martedì 4 settembre 2018

L'anno del ”Centenario della Grande Unione” per la Romania.

I rumeni rappresentano una delle comunità le più importanti dell’Italia. Per loro, come anche per i rumeni di tutto il mondo, quest’anno ha un significato particolare. Cento anni fa è stata compiuta l’unificazione di tutte le province storiche rumene in uno stato unico. Per questo, per la Romania, l’anno 2018 significa l’anno del ”centenario della Grande Unione”. 

Come si già sa, alla fine della Prima Guerra Mondiale, il mondo e l’Europa hanno affrontato cambiamenti maggiori. La maggior parte dei paesi europei intendevano liberare i loro territori, occupati dagli imperi multinazionali: Austro-Ungherese, Zarista e Ottomano. In tale circostanza si trovava anche il Regno della Romania che, nell’anno 1916, entrava in guerra accanto all’Antanta, al fine di liberare i rumeni della Transilvania dall’occupazione dell’Imperio Austro-Ungherese. L’esercito rumeno ha avuto un apporto molto importante allo sforzo di guerra dell’Antanta, sul fronte orientale, con ingenti sacrifici umani . 
Il contributo rumeno agli sforzi di guerra dell’Antanta è stato significativo sul fronte orientale, anche i sacrifici di vite umane sono stati considerevoli: centinaia di migliaia di soldati rumeni hanno perso la vita per la causa nazionale. Da questo punto di vista, si può ritenere che, come anche altre nazioni, quali, ad esempio, quella italiana, i rumeni hanno raggiunto l’unione nazione con ingenti sacrifici. I sacrifici ed il contributo alla victoria dell’Antanta hanno costituito argomenti maggiori nel riconoscere, da parte delle Grandi Poteri – Stati Unitesi, Inghilterra, Francia e Italia – l’unificazione dei territori rumeni, compiuta nell’anno 1918.
Animati dall’ideale identitario, i rumeni dei territori occupati hanno intensificato l’attività nazionale alla fine della Prima Guerra Mondiale. Contribuendovi, in maniera rilevante, anche i principi di riorganizzazione del mondo postbellico, lanciati dal presidente americano Wilson, nel mese di gennaio dell’anno 1918. Per i rumeni, come anche per le altre nazioni dell’Europa Centrale e Orientale, il più importante di essi è stato quello che stipulava il diritto delle nazioni all’autodeterminazione.
Secondo il suddetto principio, i leader politici e intellettuali dei rumeni della Transilvania, Bucovina e Basarabia hanno avviato un processo storico fondamentale attraverso cui, dall’autodeterminazione nazionale, è stata compiuta l’unione delle suddette province con il Regno della Romania. Da sottolineare il carattere rappresentativo e plebiscitario delle decisioni e risoluzioni di unificazione, queste essendo l’esito della voglia liberamente espressa dalla maggior parte della popolazione. Queste decisioni fondamentali per la nazione rumena hanno ricevuto il riconoscimento internazionale al Congresso di Pace di Parigi degli anni 1919-1920, quando lo stato nazionale unitario rumeno è stato convalidato sul piano esterno, attraverso un sistema di trattati.
Gli ingenti sacrifici fatti dalla Romania durante la guerra, nonché la legittimità degli obiettivi nazionali rumeni hanno inclinato decisivamente la bilancia a favore del riconoscimento della Grande Romania da parte dei grandi poteri dell’epoca: Stati Unitesi, Inghilterra, Francia ed Italia.
Da sottolineare che l’esito di questo processo storico interno, nonché del riconoscimento internazionale, è stato la Romania interbellica, uno degli stati importanti dell’Europa Centrale e Orientale. La Romania, quale membro di grande portata della Società delle Nazioni, è stata un sostenitore costante della pace e della conciliazione tra le nazioni, del rispetto del diritto internazionale. Sul piano interno, la Romania ha attuato profonde riforme democratico – agrarie ed elettorali – avendo una delle più avanzate costituzioni dell’Europa, in cui i diritti e libertà civiche erano ben garantiti. 
                 Antoniu Martin, storico, Romania

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