giovedì 19 dicembre 2013

Comunismo-Nazismo - Pace e Dialogo a Cervello Inserito !

I CRIMINI DEL COMUNISMO
Se un tempo erano pagati per disinformare, oggi a sinistra si segnalano professori per la loro imbarazzante ignoranza. E' di pochi giorni fa un articolo pubblicato sul quotidiano La Repubblica di Tabucchi, autore tanto in voga e pompato dall'intellighenzia di sinistra, che tranquillamente si è preso il lusso di dichiarare che Gramsci fosse morto in carcere.
E' evidente che dinanzi a simili mistificazioni si comprende anche perché sia abilmente taciuto da questi "professionisti della menzogna" la vera essenza del patto Molotov-Ribbentrop che nel 1939 ha sancito la nascita dell'asse nazi-comunista e che diede il via libera a Hitler per l'eliminazione degli ebrei. Fu in quel frangente che Stalin, in segno di concordia, si permise di offrire in "regalo" ad Hitler tutti gli ebrei internati nei gulag. Questo è un dato storico, provato, inconfutabile: la persecuzione degli ebrei partì con il benestare di Stalin, dei comunisti. Innegabile a tal punto che nei libri di storia non v'è menzione alcuna. All'epoca, inoltre, Hitler non doveva di certo apparire come un mostro dai "benpensanti rossi", visto che esiste un saggio vergognoso di Palmiro Togliatti per il quale il patto fu la conseguenza dell'aggressione ai danni della Germania compiuta da Francia e Gran Bretagna. 

Fonte: LA STORIA NEGATA - Articolo Completo QUI !

IL FASCISMO e IL NAZISMO
Una delle mistificazioni introdotte negli ultimi sessant’anni e diventata una realtà accettata da tutti, come del resto la seconda grande mistificazione, la Resistenza, mostra il comunismo come antitetico e opposto al fascismo.
Il fascismo è descritto come l’ideologia del male, mentre il comunismo, suo antagonista, viene presentato come un’ideologia positiva, anche se con qualche ombra dovuta a però a deviazioni sul luminoso sentiero, con l’unico scopo di migliorare le condizioni di vita dei più deboli.
Queste due mistificazioni, ideate ed imposte dal PCI servivano a legittimare quest’ultimo e a facilitarne la presa del potere. Per i più svariati motivi (inizialmente la paura, successivamente il tornaconto) a tali tesi si sottomisero intere generazioni di intellettuali, anche non di osservanza comunista. D’altronde chi si fosse staccato dal coro era messo immediatamente al bando con conseguenze negative per la sua carriera.
In realtà comunismo e fascismo nascono dallo stesso ceppo, il fascismo non fu solo negativo e la Resistenza non fu una resistenza, ma un insieme di guerre civili.
Esamineremo tutte e tre le cose, cominciando appunto dalle radici comuni ai due movimenti politici.
A parte la provenienza politica di Mussolini (che da emigrante in Svizzera … (arrestato nel 1903 come agitatore socialista), torna in Italia e conquista in pochi anni la leadership dell’ala rivoluzionaria del PSI e poi la direzione dell’Avanti, prima di essere espulso dal partito per la sua decisione di appoggiare l’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale), la considerazione che rende affini i due partiti è la concezione che entrambi hanno dello Stato.
Entrambi i partiti, infatti, pongono lo Stato al di sopra dei cittadini e investono lo Stato stesso del compito di formare una nuova società ‘rieducando’ il popolo ai nuovi compiti cui è chiamato.
Il partito comunista punta alla classe operaia, scelta come modello della nuova società, il partito fascista alla media borghesia, individuandola come il motore della nazione.
Le analogie tra i due movimenti sono impressionanti.
Riporto alcune considerazioni, che condivido in tutto per tutto di Sergio Romano:
Entrambi non vogliono semplicemente conquistare voti o simpatie, come è nella natura di qualsiasi partito politico. Vogliono rifare la società, creare l’«uomo nuovo», impartirgli una solida educazione ideologica, inquadrarlo nelle organizzazioni del partito e trasformarlo in cittadino militante, pronto a mobilitarsi ogni qualvolta la casa madre decida di riempire le piazze e mostrare i muscoli della propria forza.
Vi è una evidente affinità tra le oceaniche adunate di piazza Venezia e i giganteschi comizi di piazza San Giovanni. Le parole pronunciate in quelle occasioni erano diverse, ma le liturgie e la regia erano straordinariamente simili: le «cartoline precetto» in un caso, gli autobus predisposti dai sindacati per gli operai delle fabbriche nell’altro.
Entrambi veneravano il loro capo: il ‘Duce’ per i fascisti, il ‘Migliore’ per i comunisti.
Ciascuno di questi due grandi partiti di massa dovette fare i conti con la realtà e venire a patti con le tradizioni e le abitudini della società italiana. Il fascismo conquistò il potere, ma fu costretto a spartirlo con la monarchia e con la Chiesa. Il comunismo conquistò una parte della società civile e delle grandi istituzioni culturali, ma si rese conto che gli italiani sarebbero rimasti, nonostante tutto, cattolici, familisti e profondamente legati ai beni che erano riusciti ad accumulare nel corso della loro esistenza. Questo successo parziale ebbe l’effetto di provocare nei militanti dei due movimenti l’attesa di un evento che avrebbe completato l’opera e soddisfatto pienamente le loro attese.
Nel partito di Mussolini vi fu sino alla fine una componente che non smise mai di attendere la «seconda ondata» della rivoluzione fascista. Nel partito di Togliatti vi furono coloro che auspicavano una nuova Resistenza, più radicale e decisiva di quella che veniva celebrata come pietra di fondazione della Repubblica.
Nella prefazione degli scritti di Eugenio Reale, un comunista che uscì dal partito dopo la rivoluzione ungherese, Antonio Carioti ricorda che i militanti, dopo la repressione sovietica a Budapest, fecero quadrato intorno a Togliatti e scrive: «Condizionati da un antico retaggio storico e dalla recente esperienza del regime fascista, molti italiani preferiscono avere con la politica un rapporto fideistico, chiedono di riconoscersi in un’autorità che offra loro certezze indiscutibili». Ecco perché fascismo e comunismo furono, come osserva ancora Carioti, «partiti chiesa». Si odiarono e si combatterono perché avevano straordinarie somiglianze, operavano su uno stesso terreno e cercavano di conquistare lo stesso popolo.
Questo spiega il travaso massiccio di fascisti nel PCI dopo il 1945.
E il fatto che gli intellettuali del partito comunista avevano quasi tutti iniziato la loro carriera nelle riviste fasciste o conquistato i loro primi allori nei Littoriali organizzati dal regime.
E lascia anche comprendere come fu possibile l’alleanza militare, nella seconda guerra mondiale, tra Hitler e Stalin, Nazismo e Comunismo. 

Fonte: RICORDARE - Articolo Completo QUI !

Fino a quando non capiremo che lo schierarsi tra Comunisti e Fascisti, Colpevolisti e Innocentisti è come (accantonando l'immane tragedia) dividersi tra Roma e Lazio o tra Coppi e Bartali; così facendo tutto continuerà a basarsi sul preconcetto e sul pregiudizio, dimenticando che le persone sciocche sono piene di certezze e le persone intelligenti sono piene di dubbi e che l’unica certezza che può avere l’Uomo è IL DUBBIO ! 

www.studiostampa.com

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