettivo, ha anche osservato che le persone che risiedono nelle regioni i cui vini sono particolarmente ricchi di questo componente fenolico, hanno una vita media più lunga. Il resveratrolo, ha mostrato in vari studi sia proprietà di prevenzione dell'aterosclerosi e delle neuropatie tra cui anche l'Alzheimer, sia un'azione inibitoria sulla formazione di tumori. Il problema però, come sostenuto in questo articolo, è che per una dose efficace si dovrebbero bere almeno 4 litri di vino! Ma c'è anche lo xantumolo, flavonoide presente nella birra, il quale, dicono, è cento volte piú attivo. Uno studio italiano ha trovato che la molecola aiuta a prevenire l'insorgenza dei tumori, frenando il meccanismo dell'angiogenesi, cioé della proliferazione di vasi sanguigni che alimentano il cancro. Quindi "Viva il vino spumeggiante" oppure "Chi beve birra campa cent'anni"? Non si sentano comunque esclusi gli astemi, esistono infatti polifenoli, flavonoidi e altre sostanze contenute naturalmente in alcuni alimenti non meno utili ed efficaci. Ne riparleremo.

Meeting "Economia dei Rifiuti"

Si sono conclusi ad Ischia, presso l'Hotel Continental Terme, i lavori del Forum Internazionale "Economia dei Rifiuti", organizzato da Polieco (Consorzio nazionale per il riciclaggio dei rifiuti a base di polietilene). I rifiuti non devono più essere un problema, ma una risorsa ed un'opportunità economica che vada a beneficio di tutta la collettività. E' necessario promuovere una nuova cultura della consapevolezza sulla tematica dei rifiuti, perché, così come è ora, il sistema di gestione dei rifiuti in Italia è economicamente insostenibile. In questi due giorni abbiamo dato vita ad una Cernobbio dei rifiuti, dove Governo, forze dell'ordine, pubbliche amministrazioni ed imprese possono individuare nuove soluzioni nella gestione dei rifiuti, nel rispetto della sostenibilità economica ed ambientale. Queste le dichiarazioni di Enrico Bobbio, presidente di Polieco, che ha aperto e chiuso il Forum Internazionale Economia dei Rifiuti. Al Forum, moderato dai giornalisti Oliviero Beha e Luca De Biase, hanno preso parte Alfonso Pecoraro Scanio, il direttore di Ambiente Italia Duccio Bianchi, l'economista Antonio Massarutto, l'on. Giovanni Fava, componente della Commissione Bicamerale d'inchiesta sul Ciclo dei Rifiuti, impegnati nel dibattito dal titolo "Economia dei rifiuti, dai rifiuti ai materiali". L'analisi del Sistema dei rifiuti in Europa è affidata a Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, on. Paolo Russo, presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, Stefano Laporta commissario dell'Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), Thomas Ruttler, federal ministry for the Environment, Nature conservation and nuclear safety(Germania). Sabato 26 settembre gli interventi dei relatori sono stati dedicati al dibattito su Quali alternative, soggetti, regole e modelli organizzativi. Hanno preso la parola Alberto Pierobon, membro della Segreteria Tecnica del Ministero dell'Ambiente, il presidente di Federambiente Daniele Fortini, Stefano Leoni, presidente di WWF Italia e Franco Pasquali, segretario generale di Coldiretti. I lavori si sono conclusi col dibattito su Etica dell'Economia dei Rifiuti, con gli interventi di Francesco Paolo Sisto, membro della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, del filosofo dell'università Ca' Foscari di Venezia Umberto Galimberti, dei magistrati Amedeo Postiglione e Donato Ceglie. Durante il Forum è stato inoltre presentato lo studio, curato da Swg, La gestione dei rifiuti in Italia, che evidenzia come la questione ambientale sia una delle maggiori preoccupazioni degli italiani, subito dopo le problematiche legate alla crisi economica. Dallo studio emerge anche che gli italiani individuano come rifiuti soprattutto quelli solidi urbani, nonostante questi siano solo il 19% del totale e ritengono di essere abbastanza informati sia in merito al tema della separazione dei rifiuti sia sul riciclo, ammettendo comunque di avere poche informazioni su come poi il rifiuto viene gestito. I cittadini italiani nel contempo si dichiarano consapevoli del valore dei materiali contenuti nei rifiuti e si dicono fortemente disponibili a partecipare ad un ciclo economico di gestione dei materiali riciclabili che li veda protagonisti e beneficiari. Per informazioni Comunicazione Polieco Traiano Bertollini cell. 3358413880 t.bertollini@libero.it http://www.studiobertollini.com/

martedì 13 gennaio 2009

Parte a Roma il Nuovo Corso Vini

I corsi base, strutturati su nove incontri, vengono fatti seguire da singole serate a tema per non perdere le conoscenze acquisite. I° Seminario di VitiViniColtura Traccia dei nove incontri con relativi costi. • VitiViniColtura ed approccio alla Degustazione. • Pratiche di Cantina e Degustazione. • Spumanti e Tecniche di Degustazione. • Vini Speciali e Degustazione. • Abbinamento Cibo-Vino e Degustazione. • Liquori & Distillati con Degustazione. • EnoMarketing e Degustazione. • Degustazione Cieca - Esame con valutazione. • Cena di Fine Corso e consegna Attestati. Ovviamente gli incontri saranno imperniati sulle DEGUSTAZIONI ed il primo approccio all’ENOLOGIA avverrà col supporto di un filmato ministeriale su: Vino, Salute e Piacere; filmato che verrà consegnato, su DVD, in OMAGGIO a tutti i partecipanti, unitamente all’Attestato. Il Seminario sarà tenuto da Giancarlo Bertollini, profondo conoscitore del settore che può vantare oltre 35 anni di esperienza enologica, sia come Dirigente d’Azienda Industriale che come Consulente di Direzione e si svolgerà nelle nove giornate previste, con inizio alle ore 20,00 di ogni Lunedì (a partire da Lunedì 5 ottobre 2009 presso il RistoVino in Via Durazzo, 19 - 00195 Roma - Zona P.le Clodio). Ogni incontro inizierà con una panoramica di Formazione per poi passare all’utilizzo della Scheda Tecnica A.E.S. (Metodo G. Bertollini) con la Degustazione guidata di uno o due Vini. • Il costo complessivo è contenuto in €. 330,00 più IVA. La cena finale e la fornitura dei materiali ( Cartellina con Dispense ) sono ovviamente incluse. Pagamento IVA esclusa: • Acconto alla conferma/iscrizione………………………………€.100,00 • Saldo ad inizio corso Termine ultimo delle prenotazioni Lunedì 28 settembre 2009 e ricordate che i posti sono realmente limitati. Per l’iscrizione dovete cortesemente comunicare il vostro Nome, Cognome, Indirizzo e-Mail e numero di Cellulare con la seguente dicitura: “Con la presente autorizzo il trattamento dei miei dati personali, ai sensi della L. 675/1996”. Informazioni: http://www.studioservice.com/ Iscrizioni: info@studioservice.com Tel&Fax 06.3972.1551

Eccellenza a Roma - Post in Evidenza

“L’urlo”, il docufilm di Severgnini, getta nuove ombre sul traffico di migranti in Libia.

QUI L'INTERVISTA ! Mentre lo scandalo legato alle coop dell’accoglienza in mano alla famiglia del deputato Aboubaka Soumahoro si allarga...

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