martedì 11 giugno 2013

GIUSTIZIA: Processi sempre più lunghi e, in tempi di crisi, aumentano le cause di lavoro.

Presentato il IV Rapporto PIT Giustizia di Cittadinanzattiva
Otto anni e tre mesi la durata media di un processo penale, il doppio rispetto al 2010 e con punte di oltre 15 anni nel 17% dei casi. Ancora peggio in ambito civile dove, ad esempio, il 20% dei procedimenti si protrae dai 16 ai 20 anni. 
La crisi economica si riflette sulle cause avviate: nel civile si impennano le controversie in ambito lavorativo e previdenziale (dal 13% nel 2010 al 21,5% nel 2011) e quelle relative ai diritti reali (+6,5%). Nel penale, crescono i reati contro il patrimonio (34% rispetto al 19% del 2010).
E’ quanto emerge dal IV Rapporto PIT Giustizia presentato il 23 maggio al Senato della Repubblica da Giustizia per i diritti-Cittadinanzattiva. Il Rapporto nasce da un anno di ascolto dei cittadini che si sono rivolti al servizio di informazione, assistenza ed intervento PIT Giustizia (06.36718484, pit.giustizia@cittadinanzattiva.it
In testa alle segnalazioni dei cittadini le problematiche in ambito civile (con il 72%, nel 2010 erano il 78%), crescono le azioni giudiziarie avviate in ambito penale: si passa dal 16% del 2010 al 24% nel 2011. Ultime quelle che riguardano il settore amministrativo: 4% nel 2011, l’anno precedente erano il 6%.
E in tempi di crisi, non decolla nemmeno la giustizia low cost. Ad esempio, il gratuito patrocinio è accessibile solo al 2% di chi si è rivolto a Cittadinanzattiva (nel 2010 era l’11%), lo stesso Ministero della Giustizia conferma che tra 2008 e 2010 le richieste di accesso sono aumentate (da 113.384 a 115.237) ma le persone ammesse sono leggermente diminuite (da 98.541 a 98.018). La mediazione civile facoltativa è sfruttata solo nel 10% dei casi e quella obbligatoria risulta inefficace nel 65% dei casi, sostanzialmente per la mancata presenza della controparte.
 “La giustizia italiana rischia di restare prigioniera di interessi particolari, mentre i cittadini continuano a pagare lo scotto dell’inefficienza del sistema giudiziario”, afferma Mimma Modica Alberti, coordinatrice nazionale di Giustizia per i diritti-Cittadinanzattiva. “Le storie che i cittadini hanno raccontato al nostro servizio PIT sono accomunate da disorientamento e sconforto. Per questo crediamo che alcune riforme vadano fatte anche per liberare risorse a favore dei cittadini: innanzitutto, la revisione degli uffici giudiziari; la costituzione di apposite sezioni dei tribunali civili che gestiscano l’arretrato, anche richiamando magistrati ed avvocati in pensione; la depenalizzazione di alcuni reati penali che possono essere sanzionati con l’azione amministrativa, ad esempio gli illeciti edilizi di scarsa rilevanza; una azione per dare impulso alla mediazione, informando correttamente i cittadini e sanzionando Asl e strutture ospedaliere che non si presentano al tavolo. Fra le tante problematiche relative ai consulenti tecnici di ufficio (CTU, ad esempio i medici legali nei casi di cause per responsabilità medica, ingegneri o geometri nelle cause di proprietà) sicuramente vi è la necessità di fissare in 60 giorni i tempi massimi per la consegna dell’elaborato che serve al giudice per emettere sentenza ”.
Il Rapporto e le proposte sono disponibili sul sito web http://www.cittadinanzattiva.it/.
Rapporto fra cittadini ed avvocati. I cittadini che ci contattano richiedono per lo più informazioni su perché un processo dura troppo a lungo, su quali possono essere le strade per ottenere un giusto risarcimento per i danni subiti dal ritardo ingiustificato, o per segnalarci problemi con i legali. Su quest’ultimo punto, in particolare ci chiedono info su congruità delle parcelle, stato della pratica, decorrenza termini per denunce e ricorsi. 

www.studiostampa.com

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