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domenica 3 aprile 2022

IL KARATE-DO ALLE OLIMPIADI DI TOKYO 2021

I giochi olimpici sono il sogno per qualsiasi atleta, per qualsiasi agonista, alla fine degli anni sessanta, vestendo la divisa della nazionale, lo è stato anche per me. 
Nella mia ignoranza e ingenuità pensavo che qualsiasi sport agonistico venisse rappresentato alle Olimpiadi, niente di più sbagliato, le discipline erano e sono  limitate nel numero, per accedervi bisognava fare una trafila legata ai parametri di merito del regolamento C.O.N.I.. Uno di questi parametri è sempre stato, la esibizione promossa dalla nazione ospitante, così è avvenuto per il Judo a Tokyo nel 1964, per i Taekwondo a Seul 1988 e il Karate-Do a Tokyo 2021. Da quando sognavo Olimpiadi a quando il sogno si è realizzato sono trascorsi all’incirca sessanta anni, io come moltissimi altri, siamo partiti troppo presto e il sogno è rimasto tale. Da quando ho iniziato nel 1962 la pratica del Karate-Do ad oggi per assecondare i parametri “sportivi del C.O.N.I.” le trasformazioni della disciplina sono state tante e tali che, per fare un esempio calzate, si era partiti con una partita di Rugby e si è finiti per fare buzzico rampichino. La così detta pratica sportiva del Karate-Do ha certamente dato la possibilità di diffusione e notorietà in tutto il mondo ed è stata l’apripista di altre discipline orientali e non, che esaltandone la loro parte cruenta, nel confronto, hanno relegato il Karate-Do che celebra il controllo delle tecniche, ad una disciplina di fricchettoni. Scusatemi lo sfogo, una volta quando si mandavano in onda immagini di Karate davano l’idea di massima efficacia, oggigiorno, un tizio che litiga con un carrello del super mercato o altri che ancheggiano avanti e indietro con gestualità che in certi ambienti sarebbe considerato gesto osceno. Cari dirigenti e maestri, non credete sia il caso di  ripensare e riflettere su che tipo di messaggio stanno dando le così dette Federazioni ufficiali nazionali e internazionali con i loro assurdi regolamenti che, spero inconsciamente, hanno traghettato la disciplina in un baratro senza fondo? Se questo è il prezzo da pagare per essere alle Olimpiadi dobbiamo uscirne fuori per ricominciare tutto da capo. Una disciplina così particolare come il Karate-Do che richiede anni ed anni e quando dico anni intendo cinquanta e oltre di pratica per impadronirsi delle sue tecniche, deve riappropriarsi delle sue radici, non basta vestire l’abito, la cintura alzare un gamba in cielo e fare la recita orientale per essere e saper fare, pubblicizzare una cosa e poi all’atto pratico venderne un’altra, mi domando, e non credo di esagerare, si chiama raggiro? 

                                M° Aurelio Bonafede 

www.studiostampa.com

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